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GIORNI DRAMMATICI
E ora difendiamoci
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Trincee di sacchi per resistere alla temuta nuova ondataSono le 15,30 quando il lago esce dai suoi confini, in località Piaggetta. È proprio un'uscita, a impatto progressivo, non una "rottura" come quando viene abbattuto un argine. Ma accade. Lo verifichiamo un'ora dopo con i nostri occhi . La notizia, in un attimo si diffonde. I militari della Folgore sono al lavoro da due giorni
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Sono le 15,30 quando il lago esce dai suoi confini, in località Piaggetta. È proprio un'uscita, a impatto progressivo, non una "rottura" come quando viene abbattuto un argine. Ma accade. Lo verifichiamo un'ora dopo con i nostri occhi e con l'obiettivo del fotografo del Tirreno.
La notizia, in un attimo si diffonde. I militari della Folgore (ne arriveranno altri cinquanta, oggi) sono al lavoro da due giorni, mentre dal mattino ha ripreso a piovere e il tempo non sembra intenzionato a dare tregua. I sacchetti già posizionati, per rialzare gli argini del Massaciuccoli, sono 27mila. Se ne aggiungeranno altri 100mila.
È un corpo a corpo, una battaglia di posizione: centimetro contro centimetro, goccia contro goccia. Nei punti dove le arginature sono più basse si provvede a rafforzare le barriere. Alle 17,30 il lago è ancora a più 39 sul livello del mare. Al confine tra Massaciuccoli e Vecchiano gli operai del Consorzio di bonifica scrutano i due laghi, quello naturale e quello che si è formato in seguito alla rottura dell'argine del Serchio a Nodica. L'acqua corre veloce, troppo, dall'area allagata al lago.
Alle 17,30 il Consorzio di Bonifica fissa una conferenza stampa. L'atmosfera è quella di un quartier generale in guerra. Vanno rimossi, pompandoli, 26 milioni di metri cubi acqua. L'idrovora della Bufalina lavora da giorni, e meno male che c'è. Il mare, che resta alto, impedisce che l'acqua defluisca naturalmente attraverso il Burlamacca. «L'altezza è 50 centimetri sopra il livello - spiegano al Consorzio di bonifica - e sta salendo. Dunque non riceverà naturalmente per chissà quanti giorni». Nel frattempo il Massaciuccoli tocca il livello più alto da Natale: più 43 centimetri sul livello del mare. «A più 40 siamo in vicinanza della sommità arginale e dobbiamo presidiare gli argini», continuano a spiegare al Consorzio. Se gli argini rompessero a Pioppogatto «va sott'acqua la zona industriale, l'impianto Tev, le case».
I nuovi sacchetti pieni di sabbia saranno collocato a Pioppogatto davanti a impianto Tev, nella zona di Portovecchio, lungo l'argine della cava e del Fugatore di Quiesa. Ma la vera preoccupazione è quella di eventuali piene del Serchio. Che finirebbero per far tracimare il lago, senza possibilità di arginare la nuova acqua.
Ieri mattina ha ripreso a pompare l'idrovora di Vecchiano: 2500 litri al secondo. Una funziona da ieri mattina, spiegano al Consorzio, per l'altra bisogna attendere che cali un po' l'acqua per riaccenderla. Un'ora dopo, però, tutte le pompe vengono spente: il lago è tropo alto e non può ricevere altra acqua.
Se ne riparla oggi, quando entreranno in funzione anche le idrovore arrivate dal Veneto: «Se tutte e quattro le pompe funzionano - spiegano gli ingegneri del Consorzio - leviamo da domani 3700 litri al secondo in tutto. Più i 10mila litri che portiamo via dalla Bufalina con le tre pompe dell'impianto. Così da far finire in mare 13700 litri al secondo. A fronte dei 15mila che attualmente finiscono nel lago dalla zona allagata di Vecchiano». L'operazione in corso è una compensazione: «Tanto buttiamo nel lago e tanto buttiamo fuori, E' una questione di equilibrio dell'acqua».
La preoccupazione, nella serata, si fa altissima. Fino a giovedì la pioggia non darà tregua e si teme un'eventuale nuova piena Serchio. «Lo sbrano dell'argine del Serchio a Nodica - raccontano a Consorzio - è una cosa spaventosa, e non se ne conosce la profondità. È una cosa colossale da rimediare».
Il consiglio alle aziende della piana è uno solo: rialzare la merce nei capannoni.
D.F.
La notizia, in un attimo si diffonde. I militari della Folgore (ne arriveranno altri cinquanta, oggi) sono al lavoro da due giorni, mentre dal mattino ha ripreso a piovere e il tempo non sembra intenzionato a dare tregua. I sacchetti già posizionati, per rialzare gli argini del Massaciuccoli, sono 27mila. Se ne aggiungeranno altri 100mila.
È un corpo a corpo, una battaglia di posizione: centimetro contro centimetro, goccia contro goccia. Nei punti dove le arginature sono più basse si provvede a rafforzare le barriere. Alle 17,30 il lago è ancora a più 39 sul livello del mare. Al confine tra Massaciuccoli e Vecchiano gli operai del Consorzio di bonifica scrutano i due laghi, quello naturale e quello che si è formato in seguito alla rottura dell'argine del Serchio a Nodica. L'acqua corre veloce, troppo, dall'area allagata al lago.
Alle 17,30 il Consorzio di Bonifica fissa una conferenza stampa. L'atmosfera è quella di un quartier generale in guerra. Vanno rimossi, pompandoli, 26 milioni di metri cubi acqua. L'idrovora della Bufalina lavora da giorni, e meno male che c'è. Il mare, che resta alto, impedisce che l'acqua defluisca naturalmente attraverso il Burlamacca. «L'altezza è 50 centimetri sopra il livello - spiegano al Consorzio di bonifica - e sta salendo. Dunque non riceverà naturalmente per chissà quanti giorni». Nel frattempo il Massaciuccoli tocca il livello più alto da Natale: più 43 centimetri sul livello del mare. «A più 40 siamo in vicinanza della sommità arginale e dobbiamo presidiare gli argini», continuano a spiegare al Consorzio. Se gli argini rompessero a Pioppogatto «va sott'acqua la zona industriale, l'impianto Tev, le case».
I nuovi sacchetti pieni di sabbia saranno collocato a Pioppogatto davanti a impianto Tev, nella zona di Portovecchio, lungo l'argine della cava e del Fugatore di Quiesa. Ma la vera preoccupazione è quella di eventuali piene del Serchio. Che finirebbero per far tracimare il lago, senza possibilità di arginare la nuova acqua.
Ieri mattina ha ripreso a pompare l'idrovora di Vecchiano: 2500 litri al secondo. Una funziona da ieri mattina, spiegano al Consorzio, per l'altra bisogna attendere che cali un po' l'acqua per riaccenderla. Un'ora dopo, però, tutte le pompe vengono spente: il lago è tropo alto e non può ricevere altra acqua.
Se ne riparla oggi, quando entreranno in funzione anche le idrovore arrivate dal Veneto: «Se tutte e quattro le pompe funzionano - spiegano gli ingegneri del Consorzio - leviamo da domani 3700 litri al secondo in tutto. Più i 10mila litri che portiamo via dalla Bufalina con le tre pompe dell'impianto. Così da far finire in mare 13700 litri al secondo. A fronte dei 15mila che attualmente finiscono nel lago dalla zona allagata di Vecchiano». L'operazione in corso è una compensazione: «Tanto buttiamo nel lago e tanto buttiamo fuori, E' una questione di equilibrio dell'acqua».
La preoccupazione, nella serata, si fa altissima. Fino a giovedì la pioggia non darà tregua e si teme un'eventuale nuova piena Serchio. «Lo sbrano dell'argine del Serchio a Nodica - raccontano a Consorzio - è una cosa spaventosa, e non se ne conosce la profondità. È una cosa colossale da rimediare».
Il consiglio alle aziende della piana è uno solo: rialzare la merce nei capannoni.
D.F.
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