La manifestazione
Diossine, sei indagati
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DANNO AMBIENTALE. A sinistra il torrente Baccatoio nel tratto che costeggia limpianto del Pollino A destra i camini dell inceneritore L'accusa: risparmiavano sulla sicurezza
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PIETRASANTA. Lo scarico delle acque reflue industriali dell'inceneritore avveniva «omettendo di eseguire il trattamento di depurazione». Il risultato - è l'accusa della Procura di Lucca - era la «contaminazione da diossina» delle acque del Rio Baccatoio. Sei gli indagati che avrebbero agito «con finalità di trarre un ingiusto vantaggio economico derivato dal risparmio ottenuto eludendo la corretta gestione delle acque reflue aziendali evitandone il trattamento a norma di legge». Le accuse sono pesanti per Thierry Hubert, Francesco Sbrana, Enrico Friz, Stefano Ghetti, Marco Albertosi, Stefano Danieli. Il primo è il presidente del consiglio di amministrazione di Tev, la società che gestisce l'impianto e che è passata nelle mani della multinazionale "Veolia". Il secondo è stato amministratore delegato di Tev, mentre Friz lo è attualmente. Gli altri tre sono il capo dell'impianto dal 2005 al 2008, l'attuale responsabile tecnico, il procuratore speciale di Tev. Quanto avveniva tra inceneritore e Baccatoio, scrive la Procura, «non è un fatto occasionale ed estemporaneo». Si tratta «di situazione che si protrae da tempo e per fronteggiare la quale non risultano adottate adeguate misure». Il decreto di sequestro preventivo spiega nel dettaglio come facevano le acque contaminate di diossina a finire nel Baccatoio. Due vasche, di prima e seconda pioggia, «aventi dimensioni e caratteristiche tecniche inidonee». Così che la vasca di prima pioggia, dove confluiscono «le acque contaminate da sostanze pericolose presenti sul piazzale dell'inceneritore» risulta «di piccole dimensioni e separata dalla vasca di seconda pioggia solo da un divisorio di altezza tale che quando la vasca di prima pioggia è colma riversa il liquido nella vasca delle acque di seconda pioggia». Da dove, «mediante condutture e con relative pompe di sollevamento, il liquido viene poi riversato nel Rio Baccatoio». Ma lo scenario è ancora più forte: «Nel caso di black out o di guasto alle pompe di aspirazione delle vasche di lavaggio fumi, nella vasca di prima pioggia e poi in quella di seconda, confluiscono le acque calde industriali. Che, invece, secondo autorizzazione dovrebbero essere destinate al depuratore aziendale in quanto contaminate». L'evento «avviene ogni volta che per qualche motivo gli operatori Tev decidono di bloccare manualmente le pompe delle acque calde industriali». Ed infine: «Ogni volta che le pompe sono in funzione contemporaneamente a quelle della vasca di prima pioggia, le acque di quest'ultima non vengono recapitate nel depuratore aziendale, ma scaricate nella vasca di seconda- pioggia e da qui nel Baccatoio». ALTRO SERVIZIO a pag.11
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