Il Tirreno

Versilia

IMPRESA SPORTIVA

La grande lezionedi Mauro Talini

 Marco Pomella
<strong>L’IMPRESA.</strong> Mauro Talini all’arrivo nella Terra del Fuoco in Argentina dopo aver percorso 9286 km in bicicletta
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L’IMPRESA. Mauro Talini all’arrivo nella Terra del Fuoco in Argentina dopo aver percorso 9286 km in bicicletta

Durante il suo viaggio ha incontrato coccodrilli e sciami di enormi zanzare. Ha affrontato salite sotto il sole cocente, a 40 gradi centigradi. E passato notti in stalle, in vecchi garage in compagnia di puzzole e nella piccola canadese, mentre fuori il termometro segnava 4 gradi sotto zero. Eppure, Mauro Talini ce l'ha fatta. Nonostante questa volta l'impresa sembrasse davvero ardua (9.286 chilometri in condizioni estreme)

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MASSAROSA. Durante il suo viaggio ha incontrato coccodrilli e sciami di enormi zanzare. Ha affrontato salite sotto il sole cocente, a 40 gradi centigradi. E passato notti in stalle, in vecchi garage in compagnia di puzzole e nella piccola canadese, mentre fuori il termometro segnava 4 gradi sotto zero.
Eppure, Mauro Talini ce l'ha fatta. Nonostante questa volta l'impresa sembrasse davvero ardua (9.286 chilometri in condizioni estreme). Nonostante il diabete e l'insulina da iniettarsi cinque volte al giorno.

«La volontà, la fede e la costanza riescono a farti fare cose - dice - che credevi impossibili».
Ieri, al teatro Manzoni di Massarosa, è stata la giornata di Mauro.
Un'intera mattinata dedicata a lui, alla sua malattia, alla sua "avventura". E all'associazione che ha contribuito ad aiutare, la Padre Kolbè onlus, di Sasso Marconi.
L'obiettivo di Mauro Talini, trentaseienne di Quiesa, ciclista per passione, affetto da diabete ed insulinodipendente, era duplice. Dimostrare, col suo viaggio in bicicletta attraverso la Bolivia, il Brasile, l'Argentina e il Cile, che il diabete non è un limite. E che anzi lo sport può aiutare.
Ma anche raccogliere fondi per la "Città della Speranza", il centro sociale, che l'associazione Kolbè ha realizzato in America Latina, con il fine di aiutare la popolazione locale ed inserirla nel mondo lavorativo.

«Sono orgoglioso di essere il tuo sindaco - ha detto nel suo intervento il primo cittadino Franco Mungai - Sei un esempio di coerenza e forza morale».
La platea, del resto, si è alzata tutta in piedi al momento dell'ingresso sul palco di Mauro.
Ad omaggiare questo piccolo grande eroe che, tutti gli anni, affronta sempre nuove sfide in bicicletta. Con obiettivi sempre più nobili.

Lui è parso quasi a disagio col microfono in mano.
«Non si rende ancora conto dell'impresa che ha fatto», ha commentato Luca Rossi, vicepresidente dell'associazione.

Mentre scorrevano le foto del suo viaggio, ha raccontato la sua esperienza.
«E' stato un viaggio magnifico. Difficile, molto difficile. Ma ricco di soddisfazioni. In Sudamerica - ha affermato Mauro Talini - ho riscoperto il significato della parola "accoglienza"».
Di disavventure ne ha passate diverse. Ha attraversato piantagioni di coca. E' passato a pochi centimetri da paludi infestate dai coccodrilli.

Ma ha incontrato anche pinguini e lama, puzzole e cavalli selvatici.
«Con gli struzzi - racconta sorridendo Mauro Talini - facevo le gare; loro vanno a 30-32 chilometri l'ora. Del resto, facevo tratti di centinaia di chilometri senza incontrare anima viva, a parte gli animali».

Ma non è stata la fauna il pericolo maggiore. Ma il clima.
«Pedalare sotto il sole a 40 gradi non lo auguro a nessuno. Nei giorni in Bolivia sono dimagrito decine di chili. Ma è stato duro anche affrontare le strade sterrate e deserte dell'Argentina. E le tempeste, di pioggia e di sabbia. Una volta - aggiunge ancora Mauro Talini - sono rimasto impantanato nel fango e mi ha tirato fuori e portato in paese un veterinario che passava in furgone».

Ha dormito ovunque.
Nelle migliori occasioni in letti o materassini di fortuna. Ma anche in stalle, tra maiali e mucche, e in garage aperti.
Anche in tenda, quando fuori si registravano quattro gradi sotto lo zero.

Durante il suo viaggio (che in alcune occasioni ha affrontato con un bagaglio pesante quasi 40 chili) ha avuto anche diversi problemi tecnici. In 82 giorni ha bucato 17 volte, rotto sette razzi e quattro copertoni.
«Credo di aver stabilito il record per il pit stop, quando ho forato su una strada di Pantanao invasa dalle zanzare giganti. In meno di 5 minuti, correndo da una parte all'altra per non farmi pungere - ha raccontato Mauro Talini - ho riparato la ruota e sono ripartito». Fino ad arrivare a Ushuaia, nell'estremo sud dell'Argentina, la "fin del mundo".

Come è riuscito ad andare avanti? Con la consapevolezza dell'importanza della sua impresa.
«Ma anche grazie al calore della gente che, ovunque, mi ha riservato un'accoglienza unica. E soprattutto, con la preghiera. Quando sei da solo impari a sentir parlare il silenzio». Superando anche i problemi linguistici. «Non so, né spagnolo, né portoghese. Ma quando incontri gente che ha interesse per quello che stai facendo, riesci a farti capire in qualsiasi lingua».

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