Il dolore
Floricoltura, lavoratori a rischio
Gabriele Dini
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Una serra per la produzione di fiori Molte aziende messe in ginocchio dal caro-gasolio: paura per l'occupazione
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VIAREGGIO. Chiamata finale per i floricoltori versiliesi. La crisi economica e il prezzo del gasolio rischiano di mettere in ginocchio molte aziende rendendo precaria la situazione di decine di lavoratori. Nell'inverno tra 15 e 20 aziende hanno chiuso o hanno riconvertito la loro produzione al settore orticolo. Altre stanno cercando di diversificare la produzione. Ma la situazione è drammatica anche perché in primavera si decidono già gli ordinativi di stelle di Natale per la grande distribuzione (supermercati e catene commerciali): e trattare senza certezze potrebbe creare problemi in un settore in cui la concorrenza è sfrenata. «Così - afferma Maurizio del Chiaro, responsabile di zona della Coldiretti - si mette in ginocchio un settore simbolo dell'economia versiliese». Per questo per venerdì alla Croce Verde è stato organizzato un incontro - che era già stato previsto per fine aprile e poi rimandato - con tutti i parlamentari versiliesi. Lo scopo è sensibilizzare i rappresentanti politici locali che occupano uno scranno in Parlamento far pressione sul governo perché vengano finalmente realizzate le promesse di rivedere le norme sulle accise del gasolio (il ritorno di questa"tassa" ha portato ad un improvvso aumento del 30% del prezzo di questo combustibile fondamentale per le serre. Non va dimenticato che sui floricoltori pende ancora la spada di Damocle della richiesta degli arretrati sulle accise fino al 2000: una mazzata secondo molti insostenibile su cui è in corso una disputa a colpi di ricorsi tra Bruxelles e Roma. Per capire quanto sia importante la questione del costo del gasolio per l'economia di tutta la Versilia basta snocciolare alcuni dati elaborati da Coldiretti. Fiori e ortaggi in versilia danno lavoro a oltre 6000 addetti solo nella produzione (cioé escludendo l'indotto). Le aziende floricole versiliesi sono circa 350 e lavorano su 245 ettari. La capitale di fioristi e vivaisti è Viareggio con 150 aziende. Molte di queste ditte stanno cercando di adattarsi al nuovo "clima" economico cambiando tipi di produzione. Per questo sta perdendo terreno il vecchio Lilium, mentre salgono le quotazioni del ranuncolo (che ha bisogno di meno calore per crescere). Molti puntano anche su mazzetteria e vasetteria (cioé fiori da mazzo o vaso) che vanno per la maggiore nel periodo primaverile e quindi non hanno bisogno di grossi quantitativi di gasolio. Qualcuno decide invece di gettare la spugna, almeno per il momento, e passare dalla produzione di fiori a quella di ortaggi sperando di diversificare nell'attesa di tempi migliori. «Ma il mercato non perdona - spiega ancora Del Chiaro - e ai produttori servono certezze economiche per investimenti e pianificazioni. Noi finora abbiamo investito sulla qualità ma adesso la concorrenza è durissima. Per questo riponiamo molte speranze nell'incontro di venerdì: speriamo in una grande partecipazione di tutti»
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