Il Tirreno

Versilia

Ecco perché «La Casina» è chiusa e versa in queste condizioni

Maurizio Etna

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 Ho letto con amara sorpresa la vostra pagina del 1 maggio dove un mio "parente" ha tranquillamente addossato a me lo stato in cui attualmente versa l'immobile "La Casina". Visto quanto dichiarato, chiedo il doveroso diritto di replica, anche se a mio vedere, i panni sporchi è bene lavarli in casa.  In primo luogo, è bene precisare che la decisione di chiudere il locale a 6 mesi esatti dalla morte di mio padre, è stata esclusivamente presa dai miei zii, che non accettando noi eredi come soci, ci hanno estromesso dalla società che gestiva l'azienda, per non doverci liquidare il valore commerciale. Hanno pensato bene di chiudere, mettendo la stessa in liquidazione, scelta legalmente lecita. Moralmente lascio a chi legge il giudizio.  Fosse stato per me e le mie sorelle, La Casina non avrebbe mai chiuso, voglio che sia ben chiaro a tutti quelli che mi leggono. Per quanto riguarda la mia presunta immobilità è stata tale, che in Comune ho rotto le scatole a tutti. Negli ultimi giorni validi per presentare un progetto di recupero (ottobre 2008) siamo giunti ad un accordo di transazione, con cui gli zii accettavano di cederci la loro parte dell'immobile, patto per cui hanno anche già percepito un piccolo pagamento. A fronte di questo il geom. Bruno Puccinelli, su mio incarico, ha provveduto a presentare il progetto di recupero, a cui collabora anche mio cugino arch. Federico Grazzini che si sta occupando dello sviluppo degli interni.  Ora perché tutto è sempre fermo e statico? Semplice. I soldi. La banca a cui ci siamo rivolti per l'operazione finanziaria, ha chiesto di sistemare alcune parti burocratiche, a cui l'amministrazione comunale con una grande disponibilità ha acconsentito, quindi la procedura finanziaria è ripartita da qualche tempo e con i nostri continui solleciti dovrebbe essere in dirittura d'arrivo, sperando che chi ha firmato la proposta di vendita sia sempre disposto a vendere. Ultima nota dolente, il locale si trova nello stato in cui tutti lo vedono, perché il possesso, le chiavi, è detenuto, di fatto, dagli zii, quindi non potendo accedere, non ho possibilità di fare alcunché.  Anche perché altrimenti i lavori di preparazione del cantiere sicuramente sarebbero andati avanti, con i pochi mezzi disponibili, ma saremmo in una situazione più presentabile. Se poi gli artefici di tutta la situazione vogliono chiamare in causa il sindaco, mi fanno solo un piacere, visto che è stato una delle persone che fino ad oggi ha sempre risolto con il loro intervento ogni problema amministrativo che ci si è presentato davanti.

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