Gioco
STRAGE DI VIAREGGIO
Rotture degli assi, l'Europa vuole i dati troppo pochi gli incidenti denunciati
Donatella Francesconi
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DILLO ALL’EUROPA. Il presidio di ieri pomeriggio davanti all’hotel Principe di PiemonteIl problema c'è, ed in tutta Europa. Le rotture di assi di carri ferroviari ufficialmente denunciati dalle aziende sono troppo pochi. Per questo l'agenzia ferroviaria europea chiede «un'intensa campagna di verifica di tutti gli assili da parte delle aziende proprietarie dei carri merci»
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VIAREGGIO. La definisce «un'intensa campagna di verifica di tutti gli assili da parte delle aziende proprietarie dei carri merci». E si capisce subito che il problema c'è, ed in tutta Europa. Anders Lundström è il capo della unità di sicurezza della Agenzia ferroviaria europea. Quando parla usa toni ragionevoli, poco italiani. Argomento e spiega con precisione e pacatezza.
Alza il sopracciglio solo quando - incontrando i rappresentanti di "Assemblea 29 giugno" e "Avif" che sono riusciti a "scongelare" la commissione riunita a porte chiuse - parla dei dati forniti da «imprese ferroviarie e società proprietarie dei carri merci». Che alle domande poste dalla Task Force europea hanno fornito un dato «che non torna». Dal 1997 ad oggi, infatti, le aziende denunciano solo 16 rotture di assili. Così per le Agenzie che in ogni Paese della Comunità europea vigilano sulla sicurezza ferroviaria sono arrivati - direttamente da Lundström e dalla Task Force che presiede - i "compiti" a casa. «Un questionario - continua Lundström - da compilare» con tutti i dati precisi raccolti azienda per azienda, ferrovia per ferrovia.
«È un dato che non torna neppure a noi», spiegano i rappresentanti dell'"Assemblea 29 giugno". Decisi a raccogliere almeno gli incidenti italiani, dovuti a rotture o guasti degli assili, nell'ultimo anno.
La rottura dell'assile - continua Anders Lundström - è stata «solo una delle cause». L'Agenzia ferroviaria europea, con la sua unità di sicurezza, vede questo elemento come «non direttamente legato al disastro di Viareggio» di cui, forse, è solo «una delle cause». Se il 29 giugno, con il suo carico di lutti e macerie, può insegnare qualcosa all'Europa - sembra di capire - è più sul versante della «tecnologia dei serbatoi». Serbatoi che, comunque - nel caso del merci Trecate-Gricignano schiantatosi sui binari con il suo Gpl - «sembravano sicuri».
Insomma, la Task Force - sembra di capire - ha un proprio binario tracciato e su quello lavora, tenendo Viareggio come un puntino lontano sull'orizzonte. Tanto che quando "Assemblea 29 giugno" e "Avif" (il Comitato di via Ponchielli, invece, non ha preso parte al presidio e all'incontro ottenuto fuori programma) incalzano Lundström ed i suoi colleghi sulla questione della velocità (ridurla o non ridurla, questo è il dilemma) la risposta è netta nel richiamare la necessità «di non penalizzare il trasporto ferroviario» poiché altrimenti le merci «viaggiano su gomma provocando incidenti sulle strade».
Per quanto riguarda la velocità ridotta nel caso nel transitare dalla stazione di Viareggio, Lundoström la liquida come un fatto locale: «Mi sembra - spiega - che sia stata l'Agenzia nazionale italiana per la sicurezza ferroviaria ad imporre questo limite alle vostre Ferrovie...». Limite portato a 60 chilometri l'ora, proprio in questi giorni, per i merci che montano lo stesso tipo di assili del convoglio deragliato il 29 giugno. Segno che la questione velocità non è poi tanto secondaria, come hanno ribadito, nel corso dell'incontro, i ferrovieri aderenti all'"Assemblea 29 giugno".
Alla commissione il sindaco Lunardini ha proposto di visitare via Ponchielli. Forse oggi, a lavori terminati, Anders Lundström ed i suoi colleghi troveranno - prima di volare oltr'Alpe - cinque minuti per vedere con i propri occhi cosa significa mancanza di sicurezza quando si "gioca" con i trenini.
Alza il sopracciglio solo quando - incontrando i rappresentanti di "Assemblea 29 giugno" e "Avif" che sono riusciti a "scongelare" la commissione riunita a porte chiuse - parla dei dati forniti da «imprese ferroviarie e società proprietarie dei carri merci». Che alle domande poste dalla Task Force europea hanno fornito un dato «che non torna». Dal 1997 ad oggi, infatti, le aziende denunciano solo 16 rotture di assili. Così per le Agenzie che in ogni Paese della Comunità europea vigilano sulla sicurezza ferroviaria sono arrivati - direttamente da Lundström e dalla Task Force che presiede - i "compiti" a casa. «Un questionario - continua Lundström - da compilare» con tutti i dati precisi raccolti azienda per azienda, ferrovia per ferrovia.
«È un dato che non torna neppure a noi», spiegano i rappresentanti dell'"Assemblea 29 giugno". Decisi a raccogliere almeno gli incidenti italiani, dovuti a rotture o guasti degli assili, nell'ultimo anno.
La rottura dell'assile - continua Anders Lundström - è stata «solo una delle cause». L'Agenzia ferroviaria europea, con la sua unità di sicurezza, vede questo elemento come «non direttamente legato al disastro di Viareggio» di cui, forse, è solo «una delle cause». Se il 29 giugno, con il suo carico di lutti e macerie, può insegnare qualcosa all'Europa - sembra di capire - è più sul versante della «tecnologia dei serbatoi». Serbatoi che, comunque - nel caso del merci Trecate-Gricignano schiantatosi sui binari con il suo Gpl - «sembravano sicuri».
Insomma, la Task Force - sembra di capire - ha un proprio binario tracciato e su quello lavora, tenendo Viareggio come un puntino lontano sull'orizzonte. Tanto che quando "Assemblea 29 giugno" e "Avif" (il Comitato di via Ponchielli, invece, non ha preso parte al presidio e all'incontro ottenuto fuori programma) incalzano Lundström ed i suoi colleghi sulla questione della velocità (ridurla o non ridurla, questo è il dilemma) la risposta è netta nel richiamare la necessità «di non penalizzare il trasporto ferroviario» poiché altrimenti le merci «viaggiano su gomma provocando incidenti sulle strade».
Per quanto riguarda la velocità ridotta nel caso nel transitare dalla stazione di Viareggio, Lundoström la liquida come un fatto locale: «Mi sembra - spiega - che sia stata l'Agenzia nazionale italiana per la sicurezza ferroviaria ad imporre questo limite alle vostre Ferrovie...». Limite portato a 60 chilometri l'ora, proprio in questi giorni, per i merci che montano lo stesso tipo di assili del convoglio deragliato il 29 giugno. Segno che la questione velocità non è poi tanto secondaria, come hanno ribadito, nel corso dell'incontro, i ferrovieri aderenti all'"Assemblea 29 giugno".
Alla commissione il sindaco Lunardini ha proposto di visitare via Ponchielli. Forse oggi, a lavori terminati, Anders Lundström ed i suoi colleghi troveranno - prima di volare oltr'Alpe - cinque minuti per vedere con i propri occhi cosa significa mancanza di sicurezza quando si "gioca" con i trenini.
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