Attenzione
E' morto il dottor Aldo Buonomo
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Da sin. Buonomo segnalinee alla stadio di Napoli; con i nipoti Matteo e Niccolò; con la moglie Rossana Sotto, Aldo e Rossana con i figli Ennio e Antonello, i nipoti Matteo, Niccolò, Chiara e Francesca, le nuore Fulvia Codecasa e Carla Pardini Ex direttore delle imposte dirette in città e a Pietrasanta, grande sportivo
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VIAREGGIO. E' morto Aldo Buonomo, classe 1928, dottore in legge, ex direttore delle imposte dirette di Viareggio e Pietrasanta, grande figura di sportivo. Lascia la moglie Rossana, i figli Ennio e Antonello. I funerali si celebrano stamani alle 10,30 alla chiesa di Don Bosco a Marco Polo. di Aronne Angelici Eccolo lì, Aldino, immerso in una sdraio sulla terrazza del bagno Principe di Piemonte. Completo blu, il sorriso sulla bocca e negli occhi. Occhi che trasudano arguzia e intelligenza. Non ha più ai piedi le scarpe, l'Aldo: distrattamente è "affondato" in una piccola vasca di servizio alla piscina. Se la ride, il Dottore; se la ride l'amata Rossana; se la ridono Ennio e Antonello, i figli. Guarda là il nonno, devono aver pensato, ridendo, i nipoti Francesca, Matteo, Niccolò, Chiara. Guarda là l'Aldino, ancora, gli amici dei figli, tanti, dei quali Aldo aveva conquistato cuori e pensieri e che pendevano spesso dalla sua bocca. Un amico più maturo con cui spesso confidarsi e avere qualche buon consiglio. Che festa, per i cinquanta anni di felice, davvero, matrimonio. Tutti intorno ad Aldo e Rossana. Amici e parenti, certo. Ma se la guardiamo con occhio più distaccato c'è un intero quartiere, il Marco Polo, di cui quell'uomo dal fisico minuto ma dalla personalità prorompente è diventato nel tempo una bandiera. Veniva da Nola, Aldo Buonomo. Il padre Ermanno era generale dell'esercito e dal padre Aldo aveva ereditato il senso del dovere e dello Stato e un rigore morale, alto talvolta intransigente, che oggi può apparire - purtroppo - accademico se non di un altro mondo. Brillanti gli studi, la laurea in giurisprudenza, il concorso vinto che nel 1955 lo dirottò dalla Campania alla Toscana, da Nola a Viareggio dove per decenni ha diretto quello che era l'ufficio delle imposte dirette, il Fisco di casa nostra insomma, a Viareggio e anche a Pietrasanta. E qui era il dottor Buonomo, l'uomo che sapeva come pochi districarsi nei meandri delle leggi e leggine, la scuola napoletana del diritto, l'eccellenza pura, dove all'erudizione si accompagna sempre l'arguzia, l'intelligenza, la capacità di analizzare un problema e trovare una soluzione. La norma piegata all'intuizione geniale. Aldo Buonomo questa capacità l'aveva nel sangue e la traduceva in buon senso, mai in arroganza burocratica. E anche per questo si era subito conquistato il rispetto (cosa non facile su questa costa) dei viareggini. Grande senso dell'humor, ironia da vendere, Aldo Buonomo in questa città si è ben presto più che integrato. Eccolo a Marco Polo, insieme ad altri padri, a guardare le partite dei figli allo Stringari, prima che la scuola si mangiasse il terreno da gioco. Una passione quella del calcio che viene da lontano. Sportivo vero l'Aldo, guardate la foto che lo ritrae giovanissimo al Fuorigrotta di Napoli: come guardalinee. Eh sì, poteva uno con la legge nel sangue non fare l'arbitro? Lo ha fatto per anni e anni e il suo nome è bene in vista alla sezione arbitri di Viareggio. Gli dicevi Napoli, e gli brillavano gli occhi. Passione vera, mai tifo: «sbagliano gli attaccanti, sbagliano i portieri, perchè un arbitro non può sbagliare?, diceva serafico. Non si perdeva una partita dei Margheritoni, la squadra Uisp che dai venti anni e passa rappresenta la continuità di quei ragazzi del quartiere che Aldo, nel tempo, aveva visto crescere, metter su famiglia, diventare professionisti, motore dell'economia della città: i Picchiotti, i Fedeli, i Cerri, i Belcore, i Barsanti, i Cupisti, i Rebecchi, i Giannecchini, i Caporizzi, i Donati e via via scorrendo un lungo elenco che è ben più di una formazione. Aldo li ha (ci ha) accompagnato sempre: i figli suoi, Ennio, imprenditore della nautica, Antonello, commercialista, e gli altri figli acquistati e conquistati con il sorriso, con la battuta salace, con quella disponibilità partenopea che lo rendeva irresistibile. Con le sue dritte che, a gentile richiesta, non mancavano mai. Più secondo padre che Dottore. Se ne va un uomo di valore che tanto ha dato, se ne va un pezzo vivente di una città che sentiva, ed era, sua e che ha visto trasformare. La malattia, un cuore ballerino, gli aveva reso difficili gli ultimi anni di vita. Un via vai con l'ospedale. Si gioca la finale del Mondiale, Aldo sta male, ma dice la sua: «Vince la Spagna». Diavolo di un Aldino, alla faccia del polpo Paul.
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