Il Tirreno

Versilia

Pontile: in 15 finiscono a processo

Luca Cinotti
<b>AL CENTRO DELL&#146;INCHIESTA.</b> Il Pontile di Lido di Camaiore
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AL CENTRO DELL’INCHIESTA. Il Pontile di Lido di Camaiore

Giudizio per tutte le accuse, anche quelle che il pm voleva archiviare

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 LUCCA. La sensazione del colpo di scena la dà, più di ogni altra cosa, l'espressione di sconcerto sul volto degli imputati e i gesti di stizza di alcuni di loro. Tutti sono stati rinviati a giudizio per l'affaire-pontile. Anche quelli per il quale il pm aveva chiesto il non luogo a procedere.  Una decisione, quella del Gup Simone Silvestri, che ha sorpreso più d'uno nei corridoi del Galli Tassi. A partire dal segretario generale del comune di Camaiore Giuseppe Testa, accusato di corruzione e falso per il project del Pontile, per il quale il pm aveva chiesto di far cadere l'imputazione (l'unica a suo carico): dopo aver appreso che anche lui sarà chiamato alla sbarra nel processo che inizierà il 13 ottobre davanti al collegio, è comprensibilmente alterato.  Non è da meno Stefano Varia, costruttore fra i più noti in Versilia e presidente dei costruttori edili della Toscana. Insieme ai colleghi Giuseppe Bicicchi e Brunello Pardini, era stato "sollevato" dal pm dall'accusa di tentata truffa e abuso edilizio per i parcheggi in piazza Lemmetti (che sarebbero stati realizzati senza autorizzazione): anche questo capo di imputazione è ritornato di prepotenza nel processo.  Per il resto le decisioni del gup hanno seguito le richieste della Procura, emerse al termine delle indagini che - nel giugno di due anni fa - misero a soqquadro mezza Toscana e fecero finire nel registro degli indagati anche i nomi del sindaco Giampaolo Bertola e dell'ex comandante dei vigili Giovanni Dal Tozzotto: per loro, già da tempo, è arrivata l'archiviazione.  Per il momento è stata accettata la ricostruzione che vede l'ex dirigente ai lavori pubblici, l'empolese Claudio Castellacci, come deus ex machina del meccanismo di corruzione intorno a tre grandi progetti nel camaiorese. Due di questi sono stati effettivamente realizzati (il Pontile e i poli scolastici di Lido e Capezzano), un terzo non è mai partito (l'area ex Benelli).  Secondo la procura Castellacci, con l'"appoggio" dello studio St engineering, ditta intesta al figlio Francesco, avrebbe favorito gli imprenditori "amici" incaricati di realizzare i project: Vaira, Bicicchi e Pardini per il pontile, Varia e il Consorzio Stabile di Milano per l'ex Benelli, l'Unieco di Reggio Emilia per i poli scolastici. Intorno a questo centro ruotano altri personaggi, come gli empolesi Maurizio Mitola e Stefano Marrucci (che ha patteggiato, vedi box). E ruotano - secondo l'accusa - anche le tangenti ricevute da Castellacci nella sua doppia veste di dirigente comunale e consulente "di fatto" dei privati: 200mila euro per il Pontile, altri 100mila per le scuole.  Accettata, dal gup, la ricostruzione della Procura anche per le altre imputazioni "satelliti". Come il filone per gli incarichi affidati a firma di Castellacci. Fra questi quelli per la gestione del verde pubblico (750mila euro dal 2002 al 2008), andati alla ditta dei pistoiesi Riccardo e Mario Chiti. In cambio, questi ultimi avrebbero curato il giardino della villa di Castellacci a Cerreto Guidi. Altri incarichi sarebbero andati all'ingegnere lucchese Livio Radini.  Castellacci è imputato, insieme alla dipendente comunale Barbara Rovai, anche per peculato, in quanto avrebbero usato i telefoni intestati al comune per intrattenere conversazioni private.  All'udienza del 13 ottobre si "scioglierà" anche il nodo del ruolo del comune: da parte offesa - com'è qualificato ora, rappresentato dall'avvocato Ziello - potrebbe decidere di costituirsi parte civile.  

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