Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
29 giugno

Strage, il Comune non gestisca i soldi

Donatella Francesconi
Strage, il Comune non gestisca i soldi

Divisi, ma uniti su un unico punto: far sì che non sia il Comune a gestire i soldi che potrebbero arrivare dal Governo «in favore dei familiari delle vittime e di coloro che hanno subito lesioni» inseguito al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Così come si legge nella proposta di legge presentata da Deborah Bergamini, parlamentare del Pdl

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VIAREGGIO. Divisi, ma uniti su un unico punto: far sì che non sia il Comune a gestire i soldi che potrebbero arrivare dal Governo «in favore dei familiari delle vittime e di coloro che hanno subito lesioni» inseguito al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Così come si legge nella proposta di legge presentata da Deborah Bergamini, parlamentare del Pdl.

Clima tesissimo nella sala della circoscrizione di Torre del Lago, dove i parlamentari del Partito
democratico Silvia Velo, Raffaella Mariani, Andrea Marcucci e Manuela Granaiola, insieme al collega dell'Udc Nedo Poli, hanno incontrato familiari delle vittime e chi in quella maledetta notte ha perso casa e lavoro. Per chiedere loro cosa fare, nella commissione trasporti che si riunisce domani, proprio sulla proposta dell'onorevole Bergamini, in fuga solitaria davanti a tutti come è stato sottolineato dai colleghi che hanno preso la parola anche a nome di Massimo Baldini, senatore del Pdl. I cinque milioni potrebbero diventare dieci - ha spiegato Silvia Velo, parlamentare toscana e vice presidente della commissione trasporti della Camera - grazie al fatto che l'escamotage tecnico per accelerare l'iter della proposta di legge prevede l'accordo indispensabile di maggioranza e opposizione.

In realtà - è stato ricordato - il Partito democratico di milioni ne ha chiesti trenta: 20 da destinare alle vittime e chi ha subito lesioni, 10 per la ricostruzione. In mezzo tra 5 e 30 c'è la trattativa che i parlamentari riuniti ieri a Viareggio si sono impegnati a portare avanti, previo mandato diretto degli interessati. Una trattativa - non va dimenticato - che nasce dall'esigenza forte per chi piangerà per sempre i propri cari di vedersi riconosciuta una somma per andare avanti senza essere costretti ad accettare senza via d'uscita il denaro offerto dalle Ferrovie, tramite assicurazione, perdendo il diritto al ruolo di parte civile nel processo. Un riconoscimento, insomma, da parte del Governo, del danno incalcolabile subito da chi si è visto strappare gli affetti o porta e porterà i segni del fuoco sulla pelle. Un passo dovuto, così come dovuti sono stati i fondi della ricostruzione che attende ulteriori finanziamenti.

Ma il clima dell'assemblea, ieri non era questo. E le parole usate, vivi contro morti, danno il senso di cosa sia stata la strage di via Ponchielli. Da una parte chi è scampato: otto mesi fuori casa, la ricostruzione e le sue incognite, gli incubi nella notte, nel cuore il ricordo dell'orrore ma nelle gambe la vita che continua. Dall'altra chi ha perso figli, mariti, moglie, parenti, pezzi di vita e non avrà mai pace. «Siamo morti vivi», dicono i primi con la voce rotta dalla rabbia. «Vorremmo aver perso tre case rispondono gli altri ma poter ricominciare insieme a chi non tornerà più». I toni sono aspri, la "pietas" dovuta di fronte ai sepolcri stenta a prevalere. Via Ponchielli, il suo disastro, i suoi morti, i suoi vivi sembrano sempre più soli.

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