Il Tirreno

Versilia

Contro la crisi

Il bazar dei passeggini usati

Matteo Tuccini
<strong>PUNTO VENDITA.</strong> L’ingresso del bazar di usato per bambini
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PUNTO VENDITA. L’ingresso del bazar di usato per bambini

Figlio mio, ma quanto mi costi. Maglioncini, pigiamini, passeggini e lettini. Tutta roba che, nel giro di pochi mesi, rischia di non servire più. E allora a qualcuno è venuto in mente di prendere gli oggetti usati ormai inutili e rivenderli. Il prezzo viene concordato con chi porta l'oggetto: quando questo viene comprato, negozio e famiglia si dividono l'incasso a metà

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VIAREGGIO. Figlio mio, ma quanto mi costi. Maglioncini, pigiamini, passeggini e lettini. Tutta roba che, nel giro di pochi mesi, rischia di non servire più. E allora a qualcuno è venuto in mente di prendere gli oggetti usati ormai inutili e rivenderli. Il prezzo viene concordato con chi porta l'oggetto: quando questo viene comprato, negozio e famiglia si dividono l'incasso a metà.

In poche parole, si cerca di far risparmiare chi acquista (i prezzi, ovviamente, sono inferiori a quelli di mercato), e di dare la possibilità di recuperare un po' di quattrini a chi ne ha spesi tanti per vestire il bimbo o arredare la cameretta.
È chiaro che nel business il negozio ha il suo interesse, ma il principio è esattamente l'opposto del consumismo: stimolare il recupero e favorire il risparmio.

Nuove tendenze.
L'idea è nata al nord, e ora è arrivata anche a Viareggio.
La prima catena a piantare qui le radici si chiama Baby bazar: è uno dei numerosi marchi in franchising che hanno deciso di rispondere alla crisi economica in maniera innovativa. Rivolgendosi a una clientela, le famiglie con bambini, che si sta sempre più impoverendo. E che fa fatica a reggere la montagna di spese che la nascita di un figlio comporta.
Il punto vendita in città si trova in via Aurelia nord. E la storia stessa della persona che l'ha aperto sembra presa apposta dal libro di Mario Calabresi, "La fortuna non esiste". Per la serie: se sei in difficoltà, ingegnati. «Ero disoccupata, e non sapevo che pesci prendere - racconta Veronica Benassi, 36 anni, mamma di un bambino di 3 - quando ho saputo di questa opportunità, ho deciso di buttarmi. Non è stato facile, ma per ora mi sta andando bene».
«All'inizio - continua Veronica - sono stata letteralmente invasa dalla roba, ormai inutilizzata, che le persone mi portavano ogni giorno. Tutto materiale in buono stato: alcuni pezzi, addirittura, avevano ancora il cartellino del prezzo originale. Nel giro di poco tempo ho svuotato il magazzino e l'ho di nuovo riempito almeno 3 volte».

Il sistema.
Il metodo è abbastanza semplice, anche se viene sempre spiegato con chiarezza per evitare incomprensioni. Si fa una scelta a casa di ciò che non serve più, si prende un appuntamento col titolare del negozio e si discute del prezzo da applicare su ogni oggetto. In genere si parla di abbigliamento o arredi per piccoli fino a 10 anni. Il ricavato della vendita verrà diviso al 50% tra l'ex proprietario e la boutique. Naturalmente non si può mettere in vetrina giocattoli rotti o maglioncini strappati: tutto deve essere in buono stato. Anche perché la qualità della merce influisce sulla credibilità del venditore.
Se l'oggetto non trova un acquirente entro 60 giorni, si procede applicando uno sconto dal 10 al 25% per un altro mese. Al termine di questi 90 giorni, se la merce è ancora sugli scaffali, si ha due possibilità: riprendersela o darla in beneficenza.

Lettini a ruba.
Maglie, maglioncini, pantaloni. Ma anche armadietti e giocattoli. E soprattutto passeggini e lettini. Questi ultimi, infatti, sono l'articolo più venduto. «Ogni genitore - dice Veronica - sa che è costretto a spendere diverse centinaia di euro per un passeggino o un lettino nuovo. D'altra parte non può farne a meno. Grazie a questo sistema, tuttavia, è possibile risparmiare molti soldi. O, al limite, recuperarne una parte».

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