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PIETRASANTA

Guardatemi con le manetteLa provocazione di Mallegni

Luca Basile
Guardatemi con le manetteLa provocazione di Mallegni

Un enorme manifesto: sei metri per tre con il sindaco uscente di Pietrasanta, in una istantanea di 4 anni fa. È il momento in cui lui, Mallegni, viene condotto in carcere sotto il peso di accuse come corruzione e associazione a delinquere, con il processo in pieno corso in questi mesi.

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PIETRASANTA. «Se non ci avessi pensato io, questa foto l’avrebbero tirata fuori “i compagni” in campagna elettorale. Meglio fare così».
La foto, in realtà, è un enorme manifesto: sei metri per tre. Massimo Mallegni, sindaco uscente di Pietrasanta, fissa il cartellone. Sullo sfondo blu cielo che fa tanto Berlusconi e Pdl, c'è un’istantanea di 4 anni fa. È il momento in cui lui, Mallegni, viene condotto in carcere sotto il peso di accuse come corruzione e associazione a delinquere, con il processo in pieno corso in questi mesi. Il manifesto elettorale di Massimo Mallegni: il sindaco uscente è ritratto nel giorno del suo arresto con le manette nascoste sotto il cappotto.

Era il 31 gennaio del 2006: “la data del mio arresto”, si legge a grandi caratteri. Lui con sguardo smarrito, o forse solo indifferente, puntato verso l’obiettivo del fotografo. Due funzionari della giustizia, con volti oscurati, che lo accompagnano. E un soprabito appoggiato sulle braccia, a celare le manette. L’arresto di quattro anni fa, con le manette nascoste, oggi viene esibito. Diventa uno spot, un messaggio; e ne seguiranno altri, settimana dopo settimana. Scatti che raccontano un’inchiesta che ha sconvolto Pietrasanta e la Versilia; un processo in corso, con Mallegni imputato eccellente. “Votate Massimo Mallegni”, è scritto sul poster. A Pietrasanta, il 28 e 29 marzo, si sceglie il nuovo sindaco, quello che prenderà il suo posto visto che dopo due mandati dovrà cedere il passo. Consigliere comunale, perché no; sicuramente capolista alla caccia di preferenze. Farsi da parte? Non esiste. La foto del suo arresto rimbalza di sguardo in sguardo il giorno della fiera di paese. «È forse impazzito?», si chiede qualcuno. I poster spuntano a Pietrasanta nella stessa ora in cui si presenta il candidato a sindaco del Pdl, Paola Brizzolari.

Al suo fianco, Mallegni. Abuso d’ufficio, tentata concussione, falso in atto pubblico, truffa aggravata, corruzione, mobbing, voto di scambio, associazione a delinquere: accuse ancora in piedi, anche se per alcuni capi di imputazione c’è stato il proscioglimento. Nel frattempo, prima e dopo il caso giudiziario, Massimo Mallegni sembra trarre costantemente forza dallo strumento della provocazione politica e mediatica. All’indomani della nomina a sindaco, fece capolino in piazza Duomo, con un piccone in mano per sondarne il sottosuolo. “La ripavimenteremo, questa piazza”. Poi l’ha ha fatto e il risultato ha diviso la città. Una costante, crescente e talvolta surreale voglia di visibilità.

Re Magio o “befano” che cala dal cielo, con il paracadute. La minaccia di adire a vie legali contro giornali e tv che collocavano il Twiga di Briatore a Forte dei Marmi e non a Marina di Pietrasanta. La notte dorata dell’autista del Comune in trasferta con il sindaco a Cortina, hotel Cristallo, costò 1600 euro alle casse dell’ente («Non c’era posto, lo facevo stare al freddo? E poi a me piace il bello»). Mallegni è il primo, con pulmino di fedelissimi, a correre dal premier Silvio, a Milano, per rendergli visita all’indomani dell’aggressione. «Guarda, c’è Mallegni in televisione, con il gonfalone della città».

E pochi giorni fa, in una giornata dedicata a Craxi - a cui intende intitolare una strada - davanti ai contestatori che omaggiavano tutti con delle banane, senza scomporsi ne prende una e, davanti alle telecamere, si mette a m angiarla. «Grazie, ero a stomaco vuoto». Perché in fondo, parafrasando Oscar Wilde, per Massimo Mallegni da Pietrasanta l’unico modo per liberarsi da una provocazione, è cedere ad essa.
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di Redazione web