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Versilia

Pontile di Lido, il Pm chiede 14 rinvii a giudizio

Luca Cinotti
Pontile di Lido, il Pm chiede 14 rinvii a giudizio

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LIDO DI CAMAIORE. La piccola aula tre del tribunale di Lucca fatica a ospitare i partecipanti all'udienza preliminare per l'affaire-pontile: imputati e avvocati si affollano, mentre il pubblico ministero Fabio Origlio snocciola le sue richieste. Delle 17 persone che avevano ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, due accederanno a riti alternativi; per altri 14 (fra i quali imprenditori, professionisti e dipendenti comunali) il pm ha ribadito la richiesta di processo per accuse che vanno dalla corruzione al peculato, al falso.

Esce, dall'inchiesta il segretario comunale di Camaiore Giuseppe Testa, per il quale è stato chiesto il non luogo a procedere. Cade, infine, l'accusa di tentata truffa e abuso edilizio per i parcheggi in piazza Lemmetti, che vedeva accusati gli imprenditori Stefano Varia, Brunello Pardini e Giuseppe Bicicchi.

Le conferme. Gran parte dell'impianto accusatorio è stato ribadito nell'udienza a porte chiuse di ieri, trascorsa senza grossi sussulti a differenza di quella - ben più "agitata" - del maxiprocesso di Pietrasanta. Rimangono, dunque, in piedi i tre filoni principali, relativi ai progetti urbanistici di Lido e Capezzano. Al centro di tutto è confermato il ruolo del dirigente comunale Claudio Castellacci. Che, nel capo riguardante il project per il Pontile e i parcheggi sotterranei, avrebbe preparato tutti gli atti in modo da favorire l'associazione temporanea di impresa fra le aziende di Varia, Bicicchi e Pardini: così l'Ati sarebbe diventata prima promotore, poi realizzatore delle opere. In cambio, tramite un intermediario, Castellacci avrebbe ottenuti 210mila euro sul conto della società empolese St Engineering, intestata al figlio Francesco. Oltre a questi personaggi è stato chiesto il rinvio a giudizio anche per l'ingegnere lucchese Livio Radini, progettista del pontile. Accuse confermate anche per altri due filoni. Il primo, quello per il project dell'area BussolaDomani, vede alla sbarra Castellacci (padre e figlio), il loro collaboratore empolese Maurizio Mitola, Varia, due dirigenti del Consorzio stabile di Milano e il pistoiese Riccardo Chiti, che avrebbe dovuto curare il verde. Secondo l'accusa, Castellacci avrebbe favorito nel project l'azienda milanese, convincendo Varia a rimanere fuori in un primo tempo con la promessa di rientrare successivamente. Anche per la questione dei poli scolastici di Lido e Capezzano i capi di imputazione sono immutati. In questo caso la ditta che vinse l'appalto (la Unieco di Reggio Emilia) avrebbe preso accordi con Castellacci per sottostimare la perizia giurata degli immobili avuti come contropartita per i due plessi. Altre accuse "minori" sono quelle per gli incarichi affidati da Castellacci. Rimangono in piedi, infatti, i casi per gli affidamenti a Radini e ai fratelli Riccardo e Mario Chiti. In quest'ultimo caso la contropartita sarebbe stata la cura del giardino della villa dell'ingegnere a Cerreto Guidi. Infine, Castellacci potrebbe essere rinviato a giudizio anche per peculato insieme alla dipendente comunale Barbara Rovai (segretaria dello stesso Castellacci).

Posizioni alleggerite. Il pm ha deciso di non chiedere il rinvio a giudizio per Varia, Bicicchi e Pardini per i parcheggi di piazza Lemmetti che, in un primo tempo, erano considerati senza autorizzazione. L'accusa era di tentata truffa e abuso edilizio.

Fuori dal processo. Dovrebbe uscire del tutto il segretario comunale Giuseppe Testa, implicato nella vicenda del Pontile. Il pm, infatti, ha spiegato di non aver rinvenuto comportamenti perseguibili in un processo negli atti di Testa. Ora la decisione è al al gup Riti alternativi. Due imputati hanno chiesto di accedere a riti alternativi. Si tratta dell'empolese Stefano Marrucci, collaboratore di Castellacci che ha avanzato richiesta di patteggiare una pena a due anni, e di Luigi Pierotti, dirigente dell'Unieco che - invece - potrebbe accedere al rito abbreviato.

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