Il Tirreno

Versilia

Clienti alleggeriti dal promotore

Luca Cinotti
<b>INVESTIMENTI A RISCHIO.</b> Un promotore &#147;infedele&#148; radiato dall&#146;albo
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INVESTIMENTI A RISCHIO. Un promotore “infedele” radiato dall’albo

Con firme false e assegni sottratti ha fatto girare centinaia di migliaia di euro

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 VIAREGGIO. Un traffico di firme false, assegni sottratti, girandole di soldi per centinaia di migliaia di euro. Il tutto a danno di ignari risparmiatori che, dal 2001 al 2007 si erano fidati di Enrico Davini, promotore finanziario nato a Castelnuovo Garfagnana ma residente a Viareggio che - pochi giorni fa - la Consob ha deciso di radiare dall'albo.  Il "bubbone" scoppia quando la banca Mediolanum, che aveva dato mandato a Davini, "silura" il promotore. Successivamente, la stessa banca invia alla Consob (la commissione di controllo sulle società e la borsa) le querele che nove clienti avevano sporto nei confronti del funzionario "infedele".  La lista delle irregolarità di Davini è lunga. In molte occasioni ha utilizzato firme false. Come quando ha sottoscritto in maniera apocrifa un mandato per versare 10.500 euro su un fondo di investimento di un ignaro cliente, prelevandolo da un conto di quest'ultimo. Oppure quando ha prelevato, sempre ai danni di questo cliente, controvalore per 13mila euro per reinvestirlo in un altro fondo, più rischioso.  Non basta. Davini si è appropriato di carnet di assegni di una sua cliente, emettendoli con la firma falsificata: in totale 14 titoli, per 54mila euro, che furono incassati su conti correnti di altri clienti di Davini, forse per coprire degli ammanchi.  C'è anche una situazione nella quale, invece, Davini incassò direttamente gli assegni falsificati: a un uomo, in tre anni, vennero sottratti circa 92mila euro.  In più di un'occasione, Davini ha anche inserito come co-sottoscrittori in contratti di investimento persone assolutamente sconosciute all'originario firmatario, che - però - risultavano essere clienti di Davini. Un "giro" che gli permetteva di gonfiare gli investimenti dei clienti, prelevando però i soldi dai fondi di altri clienti.  D'altra parte, quello di falsificare in eccesso i rendiconti dei clienti era prassi, per Davini. E le differenze non erano di poco conto: in un caso il saldo dichiarato era di 300mila euro, quello reale di 45mila. In un altro, il rendiconto fittizio era di 326mila euro, quello vero di 27.500. Tutte operazioni che Mediolanum ha documentato e alle quali Davini non ha opposto alcuna memoria difensiva, arrivando così all'estrema misura della radiazione dall'albo.  

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