Sicurezza
Marmo, 300 euro in busta paga
Simone Tonini
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SOLDI IN BUSTA. Un operaio al lavoro in una azienda del marmo Entro il 10 luglio il "premio di risultato". Ma il settore è in crisi nera
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SERAVEZZA. Duecentovantacinque euro fra pochi giorni, altrettanti in autunno. È la "sorpresa" che si troveranno in busta paga i lavoratori che applicano il contratto di secondo livello "marmo e pietre ornamentali" della provincia di Lucca. Il verbale di verifica per quantificare la cifra, che interessa circa 1.200 lavoratori, è stato firmato giovedì. In totale, compreso l'acconto, il premio di risultato 2009 arriva a 1.211 euro: 100 in men rispetto al 2008, ma 151 in più rispetto al 2007. «In un momento di crisi come questo - commenta Leonardo Quadrelli, segretario Fillea-Cgil - è indubbiamento un buon risultato». Ma ci sono anche delle "zone d'ombra": cala, infatti, il numero delle aziende nel settore del marmo e delle pietre ornamentali, va in picchiata l'occupazione mentre aumenta l'esportazione di marmi non lavorati. Quadrelli si mostra preoccupato per i dati che riguardano la diminuzione del numero di aziende nel periodo 2002-09: -33% nell'industria e nell'artigianato, a cui corrisponde un calo occupazionale rispettivamente del 26 e del 30%. «In sette anni è stata un'emorragia - commenta il sindacalista - e i dati del 2010, dove la crisi per il momento picchia più forte, incrementeranno». In discesa anche i marmi lavorati per tonnellate esportate (-13,76% in provincia di Lucca, -32,79% Massa) mentre l'estrazione ha registrato dati positivi (1,56% per Lucca, 16,62 % Massa) rispetto allo scorso anno. «Il sindacato non ha mai ritenuto giustificabile tenere aperte le cave se il territorio si deve accollare solo costi ambientali e non vantaggi. Proponiamo che nel rinnovo delle concessioni di estrazioni rilasciate dagli enti proposti (comuni in primis), siano inserite clausole come una vera rintracciabilità dei blocchi estratti e l'obbligo di lavorarne in loco una percentuale». Per essere maggiormente competitivi sul mercato, Quadrelli ritiene necessario «un unico e solo marchio di distretto di Carrara che certifichi l'esistenza del prodotto lavorato nel distretto apuoversiliese. Può servire anche a quelle aziende che lavorano blocchi informi, con poco valore aggiunto. Con il marchio unico le imprese possono trovare un aiuto per tornare sul mercato incrementando l'occupazione. Invece una parte importante dei datori di lavoro, alla testa dei quali ci sono quella decina che gestisce il mondo delle cave, vuole prendere una decisione differente: un marchio sul blocco di marmo estratto nel distretto di Lucca e Massa-Carrara. Secondo il sindacato questo è sbagliato».
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