Finanza
«Una commissione per l'inceneritore»
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SEQUESTRO. A fianco, il blitz allimpianto Sopra, il torrente Baccatoio La vuole la Regione per capire se l'impianto è ancora adeguato
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PIETRASANTA. «Abbiamo fiducia nella magistratura e nell'esito delle indagini e confidiamo che si faccia al più presto chiarezza sulla vicenda che ha portato di nuovo al sequestro dell'impianto. Condividiamo le preoccupazioni degli enti locali e dei cittadini e per questo propongo alla Provincia di Lucca di istituire e coordinare una commissione tecnica composta dai tecnici delle amministrazioni locali e di Arpat, cui la Regione Toscana si dichiara disponibile fin da ora a partecipare». A tre giorni dal sequestro dell'inceneritore di Falascaia, l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini suggerisce la nomina di un organo tecnico che abbia due compiti. Il primo sarà la ricostruzione e la valutazione complessiva su tutti i fattori di pressione ambientale che insistono sull'area dove sorge l'impianto. Bramerini ricorda, infatti, come a monte dell'inceneritore si trova una vecchia miniera e, sulla stessa area dell'impianto, anche una stazione di trasferimento rifiuti dell'Ersu oltre a una vecchia discarica di cui non si è mai definitivamente certificata la bonifica. La commissione, inoltre, avrà l'incarico di mettere in luce il processo di funzionamento dell'impianto di incenerimento per capire in via definitiva se è idoneo allo scopo per cui è stato costruito. Insomma, se è o no un inceneritore da "rottamare". «L'analisi finale - prosegue l'assessore - dovrebbe indagare qual è l'incidenza di tutti i fattori di pressione ambientale che insistono nella zona visto che il reiterarsi di episodi negativi sull'impianto in questione, nonché i fatti gravi di questi giorni, impongono una verifica a 360 gradi di tutti gli elementi. Dopodiché l'amministrazione provinciale, di concerto con la Regione e gli enti locali, assumerà le decisioni conseguenti». La Bramerini risponde anche al consigliere dell'Udc Giuseppe Del Carlo secondo il quale la Regione non avrebbe fatto fare all'Arpat i controlli periodici all'impianto come annunciato nel 2008. «Sono stati utilizzati 750mila euro - ribatte Bramerini - per controllare i sistemi di monitoraggio in continuo, mentre altri due milioni di euro sono stati destinati a controlli sugli impianti. È stato anche dato mandato all'Agenzia di dotarsi delle strumentazioni più all'avanguardia per implementare e migliorare l'efficienza e la tempestività dell'attività di controllo. In precedenza la giunta regionale aveva definito criteri rigidi, precisi ed articolati indirizzati ai gestori degli impianti di termovalorizzazione e volti a qualificare l'intera gestione del processo industriale. Confermo che Arpat ha sempre controllato l'impianto di Falascaia e la qualità delle acque del torrente Baccatoio. A partire dal 2008 Arpat ha concentrato la propria attenzione sull'impianto e sulla zona limitrofa e nel 2009 ha prodotto indagini formali in cui si evidenziavano superamenti nei sedimenti del corso d'acqua di alcune sostanze inquinanti. Segnalazione da parte dell'Agenzia che ha prodotto una serie di ordinanze ed atti amministrativi, poi assunti dalla Provincia che ha intimato all'azienda di attivarsi per la pulizia del sito e al tempo stesso ha svolto approfondimenti per indagare le cause di tali inquinamenti che sono infine sfociati nel sequestro di questi giorni».
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