Sicurezza
La pena più severa è di otto anni di reclusione
Sei condanne e tre assoluzioni per un maxigiro di cocaina
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VIAREGGIO. Condanne pesanti ma anche alcune assoluzioni: è il bilancio di un importante processo per spaccio di stupefacenti, che si è concluso nei giorni scorsi al tribunale di Viareggio, di fronte al giudice monocratico Nidia Genovese. Le pene più corpose (otto anni di reclusione e 30mila euro di multa) sono state comminate ai fratelli albanesi Dorjan ed Edmond Zefi; per Mario Catelani, invece, la pena stabilita è stata di sette anni di reclusione oltre a 30mila euro di multa; tre anni di reclusione e 10mila euro di multa per Giovaljin Marku; per Simone Bibolotti ed Enrico Badalacchi, infine, la pena comminata è stata di un anno e sei mesi di reclusione e 5mila euro di multa. Per Catelani e i fratelli Zefi è stata inoltre decisa l'interdizione ai pubblici uffici per la durata della pena: stessa decisione per Marku, per la durata di cinque anni. Sono invece usciti con l'assoluzione perché il fatto non sussiste Maria Francesca Cherubini (tutelata dagli avvocati Luciano Rodino e Serena Marchetti) e Pierluigi Fialdini. Assoluzione (per non aver commesso il fatto), infine, per Lido Ulivi. L'inchiesta che ha portato a questa sentenza era nata quasi per caso: per l'esattezza da un interrogatorio che il pubblico ministero Fabio Origlio aveva effettuato in carcere. Sulla base di questo, vennero richieste e autorizzate intercettazioni telefoniche di italiani e albanesi. Alla fine, il panorama che venne fuori fu quello di un'organizzazione che operava su tre livelli. Al più basso c'erano semplici consumatori di droga che, occasionalmente, si davano allo spaccio. Al livello intermedio, invece, si trovavano i loro fornitori. Che avrebbero tenuto i contatti con i fratelli albanesi e il Marku, ritenuti dalla Procura la vera "mente" del traffico: sarebbero stati loro (tutti già conosciuti alla giustizia) a consegnare ai loro "dipendenti" la droga, in particolare cocaina.
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