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"Italia 150", mostra con polemica
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RESTAURATO. Il palazza Mediceo di Seravezza L'evento al Mediceo. Neri: assurdi gli attacchi al tricolore
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SERAVEZZA. Una mostra con polemica "annessa". Il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia è protagonista anche a Seravezza, con tanto di acque agitate. Oltre un anno fa, infatti, è stata concepita "Italia sia! Fatti di vita e d'arme del Risorgimento italiano", il nuovo progetto culturale che terrà banco per tutta l'estate al Palazzo Mediceo, dal 5 giugno al 26 settembre. Una scelta che ora fa discutere, alla luce delle polemiche di Lega & C che l'amministrazione comunale bolla come «inaudite e sbalorditive». «L'orgoglio di appartenere ad una terra come la Toscana - attacca il sindaco Ettore Neri - che, da sempre, è avanguardia di civiltà e progresso ci porta, di anno in anno, a percorrere quelle strade che hanno solcato, nei secoli, la storia, le popolazioni e la società della nostra splendida Regione. La Toscana partecipò, infatti, da grande protagonista allo svolgimento ed al compimento delle tre grandi "R" del nostro paese: Rinascimento, Risorgimento e Resistenza. «Oggi, a centocinquanta anni di distanza da quello storico voto ed in prossimità del centocinquantenario della nascita dello Stato unitario Italiano (che festeggeremo nel 2011), abbiamo ritenuto doveroso oltre che opportuno celebrare, nelle forme dell'arte, questi fondamentali avvenimenti e, con ciò, rimarcare i valori fondamentali della toscanità e dell'italianità». Rincara la dose Franco Carli, assessore alla cultura: «Di Risorgimento, purtroppo, non si è più parlato per lungo tempo, con il risultato che oggi, paradossalmente, siamo a sperare che le celebrazioni del centocinquantenario siano un'occasione forte per la riscoperta del senso di appartenenza ad una comune identità. Per noi, il necessario punto di partenza non poteva che essere la rettifica di una racconto che predilige descrivere la Toscana, nel corso del Risorgimento nazionale, come una regione nella quale l'ordinamento sociale fondato sulla mezzadria e il paterno governo granducale non avrebbero favorito la formazione di un movimento democratico».
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