Lutto
Incidenti fasulli, in 28 a giudizio
◗
Un incidente rilevato dalla polizia Altri 16 hanno patteggiato per la truffa alle assicurazioni
2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Ventotto rinvii a giudizio, sedici patteggiamenti e uno stralcio al tribunale dei minori. È l'esito dell'udienza preliminare del processo per le truffe alle assicurazioni consumate fra Lucca e Livorno, un'indagine che ha portato a contestare ad alcuni indagati anche l'associazione per delinquere. Per gli imputati che hanno scelto di affrontare il giudizio, il processo inizierà il 6 ottobre. Ecco chi sono i viareggini rinviati a giudizio: Mauro Dellachà, 27 anni; Margherita Dellachà, 24 anni; Cristina Remorini, 26 anni; Alessandro Bini, 26 anni; Alessandra Canova, 43 anni; Sonny Agazzi, 37 anni. Comprese fra due e quattro mesi, invece, le pene patteggiate da altri personaggi coinvolti nell'inchiesta. Tra i quali Vincenzo Bruno Bodino, 31 anni di Torre del Lago, Simone Bini, 25 anni di Viareggio. L'indagine, protrattasi per oltre otto mesi e coordinata dal pubblico ministero livornese Massimo Mannucci, ha permesso di scoprire un giro d'affari di centinaia di migliaia di euro. L'organizzazione agiva per lo più lungo la costa, distribuendo, stando a quanto si è appreso, gli incidenti simulati tra la Versilia e Piombino, quasi sempre compiuti con auto prese a noleggio per evitare rincari sulle tariffe delle assicurazioni intestate alle auto private. Quarantadue in tutto le persone denunciate con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alle truffe alle assicurazioni e alle società finanziarie. I falsi incidenti stradali venivano organizzati con la complicità di amici, parenti e conoscenti. Gente spesso senza lavoro che si prestava, a pagamento, a fingersi vittima di colpi di frusta e contusioni. Per riuscire nell'inganno, i truffatori contavano sulla connivenza di due medici che stilavano certificati fasulli senza visitare i pazienti, per gonfiare le spese di risarcimento e truffare le agenzie d'assicurazione di Livorno e Pisa. Quando scattarono le indagini le due "menti" dei raggiri (un livornese ed una cascinese di origini sinti) furono arrestati. A svolgere l'inchiesta è stata la squadra mobile di Lucca che si avvalsa della collaborazione delle questure di Livorno e Pisa. La maxi truffa era stata scoperta attraverso intercettazioni telefoniche. Dalle quali erano emersi particolari interessanti. Come, ad esempio, le telefonate fatte a questura, carabinieri, polstrada e ambulanze per segnalare il luogo esatto dove si era verificato il presunto sinistro creato ad arte. Telefonate contemporanee a quelle fatte ai cellulari degli «attori» degli incidenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
