Il Tirreno

Versilia

Spiagge alle regioni ma niente aste

Gabriele Dini
Alcuni stabilimenti balneari a Forte dei Marmi Accanto, la sede del ministero dell’Economia a Roma
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Alcuni stabilimenti balneari a Forte dei Marmi Accanto, la sede del ministero dell’Economia a Roma

I balneari: «Pronti alla concorrenza ma ora abbassate i canoni»

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 FORTE. Il thriller senza fine, sul futuro di concessioni e canoni per gli stabilimenti balneari, si arricchisce di nuovi capitoli. Lo spauracchio delle aste per il rinnovo delle concessioni, con la nuova legge sul federalismo e i recenti interventi dell Unione Europea, si fa più concreto. E poi sul tavolo c'è ancora la questione degli aumenti dei canoni.  Così, i balneari continuano a muoversi su più fronti, per cercare di veder tutelati gli stabilimenti e, con essi, gli investimenti fatti. In quest'ottica, va segnato come un punto a favore l'incontro avuto dal presidente nazionale della Fiba-Confesercenti, Vincenzo Lardinelli, con i rappresentanti del ministero dell'Economia, a Roma.  «Per la prima volta - spiega Lardinelli - il Ministero ci ha ricevuto per parlare dei nostri problemi».  Nell'incontro si è parlato soprattutto delle strutture di difficile rimozione già incamerate, come Cristallo e Principe di Piemonte, per le quali i canoni sono già aumentati di percentuali tra il 900 e il 1.500%. Al ministero è stato chiesto di intervenire con una norma transitoria, per avere una forma di pagamento ragionevole. Lardinelli spera che sia la Regione a intervenire.  «In campagna elettorale - afferma il presidente della Fiba - ci è stato promesso un aiuto concreto adesso vedremo cosa accade».  Lardinelli spera che in futuro la Regione voglia abbassare i canoni.  «In questo modo - afferma il rappresentante dei balneari - si potrebbe aiutare chi vuole investire».  Intanto, Lardinelli fa notare che, nonostante i timori, nella legge sul federalismo non è stata inserita alcuna possibilità di lanciare aste sui canoni (cioé affidare le concessioni a chi offre di più).  Il testo della legge sul Federalismo fa intendere che le spiagge potrebbero presto passare dallo Stato alle Regioni «che saranno tenute a favorirne la massima valorizzazione nell'interesse della collettività». Una formula vaga, che aggiunta alle imposizioni dell'Unione Europea sulla libera concorrenza (ribadite in una comunicazione fatta avere al Governo italiano il 5 maggio scorso), crea qualche preoccupazione ai titolari degli stabilimenti che potrebbero trovarsi ad affrontare "aste" per il rinnovo delle concessioni. Con l'incognita di trovarsi di fronte concorrenti in grado di presentare offerte di valorizzazione più appetibili.  «Su questo punto serve cautela - spiega Lardinelli - Siamo pronti ad affrontare eventuali gare pubbliche, visto che l'Ue vuole libera concorrenza. Ma si deve tenere conto dei soldi investiti dagli imprenditori sui propri stabilimenti. Bisogna prevedere eventuali rimborsi».  Lardinelli è fiducioso e non crede a chi paventa il rischio di vedere le spiagge trasformate in villaggi vacanze o altro.  «La valorizzazione delle spiagge prevista dalla legge - spiega - viene già effettuata da anni dai nostri imprenditori. Non credo ci saranno cambiamenti di destinazione d'uso: non si può stravolgere un sistema che funziona e dà lavoro a migliaia di persone».  L'accento sulle capacità di autodifesa della categoria dei balneari viene messo anche dal vice-presidente della Sib-Confcommercio Graziano Giannessi. «Il federalismo darà le spiagge alle autonomie locali - afferma perentoriamente - e noi faremo sentire la nostra voce e la nostra forza economica. Non vogliamo che le spiagge passino a chissà chi, per rispettare norme sulla concorrenza. Noi non vogliamo i supermercati del mare e, come noi, non li vuole nemmeno la gente».

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