Sicurezza
Evasione fiscale Il giudice assolve Cesare Lazzarini
L.C.
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ASSOLTO. Cesare Lazzarini L'entità della somma non dichiarata dal patron Finedil non ha fatto scattare la soglia di punibilità penale
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VIAREGGIO. Dura solo qualche decina di minuti il processo a Cesare Lazzarini, patron della Finedil, accusato di dichiarazione infedele, cioè di aver evaso parte delle tasse da pagare: dopo l'audizione di un testimone, la requisitoria del pm e l'arringa dell'avvocato Enrico Marzaduri, il giudice monocratico Nidia Genovese pronuncia la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Una decisione arrivata per ragioni squisitamente tecniche, riassunte nella deposizione di una dipendente dell'agenzia delle entrate. La verifica fiscale - anno 2005 - infatti, aveva fatto registrare una contestazione di poco superiore al milione e 300mila euro. Oltre al procedimento tributario, i funzionari dell'agenzia avevano fatto partire la segnalazione alla Procura perché la somma superava le due "soglie" che la legge prevede per far scattare l'azione penale: essere superiore a 103.291 euro in una delle imposte evase e raggiungere il 10% dell'attivo indicato nella dichiarazione. Successivamente, però, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio tributario - ha spiegato la teste - «ha dato ragione in buona parte al contribuente (cioè a Lazzarini, ndr) facendo "cadere" le due soglie imposte dalla normativa». Una constatazione che ha portato all'assoluzione di Lazzarini, dopo che l'avvocato Marzaduri aveva contestato anche l'effettivo raggiungimento della soglia del 10% del totale prevista dalla legge.
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