Il Tirreno

Versilia

Mani pubbliche sul San Camillo

<b>TESORO PREZIOSO.</b> Le sale operatorie da poco inaugurate
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TESORO PREZIOSO. Le sale operatorie da poco inaugurate

Verso la costituzione di una Fondazione, ci sarebbe l'ok dei frati

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 FORTE. Il terzo tentativo potrebbe essere quello buono. Dopo anni di peripezie e problemi finanziari, il San Camillo potrebbe passare in mani pubbliche, probabilmente attraverso lo strumento della Fondazione. Una soluzione alla quale, negli ultimi dieci anni, si era già stati vicini un paio di volte (senza mai andare in porto) e che - negli ultimi tempi - sta circolando sempre più insistentemente negli ambienti della sanità versiliese.  Secondo quanto appreso, l'opzione pubblica avrebbe avuto il placet anche dai Frati Camilliani che - attualmente - controllano il 100% della Versilia Righi, la società di gestione. I negoziati dovrebbero avere proprio in questi giorni un momento decisivo in una riunione, a Firenze, con il neoassessore alla sanità della Regione Daniela Scaramuccia.  Un ultimo passaggio prima del "via libera" definitivo, con modalità che ancora non sono chiare. Se è un punto fermo, infatti, che il controllo del San Camillo sarà in mano pubblica (51% delle quote, come base di partenza), è da definire se lo strumento sarà la partecipazione diretta in Versilia Righi oppure la creazione di una Fondazione ad hoc.  L'input predominante sarebbe della Regione, ma una quota dovrebbe essere garantita anche al comune di Forte dei Marmi che, in tal modo, avrà un rappresentante all'interno dell'organo decisionale del nuovo soggetto. All'interno del "pacchetto", inoltre, dovrebbe finire anche la proprietà (sempre al 51%) dell'immobile che ospita la clinica di Vittoria Apuana, ora in mano ai padri Camilliani.  Se questa soluzione andrà in porto, potremmo vedere, dopo quasi tre anni, una stabilizzazione dell'assetto del San Camillo. E - quello che più conta - una stabilizzazione anche dal punto di vista finanziario.  I passaggi avvenuti da fine 2007 ad oggi (a partire dalla partecipazione di finanziarie lussemburghesi nelle quote societarie) hanno avuto come effetto quello di creare un deficit pauroso nelle casse della Versilia Righi. Un problema esploso quando i due soci (Camilliani al 51% e Kinetika al 49%) non sono riusciti a trovare l'accordo sulla ricapitalizzazione e la copertura del buco di bilancio 2008 (perdita di esercizio di 6 milioni e 698mila euro).  Alla fine i soci di Kinetika sono usciti e, per evitare la messa in stato di liquidazione, i camilliani hanno messo a punto un maxiaumento di capitale.  Il sovrapprezzo è stato di 13.651.741 euro, ottenuto attraverso crediti vantati verso Versilia Righi, più un milione e mezzo in assegni firmati dai frati camilliani e - soprattutto - con il conferimento dell'intera quota della Fortis Srl, valutato attraverso una perizia in quasi undici milioni di euro.

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