Gioco
I motivi del primo turno
La serenità ha pagato più delle liti
Fabrizio Brancoli
3 MINUTI DI LETTURA
Era una delle mattine più importanti della loro vita e l'hanno interpretata nelle loro differenze. Domenico Lombardi si è piazzato tra la gente in via di Mezzo, dove il popolo del centrosinistra l'ha sostenuto nella lettura dei primi dati, tra telefonate dalle sezioni, pronostici e calcoli parziali. Daniele Spina è andato a lavorare nel suo ambulatorio, come aveva promesso. Uno impegnato nel dialogo con i compagni di viaggio e di passione, l'altro nel silenzio del lavoro, a tu per tu con l'individuo. Entrambi medici, da oggi dovranno applicare a una città i concetti per loro abituali di analisi, di terapia e di ricetta. Lombardi ha sognato di prima mattina, quando qualche avvisaglia di voto disgiunto incoraggiava le sue speranze di mettere il collo oltre la linea del 50 per cento. C'era poi l'astensionismo, che ormai è diventato un fattore da interpretare con molta cura. Poi Lombardi si è assestato intorno al 46%, i sogni sono terminati ma... la realtà era niente male. Il candidato del centrosinistra ha dominato il primo turno, il suo partito è stato forte e solido, gli alleati si sono rivelati un puntello serio. Ora ci sono quasi 19 punti percentuali rispetto a uno Spina che sconta le divisioni del suo asse, i rovesciamenti di candidature, la campagna elettorale spesa soprattutto tra colleghi di versante. Certo, litigare per mesi non aiuta. A Pietrasanta il centrodestra per somma numerica è ancora impattante ma per conquistare una città occorre il cuore, non la calcolatrice. A differenza di quanto accade altrove, qui le primarie del Pd sembrano non aver prodotto scorie tossiche per l'unità del partito. L'avversario nelle "qualificazioni" di qualche mese fa, Luca Mori, è diventato il leader delle preferenze mantenendo certe promesse di lealtà e di impegno. Quindi, ecco la ricetta: Rc in squadra, il mix tra il veterano e i quasi giovani, il ticket Mori-Forassiepi. E 4 del Pd nei primi 5 per preferenze. La campagna assomiglia al candidato: sottovoce, ma non sommessa. Per la coalizione di Marco Marchi la medaglia di bronzo è pesante e prestigiosa: percentuali alte e la prospettiva di rinverdire i fasti, mai accantonati, di un mito politico della prima repubblica: il cosiddetto ago della bilancia. Un ago che vibra a destra. La partita resta aperta; i numeri raccontano una differenza solo apparente. Però al weekend dell'11 e al 12 aprile manca pochissimo: in mezzo c'è la Pasqua, più il silenzio elettorale della vigilia, insomma, bisognerà correre. Lo scenario dei prossimi giorni è importante per Spina e per il suo "commissario tecnico", Massimo Mallegni. C'è subito un bivio tattico. Per la rimonta dovranno ovviamente puntare sull'elettorato di Marco Marchi: ma 1) cercheranno qualche mossa a sorpresa, 2) imbastiranno complicate diplomazie con i vertici rabbiosi della coalizione terza classificata, oppure 3) salteranno quel passaggio e si rivolgeranno direttamente alla gente del centrodestra? E con quali sollecitazioni?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
