Attenzione
LOTTA AL RAGGIRO
Anziani, non aprite quella porta
Matteo Tuccini
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CONSIGLI. Carabinieri (sopra) e vigili urbani (sotto)«Siamo carabinieri, dobbiamo controllare i suoi gioielli. Sa, ci sono dei falsi in circolazione». Le due donne che hanno suonato alla sua porta non sono in divisa, ma l'anziana si fida. Le fa entrare in casa e apre la cassaforte. Le due rovistano dentro, e fingono di riporre i preziosi al loro posto dopo un "controllo". Solo alcune ore dopo che se ne sono andate, l'anziana si accorge che i suoi gioielli, circa 10mila euro di valore, non ci sono più
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VIAREGGIO. «Siamo carabinieri, dobbiamo controllare i suoi gioielli. Sa, ci sono dei falsi in circolazione». Le due donne che hanno suonato alla sua porta non sono in divisa, ma l'anziana si fida. Le fa entrare in casa e apre la cassaforte. Le due rovistano dentro, e fingono di riporre i preziosi al loro posto dopo un "controllo". Solo alcune ore dopo che se ne sono andate, l'anziana si accorge che i suoi gioielli, circa 10mila euro di valore, non ci sono più.
È questo soltanto l'ultimo episodio di una lunga serie di truffe a domicilio agli anziani. In gergo le forze dell'ordine le chiamano "porta a porta", per distinguerle dalle altre. Il fine è sempre lo stesso: gabbare le persone deboli o con minori possibilità di difendersi. A cambiare sono le tecniche, davvero le più disparate.
Il campionario del raggiro. Si va dal finto dipendente dell'Enel o del Comune, che suona il campanello spacciandosi per pubblico ufficiale in giro a far controlli, al fasullo volontario che chiede qualche offerta per la parrocchia o per l'associazione. «Quest'ultimo approccio, uno dei più odiosi, era molto diffuso nei giorni successivi alla strage: si sfruttava l'onda emotiva del disastro», spiega il tenente Fabio Truddaiu, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri.
Quest'ultimo trucco meschino, però, è riemerso prepotentemente negli ultimi giorni. Tanto da costringere don Dante Martinelli, parroco della chiesa della Migliarina, a lanciare un avviso ai fedeli: diffidate delle due ragazze che stanno girando in questi giorni per chiedere soldi a nome delle parrocchie, non esiste alcun incarico del genere.
Altri ancora, come il caso sopracitato, si spacciano per esponenti delle forze dell'ordine. Carabinieri, poliziotti, finanzieri o vigili. «Puntando a intimorire la persone, chiedono di "verificare" banconote o gioielli per capire se siano falsi - dice il vicequestore Leopoldo Laricchia, dirigente del commissariato di polizia - Poi, con un gioco di prestigio, fingono di rimetterli a posto. Oppure, nel caso dei soldi, simulano uno scambio: "Questi sono buoni", dicono. E la vittima del raggiro si ritrova con un pugno di carta straccia».
Qualcuno, addirittura, cerca di muovere a compassione la vittima con sistemi meno sofisticati. «Devo usare la toilette». Poi entra e ruba.
L'identikit. Sono soprattutto donne, ma non solo. Spesso sono in due. Hanno tra i 30 e i 40 anni. E parlano un italiano fluente. «Le persone che hanno una certa età, spesso, diffidano degli stranieri - dice il tenente Truddaiu - a un italiano, che magari veste bene e parla in modo elegante, aprono più volentieri». Se poi è giovane, tanto meglio. «Quando ci domandiamo il perché si cada in tranelli che a noi appaiono evidenti - afferma Laricchia - dobbiamo ricordarci che i truffatori scelgono le loro vittime e ne sfruttano i punti deboli. In prevalenza si tratta di anziani soli, o gente che gradisce un po' di compagnia». La voglia di parlare con qualcuno è più forte della diffidenza. Tanto da far entrare in casa un perfetto estraneo.
I consigli. Mai aprire la porta a sconosciuti, o comunque a persone di cui non si conosce la provenienza. Chiamare 112 o 113 se chi si pone davanti dice di essere un carabiniere o un poliziotto (soprattutto se non è in divisa). Chiedere di ritornare «quando c'è mio figlio», o simili, e di fornire un numero di telefono. Verificare mille volte. Al massimo, passerete per scortesi.
È questo soltanto l'ultimo episodio di una lunga serie di truffe a domicilio agli anziani. In gergo le forze dell'ordine le chiamano "porta a porta", per distinguerle dalle altre. Il fine è sempre lo stesso: gabbare le persone deboli o con minori possibilità di difendersi. A cambiare sono le tecniche, davvero le più disparate.
Il campionario del raggiro. Si va dal finto dipendente dell'Enel o del Comune, che suona il campanello spacciandosi per pubblico ufficiale in giro a far controlli, al fasullo volontario che chiede qualche offerta per la parrocchia o per l'associazione. «Quest'ultimo approccio, uno dei più odiosi, era molto diffuso nei giorni successivi alla strage: si sfruttava l'onda emotiva del disastro», spiega il tenente Fabio Truddaiu, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri.
Quest'ultimo trucco meschino, però, è riemerso prepotentemente negli ultimi giorni. Tanto da costringere don Dante Martinelli, parroco della chiesa della Migliarina, a lanciare un avviso ai fedeli: diffidate delle due ragazze che stanno girando in questi giorni per chiedere soldi a nome delle parrocchie, non esiste alcun incarico del genere.
Altri ancora, come il caso sopracitato, si spacciano per esponenti delle forze dell'ordine. Carabinieri, poliziotti, finanzieri o vigili. «Puntando a intimorire la persone, chiedono di "verificare" banconote o gioielli per capire se siano falsi - dice il vicequestore Leopoldo Laricchia, dirigente del commissariato di polizia - Poi, con un gioco di prestigio, fingono di rimetterli a posto. Oppure, nel caso dei soldi, simulano uno scambio: "Questi sono buoni", dicono. E la vittima del raggiro si ritrova con un pugno di carta straccia».
Qualcuno, addirittura, cerca di muovere a compassione la vittima con sistemi meno sofisticati. «Devo usare la toilette». Poi entra e ruba.
L'identikit. Sono soprattutto donne, ma non solo. Spesso sono in due. Hanno tra i 30 e i 40 anni. E parlano un italiano fluente. «Le persone che hanno una certa età, spesso, diffidano degli stranieri - dice il tenente Truddaiu - a un italiano, che magari veste bene e parla in modo elegante, aprono più volentieri». Se poi è giovane, tanto meglio. «Quando ci domandiamo il perché si cada in tranelli che a noi appaiono evidenti - afferma Laricchia - dobbiamo ricordarci che i truffatori scelgono le loro vittime e ne sfruttano i punti deboli. In prevalenza si tratta di anziani soli, o gente che gradisce un po' di compagnia». La voglia di parlare con qualcuno è più forte della diffidenza. Tanto da far entrare in casa un perfetto estraneo.
I consigli. Mai aprire la porta a sconosciuti, o comunque a persone di cui non si conosce la provenienza. Chiamare 112 o 113 se chi si pone davanti dice di essere un carabiniere o un poliziotto (soprattutto se non è in divisa). Chiedere di ritornare «quando c'è mio figlio», o simili, e di fornire un numero di telefono. Verificare mille volte. Al massimo, passerete per scortesi.
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