Il Tirreno

Versilia

Anche Legambiente contro l'asse a sud: un disastro ambientale

<b>IPOTESI A CONFRONTO.</b> Sopra, via Petrarca Pi&ugrave; in alto, via del Balipedio, a sud dello stadio
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IPOTESI A CONFRONTO. Sopra, via Petrarca Più in alto, via del Balipedio, a sud dello stadio

L'associazione si muoverà nelle sedi internazionali «Cambiare i confini del parco è solo dannoso»

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 VIAREGGIO. Continua a deflagrare all'interno delle varie anime della sinistra l'apertura della Regione nei confronti del progetto dell'asse di penetrazione a sud dello stadio, con contemporanea ridefinizione dei confini del parco. L'ultima (in ordine di tempo) voce di dissenso è quella di Legambiente, associazione di un ambientalismo moderato.  Che - sul tema - annuncia di non voler far cadere alcuna possibilità, comprese quelle di un possibile ricorso anche a sedi internazionali pur di evitare quello che viene visto come un lasciapassare al cemento.  «Ci sorprendono profondamente le voci secondo cui la Regione Toscana valuterebbe positivamente l'ipotesi di cambiare i confini del Parco per far passare l'asse di penetrazione a Sud dello Stadio - attacca Legambiente -. Sarebbe un grave arretramento nella politica della Regione Toscana, che, da decenni, ha posizioni di avanguardia in tema di politica dei parchi e di difesa della Rete Europea della biodiversità e che anche la nuova giunta regionale ha di recente ribadito di voler potenziare».  Legambiente non esita a usare parole forti: «L'asse a sud dello stadio costituirebbe un disastro ambientale annunciato, visto che il Comune di Viareggio qualche anno fa, come prevede la legge, aveva commissionato una valutazione dell'impatto ambientale, che avrebbero le varie ipotesi di tracciato finale. E il percorso a Sud dello stadio è risultato quello a maggiore e devastante impatto sull'ambiente, con gravi danni anche alla falda acquifera».  Legambiente non vede «con quale logica si dovrebbero fare le valutazioni di impatto ambientale per poi scegliere la soluzione risultata più dannosa. Non è certo cambiando i confini del Parco che si eliminerebbero gli effetti dannosi sull'ecosistema. Contro tale ipotesi ci muoveremo in tutte le sedi, anche internazionali, tanto più che l'area coinvolta è oggetto di pericolose pressioni urbanistiche ed è stata in anni recenti sottoposta ad una notevole espansione portuale, che già ha reso problematico il rapporto tra infrastrutture, ambiente e turismo, e che richiederebbe semmai, già di per sé, opere di mitigazione, e non certo ulteriori interventi devastanti sul paesaggio e sull'ambiente».

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