Il dolore
Salvato bimbo di sei giorni
Chiara Sillicani
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Murzi In alto: il medico mentre opera Operato al cuore da Murzi all'Opa: pochissimi casi al mondo
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FORTE. Sette ore di tensione, di speranza, di timore. E poi il cuoricino che torna a battere nel torace del piccolissimo paziente, di soli sei giorni. Un intervento salvavita rarissimo, che è stato eseguito all'Opa di Massa da Bruno Murzi, cardiochirurgo infantile e assessore comunale a Forte. Un bambino toscano (i medici non svelano ulteriori particolari) che da Firenze arriva sotto le Apuane. Ha scoperto la vita al Meyer, lì i medici, poco dopo la sua nascita, capiscono che qualcosa non funziona. Il suo piccolo cuore è malato, affetto da una trasposizione dei grandi vasi. Termini complessi per dire che la circolazione del sangue era invertita. «La polmonare - spiega il dottor Murzi - nasce dal ventricolo destro e l'aorta dal sinistro, nel piccolo erano invertiti». Il sangue venoso dovrebbe trovare la polmonare per arrivare appunto nei polmoni, ossigenarsi e tornare in circolo; nel piccolo corpicino del bimbo questo non succedeva: il sangue incontrava, invece l'aorta e tornava nel corpo senza essersi "depurato", diciamo così, dall'anidride carbonica. «Senza un intervento nei primi giorni di vita - sottolinea Murzi - la sopravvivenza non sarebbe possibile». Insomma, quel bimbo avrebbe dovuto salutare per sempre la vita poco dopo averla assaporata. A salvarlo e a farlo riabbracciare ai genitori è stato un intervento chirurgico d'avanguardia, eseguito 3 o 4 vote nel mondo su una "creaturina" così piccola. Il bimbo arriva all'ospedale pediatrico dal capoluogo quando ha sei giorni di vita e pesa 3 chilogrammi. Il suo cuore piccolo piccolo è affidato alle mani esperte del dottor Bruno Murzi e del suo aiuto, la dottoressa Anna Maizza. L'operazione dura sette ore e per due ore il cuoricino non batte più: i medici lo fermano e il neonato è tenuto in vita grazie alla circolazione extracorporea. «L'intervento - racconta il medico - consisteva, appunto nel fermare il cuore e trasferire l'aorta sul ventricolo sinistro e la polmonare sul destro». La difficoltà vera è trasferire anche le coronarie: «Misurano soltanto un millimetro, vanno staccate e ricucite nella nuova posizione, qualunque cosa capiti, durante il trasferimento, può causare l'infarto e la morte». Ma durante l'intervento i medici si rendono conto che il trasferimento è impossibile per «motivi anatomici». Non si perdono d'animo, mantengono sangue freddo, forti anche della loro esperienza e praticano un bypass aorta-coronarico. In parole semplici collegano una vena e un'arteria, vasi di pochi millimetri di diametro. Possiamo soltanto immaginare la gioia di Bruno Murzi ed Anna Maizza quando hanno visto quel cuoricino che tornava a battere perfettamente, quel bambino che respirava, quel torace che si gonfiava regolarmente. E quel "cucciolo" d'uomo torna a vivere. Grazie a due medici eccellenti e ad una struttura, l'Opa che si conferma un fiore all'occhiello della costa e della sanità toscana.
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