Il Tirreno

Versilia

L’azienda chiede subito una sentenza. «Dobbiamo difendere i nostri interessi economici»

Cave, stop alla trattativa

Simone Tonini
L’azienda Henraux: rottura sulle trattative per gli usi civici
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L’azienda Henraux: rottura sulle trattative per gli usi civici

Rottura tra Henraux e comitato per gli usi civici della montagna

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 SERAVEZZA. Il 3 giugno prossimo si concluderà la vicenda legata agli usi civici della montagna seravezzina. L'udienza dello scorso 3 maggio si è chiusa con un colpo di scena clamoroso, con cui è stato sovvertito l'iter avviato mesi fa che stava procedendo verso una conciliazione tra le parti.  Henraux, invece, ha chiesto al Commissario di addivenire ad una sentenza con la quale si stabilisca, una volta per tutte, a chi appartengono le cave sulla montagna. Una presa di posizione che non è piaciuta al Comitato per gli usi civici della Montagna, che annuncia battaglia serrata.  «Si è trattato di un' interruzione repentina di una trattativa alla quale Henraux non ha mai creduto - dicono dal Comitato- peraltro avanzata dallo stesso giudice nelle precedenti udienze e improvvisamente lasciata cadere. Perché questa virata? Nel verbale è scritto che «la Henraux sostiene che la attività istruttoria è completamente esaurita e che è necessario giungere ad una decisione, anche perché una società commerciale deve avere riferimenti certi, in ordine alle proprie disponibilità patrimoniali ed economiche di sviluppo. L'amministratore delegato, dr. Paolo Carli, ha chiesto al giudice di emettere quanto prima la sentenza perché, traduciamo, le banche lo premono e l'incertezza sulla proprietà lo castiga». E' stata trovata invece collaborazione con il comune di Seravezza che ha chiesto l'istituzione di un perito nominato dal giudice che possa dirimere la questione.  «A questa richiesta si è associato anche il comitato. Il giudice però si è riservato trenta giorni prima di dare una risposta. Dunque il 3 giugno sapremo di che morte moriremo». Il Comitato, con il coordinatore Pietro Conti, ripercorre le ultime tappe di una vicenda che affonda le sue radici nel XIX secolo. «Le proposte transattive del Comitato e del Comune di Seravezza, avanzate nelle ultime udienze, prevedono che le aree silvo-pastorali tornino alle comunità dei residenti, organizzate in Asbuc, mentre gli agri marmiferi vadano alla Henraux dietro pagamento di un canone annuo da concordare».  L'azienda invece ha scelto un'altra strada, quella della sentenza, evidentemente sicura della sua posizione. «L'amministratore delegato Carli si circonda di avvocati e storici locali, pronti a sostenere con la forza delle argomentazioni la ragione dei potenti e non la potenza della ragione. Alla Henraux massacrano le montagne, senza nemmeno armonizzare i declivi (guardate come stanno diventando dentellate le Cervaiole). Del resto l'ad Carli dice di essere un commerciante e i commerciati puntano alle vendite non certo alla protezione del territorio, non rispettando gli impegni presi: come se tutti non sapessero che la filiera che stanno attuando va dalle cave al porto di Carrara. Dicono di incrementare l'occupazione locale e prendono accordi con maestranze di fuori. Parlano sempre di proprietà e nessuno sa chi sia il vero proprietario della ditta, con chi veramente trattiamo». Ormai è scontro aperto.

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