Il Tirreno

Versilia

«Agguato, io non ho colpe»

Matteo Tuccini
<b>AGGUATO CON LE SPRANGHE.</b> La volante della polizia al Marconi
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AGGUATO CON LE SPRANGHE. La volante della polizia al Marconi

Il ragazzo: non so perché quei tre ce l'avevano con me

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 VIAREGGIO. Non sa spiegare perché quei tre ce l'avessero con lui. E anche il preside dell'istituto giura che si tratta di un ragazzo a posto. Fatto sta che il 18enne vittima di un agguato al professionale Marconi ha paura. Negli occhi ha ancora quella teppaglia che, armata di spranghe e con caschi in testa, cerca di pestarlo.  Al di là dei danni provocati, ferite piuttosto lievi (lo studente ieri mattina era regolarmente in classe), l'impatto di un simile agguato è stato forte nella testa di genitori, studenti e professori. Tanto che lo stesso dirigente scolastico Vincenzo Colucci, adesso, fa un appello alla Provincia per evitare che si ripetano guai simili. «Avevamo chiesto delle telecamere da piazzare in tutte e due le sedi, ma per quella centrale non sono arrivate». Proprio dove è successo il fattaccio.  Teppaglia. L'agguato è avvenuto mercoledì nell'orario d'uscita dalla scuola. Un gruppetto con spranghe in mano si è presentato davanti alla sede centrale dell'alberghiero in Darsena, e quando ha visto il "bersaglio" - un giovane viareggino 18 anni, iscritto alla quarta classe - ha cominciato a insultarlo e ad andargli incontro minacciosamente. Gli hanno lanciato contro anche un casco da scooter, che ha ferito una bidella. Il ragazzo è riuscito a nascondersi nello sgabuzzino dei collaboratori scolastici. E quando la polizia è stata avvertita, il gruppetto è scappato immediatamente.  Ieri mattina due poliziotti sono andati al Marconi per parlare con la vittima dell'agguato e col preside, il professor Vincenzo Colucci. Il ragazzo ha assicurato di non essere a conoscenza delle motivazioni del gesto. Gli agenti, peraltro, avrebbero già individuato la teppaglia, tutti estranei all'alberghiero. Da chiarire la posizione di un ragazzo presente all'aggressione, e che frequenta l'istituto. C'è da dire, comunque, che data l'entità lieve delle ferite gli agenti procederanno solo in caso di denuncia da parte della famiglia del ragazzo.   «Vorrei delle telecamere». Ancora scosso il dirigente scolastico, il professor Colucci. «Mi metto nei panni della famiglia, e anche del giovane - dice - fosse successo a mio figlio non farei altro che guardarmi intorno. E questo è l'aspetto che mi lascia più sgomento. Io stesso non so darmi spiegazioni, è un bravo giovanotto che non mi ha mai dato problemi».  Il professor Colucci giura che nella sua scuola nessuno si fa prendere la mano dalla paura. Però, come si dice in questi casi, un aiuto in più in termini di sicurezza non sarebbe malvagio.  «Un paio di anni fa - dice - più o meno nel periodo in cui sono arrivato io, alcuni episodi turbolenti mi fecero pensare che sarebbe stato meglio avere un piccolo impianto di videosorveglianza, a tutela degli studenti e delle scuole. Niente di clamoroso: volevamo soltanto garantire un minimo di protezione in più».  Ebbene, le telecamere sono arrivate. «Due mesi fa, ma solo per il collegio Colombo, che è una delle nostre sedi. Nella sede centrale mancano. E purtroppo questo brutto episodio è successo qui».

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