Gioco
LA STRAGE
«Due terzi del treno erano già deragliatiall'entrata in Viareggio»
Donatella Francesconi
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Il pezzo distaccato della sala«Il tecnico che si è occupato della verifica del treno ala partenza non ha rilevato alcun difetto». Il treno è quello carico di Gpl che, poche ore dopo la verifica di cui parla l'amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, è deragliato sui binari a ridosso delle case di via Ponchielli
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VIAREGGIO. «Il tecnico che si è occupato della verifica del treno ala partenza non ha rilevato alcun difetto». Il treno è quello carico di Gpl che, poche ore dopo la verifica di cui parla l'amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, è deragliato sui binari a ridosso delle case di via Ponchielli la notte del 29 giugno. Tre giorni dopo la strage, Moretti parla davanti alla ottava commissione del Senato. E dell'incidente fornisce la versione delle Ferrovie.
Fs ha accertato il lavoro svolto dal tecnico che Moretti definisce «persona esperta e molto qualificata». Dunque, continua il numero uno di Fs, «il treno è arrivato a Viareggio nelle condizioni previste dalla partenza».
Ma a Viareggio qualcosa non è andato come avrebbe dovuto. E Moretti consegna alla commissione il primo rapporto di Fs, fotografie comprese (una in basso a sinistra): «Al momento dell'entrata a Viareggio i due terzi del treno erano già deragliati [...] L'inizio delle svio è avvenuto prima del segnale di partenza sul binario quattro. Il treno ha attraversato il tratto collegato alle pensiline e ai marciapiedi fino alla parte opposta della stazione. Quindi ha attraversato interamente la stazione mentre deragliava. Cinquanta metri prima dei segnali di partenza dei binari si evince il primo solco sulla rotaia, il che fa capire che qualcosa aveva già sormontato le rotaie».
Da quel punto in poi - continua Moretti immagini alla mano - «il binario è stato per così dire arato ed il pietrisco è arrivato fino al marciapiede. Il treno, comunque, è sfilato via senza provocare nessuna particolare rottura dei marciapiedi e dall'area della stazione riservata ai passeggeri, ed è arrivato dall'altra parte oltre il cavalcavia pedonale».
Dove è scoppiato l'inferno. Moretti, a questo punto, mostra le foto della sala montata: «La parte che appare arrugginita e liscia - spiega - si è rotta in un tempo molto lungo, prima dell'incidente. La fessurazione iniziale non si vede ad occhio nudo, ma la torsione conseguente provoca una continua limatura dei cristallini della frattura fragile, fino a quando questi non vengono levigati. Con la progressione di questo fenomeno, la frattura aumenta di dimensione e la levigazione avviene sempre più velocemente.
Questo fenomeno è progredito fino a quando si è visto lo strappo perché era arrivato ad una sezione resistente che non aveva più la possibilità di tenere tutto il sistema di sollecitazione che fino a Viareggio era stato mantenuto. Non sappiamo quanto tempo ci sia voluto per arrivare allo strappo, trattandosi di un fenomeno che non è legato al tempo ma al tipo di sollecitazioni che, se ripetute in maniera continua, potrebbero determinare quella situazione anche nel giro di qualche mese».
Rispondendo ad una domanda del senatore viareggino Massimo Baldini (Pdl), Moretti afferma: «Il problema non si risolve costruendo carri particolari, ma soltanto stabilendo procedure molto rigorose da rispettare perfettamente affinché l'asse non si spacchi prima del previsto. Gli stessi assi forgiati e dati nuovi vanno verificati perché possono esserci bolle di fusione o piccoli difetti che devono essere individuati fin dall'inizio affinché la loro azione non progredisca portando a spaccature».
Fs ha accertato il lavoro svolto dal tecnico che Moretti definisce «persona esperta e molto qualificata». Dunque, continua il numero uno di Fs, «il treno è arrivato a Viareggio nelle condizioni previste dalla partenza».
Ma a Viareggio qualcosa non è andato come avrebbe dovuto. E Moretti consegna alla commissione il primo rapporto di Fs, fotografie comprese (una in basso a sinistra): «Al momento dell'entrata a Viareggio i due terzi del treno erano già deragliati [...] L'inizio delle svio è avvenuto prima del segnale di partenza sul binario quattro. Il treno ha attraversato il tratto collegato alle pensiline e ai marciapiedi fino alla parte opposta della stazione. Quindi ha attraversato interamente la stazione mentre deragliava. Cinquanta metri prima dei segnali di partenza dei binari si evince il primo solco sulla rotaia, il che fa capire che qualcosa aveva già sormontato le rotaie».
Da quel punto in poi - continua Moretti immagini alla mano - «il binario è stato per così dire arato ed il pietrisco è arrivato fino al marciapiede. Il treno, comunque, è sfilato via senza provocare nessuna particolare rottura dei marciapiedi e dall'area della stazione riservata ai passeggeri, ed è arrivato dall'altra parte oltre il cavalcavia pedonale».
Dove è scoppiato l'inferno. Moretti, a questo punto, mostra le foto della sala montata: «La parte che appare arrugginita e liscia - spiega - si è rotta in un tempo molto lungo, prima dell'incidente. La fessurazione iniziale non si vede ad occhio nudo, ma la torsione conseguente provoca una continua limatura dei cristallini della frattura fragile, fino a quando questi non vengono levigati. Con la progressione di questo fenomeno, la frattura aumenta di dimensione e la levigazione avviene sempre più velocemente.
Questo fenomeno è progredito fino a quando si è visto lo strappo perché era arrivato ad una sezione resistente che non aveva più la possibilità di tenere tutto il sistema di sollecitazione che fino a Viareggio era stato mantenuto. Non sappiamo quanto tempo ci sia voluto per arrivare allo strappo, trattandosi di un fenomeno che non è legato al tempo ma al tipo di sollecitazioni che, se ripetute in maniera continua, potrebbero determinare quella situazione anche nel giro di qualche mese».
Rispondendo ad una domanda del senatore viareggino Massimo Baldini (Pdl), Moretti afferma: «Il problema non si risolve costruendo carri particolari, ma soltanto stabilendo procedure molto rigorose da rispettare perfettamente affinché l'asse non si spacchi prima del previsto. Gli stessi assi forgiati e dati nuovi vanno verificati perché possono esserci bolle di fusione o piccoli difetti che devono essere individuati fin dall'inizio affinché la loro azione non progredisca portando a spaccature».
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