Il dolore
«Tutti in mare per salvarli»
Donatella Francesconi
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Da sinistra, Cristiano Bambu, rumeno, che ha portato a riva uno dei due uomini e la spiaggia della tragedia Minuti drammatici nel racconto di bagnanti e guardiaspiaggia
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LIDO. Annegati, a cento metri dalla riva, in un pomeriggio di mare strappato ad una primavera di tempo bizzoso e temperature basse. La tragedia si è consumata ieri, tra la spiaggia libera ed il bagno "Paradiso", zona Fossa dell'Abate. «C'è un uomo, in acqua. Sembra morto. Accorrete». Quando la giovane rumena spunta dal mare gridando è un tranquillo pomeriggio di sole tanto atteso. Spiaggia libera di Lido, intorno alle 16, affollata nonostante che dai monti si addensino nuvole nere. Il mare è una tavola. Cristiano Bambu, il padre della giovane, non ci pensa su un attimo di più. Si butta e raggiunge quel corpo che nessuno ha visto andare sotto, a centro metri dalla spiaggia, dove l'ha incrociato il materassino di Cristiano Sorin e della sua ragazza. «Ho afferrato l'uomo e l'ho portato a riva», racconta Bambu che al mare è arrivato da Capannori: «Poi ho dato l'allarme: ce n'è un altro, venite. Presto». Ma la macchina dei soccorsi è già in moto. In acqua ci sono i mezzi degli stabilimenti balneari a ridosso della Fossa dell'Abate. A nuoto o a remi i bagnini raggiungono il corpo. Ci sono Dino Ferrari, di guardia sulla spiaggia libera, e Carlo Alberto Silicani con il collega Daniele Francesconi del "Paradiso", e con loro Luca Petri, del bagno "Abetone", e Davide Ghilarducci del "Cavalluccio". Tutti i patini hanno lasciato la spiaggia. E tutti i guardiaspiaggia sono impegnati. Giovani ma con esperienza sulle spalle. Abbastanza per capire che per quei corpi con la schiuma alla bocca e privi di conoscenza la vita finisce lì, sulla spiaggia della Versilia che prova a sbocciare in una primavera da dimenticare. Una volta toccata terra sono le mani esperte dei soccorritori e dei medici inviati dalla centrale operativa del 118 dell'Asl Versilia a tentare il tutto per tutto. In ospedale i due uomini, età presunta 35-40 anni, arrivano vivi. Ma in codice rosso, la massima emergenza. La speranza che il peggio possa essere evitato dura poco: poco prima delle 17,30 arriva la notizia della loro morte. Intanto, in spiaggia, nessuno cerca i due annegati. E sorge il dubbio che non dalla spiaggia libera o dai bagni vicini siano arrivati. «Il mare è calmo - racconta Silicani - ma nel canale c'è corrente che tira verso Viareggio». Quando il sole non è ancora tramontato, il personale della Capitaneria di porto cui sono state affidate le indagini recupera sulla sabbia un asciugamano, due paia di ciabatte e le chiavi di un'auto. Troppo poco per un'identificazione. E i due cadaveri trascorrono la prima notte da sconosciuti. ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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