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Versilia

Centrale chiuso, il tempo non ferma la protesta della gente

<b>BOCCHE CUCITE.</b> Alcune immagini della protesta di fronte al Centrale
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BOCCHE CUCITE. Alcune immagini della protesta di fronte al Centrale

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 VIAREGGIO. A quanto pare la speculazione edilizia e la logica palazzinara prevarranno sull'amore che noi cittadini proviamo per un posto che ci appartiene». Questo il rammarico che si percepisce nelle parole dei tanti che ieri hanno invaso la via Battisti per l'anniversario della chiusura dello storico cinema Centrale. Il 28 maggio scorso con la proiezione de La Rabbia di Pierpaolo Pasolini la sala cinematografica tanto cara ai cittadini ha calato il sipario. Oggi, come un anno fa, il Comitato Cinema Centrale non si rassegna e continua la sua battaglia per cercare di salvare l'unico cinema d'essai della Versilia.  Manifesti, volantini, mascherine bianche con la bocca cucita - a voler mostrare il silenzio dell'amministrazione e della parrocchia - e un televisore che manda in onda le immagini dei film d'autore che hanno fatto la storia del Pidocchino. «A distanza di un anno - spiega Cristina Boncompagni, membro del Comitato ex ex assessore alla cultura - dobbiamo constatare quello che non è accaduto. La parrocchia di Sant'Andrea aveva detto che il Centrale sarebbe stato riaperto a settembre ma così non è stato. Abbiamo chiesto un confronto per sapere la verità circa le sue sorti ma il nuovo parroco ci ha risposto che aveva bisogno di un anno per riflettere sul da farsi». Tante le richieste a padre Gabbellini e al sindaco: ritirare il progetto di ristrutturazione edilizia, confermare nel regolamento urbanistico il vincolo a spazio solo culturale del Centrale. Per ora tutto tace. La perpetua della parrocchia ha letteralmente sbattuto la porta in faccia alla delegazione del Comitato che voleva lasciare volantini e la lettera al vescovo Castellani. Il sindaco è passato nel pomeriggio in via Battisti prima dell'inizio del sit-in e a fine manifestazione ha parlato per voce dell'assessore alla Cultura Ciro Costagliola. «L'amministrazione comunale - afferma - vuole rimarcare che c'è l'intenzione di mantenere la destinazione culturale per la struttura. La conclusione della faccenda non dipende però da noi».  Nell'attesa Viareggio dopo un anno si ritrova ancora privata di uno dei centri culturali di maggior spicco e allarmata dalle voci di una futura trasformazione dei cinema Eolo e Odeon in esercizi commerciali. «È una assurdità - tuonano dal Comitato - e porterebbe a uno svilimento della città. Non vogliamo né multisala né "cenciami"». Dopo un anno le luci sono ancora spente, pellicole e impianti di proiezione non sono stati più rimessi in funzione, polvere e buio in sala fanno da padrone. Ma di storie come quella del Pidocchino ce ne sono tante in Italia, come testimonia una ragazza di Catania. «Avevamo un teatro d'avanguardia che venne acquistato dalla curia. Adesso è un magazzino di statue vecchie». Non sappiamo quale sarà la fine del Centrale ma la città attende in fermento che scorra la parola fine su questo interminabile film.

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