Il Tirreno

Versilia

Il nostro spot? La città sporca

Matteo Tuccini
Il nostro spot? La città sporca

Gli operatori turistici: ogni anno è sempre peggio. E i clienti se ne vanno

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 VIAREGGIO. «Se il nostro biglietto da visita è questo, stiamo freschi». Josetta Sananes è francese, ma vive in città dal 1970. E il fatto che si sente viareggina lo si capisce dall'uso del "noi" e non del "voi", quando parla di cose spiacevoli. Come la sporcizia che abbonda in vie e piazze, «un segno di disinteresse verso la bellezza che ci circonda - dice - e che negli anni ho visto peggiorare». Josetta - che gestisce l'agenzia di viaggi Tirrenotour, crocevia per molti turisti stranieri in arrivo in Versilia - lo sa: il volto di una città è la sua pulizia. E Viareggio, in questo senso, è un po' raggrinzita. «Lido è molto più attraente. Anche una località come Marina di Massa lo è: nonostante il confronto sia improponibile, è più curata», si lascia sfuggire Josetta.  Il disagio della signora Sananes è quello di molti altri operatori turistici, che registrano le lamentele dei visitatori italiani e stranieri. Viareggio, d'altra parte, è luogo di contraddizioni: prezzi alti, ma qualità non sempre elevata dei servizi; a mollo nel turismo di massa, ma desiderosa di attirare l'èlite. Difficile, però, che il pattume che emerge fuori dai cestini e dai cassonetti, le cicche gettate per terra, le cacche di cane sui marciapiedi possano fare da strumento di richiamo per gli ospiti. Per non parlare dell'erba alta, altro segnale del degrado. «Quando i visitatori arrivano qui - afferma Alessandro Bonuccelli dell'agenzia Seniorviaggi - le frasi che sento sono preoccupanti. Una per tutte: ogni anno è sempre più sporco».  I luoghi più tartassati. Nel mirino finiscono, com'è ovvio, le zone più frequentate: la Passeggiata, piazza Mazzini, il centro. Ieri, a onore del vero, il lungomare - a parte qualche cartaccia e mozziconi di sigaretta sparsi qua e là - aveva un aspetto presentabile dopo l'ultimo intervento di pulizia. La stessa cosa non si può dire per piazza D'Azeglio, dove l'erba alta ormai è un elemento del paesaggio, arricchito da sacchetti di nylon abbandonati in mezzo al verde; piazza Mazzini, piazza Nieri e Paolini, e il resto del centro città. In queste zone si ha l'impressione che una "lucidata" sia stata data, ma alla maniera della polvere sotto il tappeto.  «Cittadini, siate meno zozzoni». L'aspetto più interessante delle lamentele degli operatori è che i primi a finire sul banco degli imputati sono i viareggini stessi.  «La città è sporca soprattutto per colpa nostra - afferma Giorgio Peruzzi dell'Hotel La Pace - Se non la amiamo noi, è difficile che qualcuno si senta in colpa per le schifezze che abbondano sulle strade. Dispiace, perché basta andare in altre località di villeggiatura per fare dei paragoni imbarazzanti. A Salò, sul lungolago, non c'è un pacchetto di sigaretta in terra. Qui ne siamo sommersi».  Alessandro Bonuccelli della Seniorviaggi cita un esempio personale: «Una volta sono andato in vacanza in una località del Messico - racconta - ho mangiato una caramella e non sapevo dove buttare la confezione: l'asfalto era così lindo, che ho preferito tenermela in tasca e buttarla in albergo. Qua succede l'esatto opposto: la gente vede sporco e sporca a sua volta».  «Mancano le contromisure». Dopo i cittadini, ecco l'appello a Sea e Comune: «Ci dicano - afferma Marco Bandinelli dell'Hotel Astor - perché non si riesce a tenere pulita la città. Vorrei sapere se è solo una mancanza di fondi, o se mancano gli strumenti primari per rimuovere la spazzatura. È chiaro che una persona da sola con una scopetta non può controbattere l'assalto di centinaia di turisti e residenti che producono pattume. E io che abito in centro, e che non trovo cestini per decine di metri, mi domando se davvero si stia facendo tutto per impedire l'aumento del degrado».  

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