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Non pagò la doganaIl veliero va allo Stato

<strong>DETTAGLI DI UNA SIGNORA.</strong> Due immagini della Sea Wonder, ormeggiata in Darsena
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DETTAGLI DI UNA SIGNORA. Due immagini della Sea Wonder, ormeggiata in Darsena

Finirà nel patrimonio dello Stato il "Sea Wonder", il veliero d'epoca al centro di un processo per contrabbando e mancato pagamento dei diritti di dogana. Il giudice monocratico Gerardo Boragine ha infatti condannato l'ex proprietario, il bolognese Marco Fier e - come sanzione accessoria - ha disposto la confisca dell'imbarcazione

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VIAREGGIO. Finirà nel patrimonio dello Stato il "Sea Wonder", il veliero d'epoca al centro di un processo per contrabbando e mancato pagamento dei diritti di dogana. Il giudice monocratico Gerardo Boragine ha infatti condannato l'ex proprietario, il bolognese Marco Fier e - come sanzione accessoria - ha disposto la confisca dell'imbarcazione.
L'unica speranza per l'attuale proprietario dell'imbarcazione (non imputato in questo processo) è di un ribaltamento della sentenza nel giudizio di appello.
E nel ribaltamento spererà anche Fier (appassionato di musica e arte, oltre che di nautica), visto che la sanzione principale decisa dal giudice è una pena pecuniaria di mezzo milione di euro.
Il "Sea wonder", attualmente è sotto sequestro in una banchina della Darsena e lì dovrebbe restare fino a quando la sentenza non passerà in giudicato. Il 24 metri era arrivato a Viareggio nel febbraio 2004 per effettuare delle riparazioni nel cantiere navale Del Carlo. La sua storia, però, veniva da lontano. Era stato costruito negli anni Trenta in un cantiere olandese, battendo però bandiera inglese. Dopo molti anni sarebbe passato nel registro navale delle Channel Islands, un pugno di isolette nel canale della Manica, formalmente sotto la corona britannica e - dal punto di vista finanziario - al di fuori dall'Europa. Per questo - ha ragionato la procura - l'imbarcazione perse il requisito di comunitarietà. E per questo, nel 2004, arrivando a Viareggio, l'armatore chiese un permesso di "temporanea importazione" alle dogane, che lo esentasse dal pagamento dell'Iva per importazione.
Un beneficio che cadde quando - a ottobre di quell'anno - Fier acquistò l'imbarcazione: essendo l'uomo cittadino comunitario, la "Sea Wonder" doveva mettersi in regola con la dogana, pagando l'Iva del 20%.
Un ragionamento che, evidentemente, ha convinto il giudice Boragine che ha a lungo meditato su una situazione complessa, anche per la stratificazione di giurisprudenza che su questi casi si è creata con il passare degli anni. E non solo: la vicenda della "Sea Wonder" ha messo in gioco anche tutti i margini di indeterminatezza del diritto internazionale.
Gli avvocati che difendevano Fier, infatti, avevano sostenuto che il trasferimento nel porto delle Channel Islands non avrebbe fatto perdere la comunitarietà visto che, per i rapporti fra le isole e la Gran Bretagna, questo passaggio non è considerato un'esportazione sottoposta al pagamento della Vat (l'Iva britannica).
Come ulteriore argomento i legali avevano sostenuto che nel periodo di permanenza a Viareggio Fier non avrebbe potuto utilizzare il natante, che era in riparazione: e questo l'avrebbe "liberato" dall'obbligo di pagare la tassa.
Su questo argomento specifico la giurisprudenza è assai contrastata e - alla fine - la bilancia (o il vento, visto che si parla di vele) è stata sfavorevole all'ex armatore.

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