Il Tirreno

Versilia

La prescrizione dà una mano a Pastechi

<b>ACCUSATO.</b> A destra, un canale del lago Sopra, Athos Pastechi
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ACCUSATO. A destra, un canale del lago Sopra, Athos Pastechi

Cadono due pesanti accuse di corruzione nei confronti dell'assessore

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 LUCCA. Il tempo cancella i dolori e, qualche volta anche i processi. Grazie alla prescrizione sono stati prosciolti da accuse pesanti alcuni dei "big" fra i protagonisti del processo che vede imputati - fra gli altri - l'assessore Athos Pastechi e il sindaco di Camaiore Giampaolo Bertola. Un destino in qualche modo atteso, visto che da alcuni dei fatti sono passati quasi dieci anni. Ma che fa comunque scalpore, visti i personaggi e le accuse.  Prescritti. Su istanza dell'avvocato Ciniglio (che difende la guardia del parco Maurizio Balestri), il collegio presieduto da Valentino Pezzuti ha deciso di "cancellare" tre capi di imputazione. Il primo vedeva imputati per corruzione Athos Pastechi (all'epoca presidente della circoscrizione di Torre del Lago), Balestri e l'imprenditore fucecchiese Guido d'Ulivo. Secondo la procura (e secondo il gup Carlo Annarumma, che decise il rinvio a giudizio), Pastechi e D'Ulivo (proprietario di alcune bilance sul lago) avrebbero versato a Balestri (che si sarebbe dovuto occupare di vigilanza) 3 milioni al mese nel periodo a cavallo fra 2001 e 2002 perché evitasse la constatazione di violazioni edilizie (manufatti trasformati in villette in aree protette), "addolcisse" i controlli e non mettesse i bastoni fra le ruote a chi voleva circolare sul lago con motori a benzina (pratica vietata). Infine, Balestri si doveva occupare anche di appianare qualsiasi problema che potesse presentarsi per la ristrutturazione delle bilance di D'Ulivo.  C'è un'altra accusa di corruzione che è caduta. Anche questa vedeva come imputato centrale l'attuale assessore al decoro urbano e alla polizia municipale. Che - secondo la ricostruzione della Procura di Lucca -, sempre insieme a Guido D'Ulivo, avrebbe fatto qualche regalìa al direttore del Parco di Migliarino, Sergio Paglialunga perché quest'ultimo compisse atti contrari ai propri doveri d'ufficio e, in particolare, rilasciasse autorizzazioni a circolare con motori a scoppio all'interno del lago, favorisse il rilascio a D'Ulivo (che non ne aveva titolo) permessi per la pesca e non denunciasse fatti di corruzione nel quale era incorso la guardia Maurizio Balestri. Nel dettaglio, secondo l'accusa a Paglialunga sarebbero andati una penna e un'agenda per il valore di circa un milione e mezzo di lire.  Ancora in piedi. Il processo - che riprenderà per le accuse rimaste "vive" nell'udienza del prossimo 11 giugno - ha sicuramente perso due dei capi di imputazioni più pesanti, anche e soprattutto dal punto di vista di un amministratore pubblico. Accuse che furono formalizzate nel 2005, dopo mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali e di testimonianze, che portarono alla carcerazione, per un mese, di Balestri e Pastechi.  Restano comunque in piedi altre accuse pesanti. Almeno fino a quando, anche queste, non cadranno nella rete della prescrizione: il termine previsto dalla legge per alcune imputazioni, infatti, si avvicina a gran velocità.  Partiamo dal capitolo della caccia di frodo. Athos Pastechi, infatti, è accusato di essere uno dei corruttori (insieme ad altri rimasti poi ignoti) che promettevano a Balestri somme variabili fra i 100 e i 200 euro perché la guardia facesse accedere alla tenuta (zona preclusa all'attività venatoria) i cacciatori, indicando loro gli orari delle pattuglie ed evitando di effettuare controlli nei confronti dei cacciatori e dello stesso Pastechi (che, inoltre, risulterebbe privo di licenza di porto d'armi).  Sempre Pastechi è accusato di incendio doloso (in concorso con Balestri): nel settembre del 2003 avrebbe infatti appiccato il fuoco a una bilancia sul lago di Massaciuccoli, di proprietà di Aldo Venturi.  Sempre Pastechi è personaggio centrale in altri due capi di imputazione. Il primo riguarda una multa che si sarebbe fatto strappare dal vigile urbano Fulvio Del Pistoia, anche lui a processo.  Il secondo riguarda i trucchi contabili effettuati da due delle attività riconducibili a Pastechi e ai suoi soci: il "Caffè Liberty" (con Edwige Menicagli e Luigi Cosignani) in Passeggiata e il ristorante "Il Caffè del mare" a Torre del Lago (sempre con la Menicagli e con Corrado Graziuso). In questo secondo caso, in particolare, Pastechi e soci avrebbero occultato ripetutamente i proventi dell'azienda, sottraendo contemporaneamente all'autorità giudiziaria e al D'Olivo i reali guadagni del ristorante, le quote del quale erano sottoposte a sequestro preventivo.

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