Sicurezza
Il caso. Dopo il veliero Perini insabbiato nei giorni scorsi è allarme rosso tra i comandanti
«Mai tante barche incagliate»
Donatella Francesconi
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A destra, il veliero Perini incagliato alluscita del porto; sotto vedura dallalto del canale e del porto stesso La Capitaneria: il canale c'è ma oggi non è quello indicato dal Portolano
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VIAREGGIO. «Mai tante barche incagliate». Fabrizio Ratto Vaquer guida la Capitaneria di porto da quasi due anni. Se gli si chiede come va in vista della stagione nautica alle porte, la risposta è netta: «Va che se anche il canale di entrata e uscita c'è, non è quello previsto dal Portolano». La fotografia fatta dal comandante è quella sotto gli occhi di tutti: un gran lavoro di escavo sulla barra sabbiosa in fase di ultimazione «che - sottolinea Ratto Vaquer - non è né utile né risolutivo». A cominciare dal fatto che «non è identificabile». Cioè non ci sono coordinate precise di ausilio alla navigazione. Particolare non irrilevante visto quanto arduo sia affrontare il porto cittadino anche per chi può fregiarsi del titolo di lupo di mare. Inoltre, la preoccupazione espressa proprio dalla Capitaneria di porto fin dalla progettazione dell'intervento resta tale e quale oggi che l'escavo è realtà: «È stato creato un "buco" dal quale la sabbia potrebbe entrare». E lo sguardo va alle bizzarie del tempo e alle mareggiate conseguenti. Un quadro di preoccupazione al quale si aggiunge un altro elemento: «Ancora non ci sono le carte del risultato del lavoro». Così, l'ultimo incaglio - quello del "Selene", 53 metri uscito dai cantieri "Perini" - è stato registrato proprio sulla barra. Là dove lo sguardo del navigante e gli strumenti segnalano la profondità, ma basta un attimo di distrazione per trovarsi insabbiati. Nel senso di "piantati" sulla barra sabbiosa. Perché dal porto di Viareggio non si esce se non inseguendo la "serpentina" tracciata dal Portolano, la "bibbia" di chi va per mare. «Sarebbe auspicabile - continua il comandante della Capitaneri - rendersi conto che permangono delle criticità». Tali da indurre l'organismo che sopra tutti ha il compito di vigilare sulla sicurezza della navigazione a non ritirare l'ordinanza che viete l'accesso al porto di Viareggio ai mezzi con pescaggio superiore a quanto il fondale consente. Un'ordinanza emessa nel 2007 dall'allora comandante Giovanni Canu che arrivò al punto di minacciare di chiudere il porto sotto Pasqua, viste le proibitive condizioni. «Il problema impellente è l'interno del porto», conferma Ratto Vaquer. Sempre più stretto sia dalla sabbia della spiaggetta abusiva al Triangolino sia da quella sommersa, dal lato opposto. Nel corso dei lavori di escavo - è la mancanza sottolineata dalla Capitaneria - «non c'è stato modo di avere la situazione aggiornata del canale». Nel quale «le profondità sono rilevanti ma il fondale non è uniforme». Una condizione per cui «in entrata vanno seguite alla lettera le indicazioni di Portolano ed in uscita è necessaria la massima attenzione». Al cambio di stagione e dopo tre milioni di lavori (tra escavo ordinario e maxi intervento sulla barra sabbiosa), insomma, i problemi del porto cittadino non sembrano risolti. Resta da chiedersi cosa ne pensi la Regione del neo presidente Enrico Rossi, che del porto di Viareggio è titolare, chiamata a calcolare i nuovi finanziamenti da utilizzare in autunno.
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