Sicurezza
Il lavarone minaccia le spiagge
Franco A. Calotti
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DETRITI. Il materiale rimasto sulla spiaggia dopo essere stato portato dal mare I balneari: al largo ce ne sono tonnellate. Buratti: sveltire lo smaltimento
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FORTE. C'è una spada di Damocle che grava sulla prossima stagione estiva: tonnellate di lavarone che stazionano in mare e che prima o poi verranno scaricate sulla riva. Basta questa minaccia a far preoccupare i titolari degli stabilimenti balneari, che praticamente dall'inizio dell'anno si stanno adoperando per rimuovere questi materiali dalla spiaggia, dove sono arrivati a più ondate dopo i nubifragi d'inizio inverno e guardano con preoccupazione al largo. Un problema, quello della rimozione e dello smaltimento del lavarone che ha storicamente risvolti normativi piuttosto controversi, al punto da indurre il sindaco, Umberto Buratti, ad annunciare che si farà presto promotore di una modifica normativa che faciliti lo smaltimento del lavarone stesso. «Siamo di fronte ad una nuova emergenza lavarone: le spiagge di Forte dei Marmi e dei comuni vicini sono state invase da questo materiale e i balneari - spiega Buratti - sono ormai alla disperazione. Anche perché aldilà dei risvolti turistici e dei disagi per chi andrà a frequentare la spiaggia, la rimozione di questi materiali ha costi pesanti per l'intera collettività». Secondo l'interpretazione comune della legge, «il lavarone è classificabile come rifiuto urbano - spiega ancora il sindaco - e come tale, dal momento che viene rimosso, va smaltito in discarica. In questo modo però se ne vanno centinaia di migliaia di euro, per fare quello che i nostri bagnini, un tempo, facevano solo con un po' di sano sudore della fronte: scavavano una fossa, ci buttavano la legna straccata dal mare e i pezzi, piccoli o grossi di materiali naturali che compongono il lavarone e lia bruciavano. Ovviamente i rifiuti veri, dalle lattine alle bottiglie di plastica, che arrivano sulla spiaggia insieme al lavarone devono esserne separati, raccolti e differenziati». Burocrazia e interpretazione legislative manderanno dunque in crisi il turismo o le casse comunali? «Speriamo di no - continua Buratti - ma il legislatore o l'interprete della legge non possono non capire la differenza. In Francia, ad esempio, la poseidonia straccata sulla spiaggia viene già utilizzata per contrastare l'erosione, oppure rimessa al largo per essere dispersa. In altri casi, invece, detriti degradabili ed ecocompatibili come appunto il lavarone, sono utilizzati per il rimpascimento della spiaggia. Questa soluzione - prosegue Buratti - sarebbe utile, economica, immediata ed ecocompatibile anche per noi. Ecco perché ci aspettiamo che qualcuno prenda il coraggio a quattro mani e attesti finalmente, che il lavarone non è un rifiuto da discarica, ma un pezzo di natura da riutilizzare nell'ambiente. «E per questo, - conclude il sindaco - è mia intenzione proporre ai diversi legislatori competenti della materia una modifica normativa che tenga conto delle singole realtà affinché il lavarone sia smaltito gratuitamente, come materiale riciclabile e combustibile».
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