Il Tirreno

Versilia

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Ricambi a peso d'oro, riparazioni in calo

Matteo Tuccini
Meccanici al lavoro in una carrozzeria
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Meccanici al lavoro in una carrozzeria

Fanali costosi come televisori a schermo piatto. Paraurti preziosi come computer dell'ultima generazione. E così i consumatori che riparano l'auto dopo un incidente sono sempre meno: meglio rottamarla e comprarla nuova grazie agli incentivi

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VIAREGGIO. «Non è colpa nostra, ma delle case di produzione dei pezzi», gridano carrozzieri, meccanici, gommisti ed elettrauto versiliesi.

Crollano, insomma, gli affari per gli autoriparatori. Che avvertono: stiamo sparendo. «Dieci anni fa - dice Bruno Nelli, presidente provinciale degli autoriparatori di Cna - c'erano circa 80 carrozzerie in Versilia. Ora non ce ne sono più di 50. Io faccio questo lavoro da mezzo secolo, e non ha mai visto così poche auto salire sul mio banco dime per la raddrizzatura come è capitato nel 2009. E lo stesso succede per le officine».

Pezzi a peso d'oro.
Il grido d'allarme è stato lanciato in un convegno, organizzato dalla Cna e tenutosi ieri sera a Pietrasanta. Dove gli addetti ai lavori hanno parlato dell'aumento del prezzo dei pezzi di ricambio, secondo loro triplicato dal 2001 ad oggi. Le cifre? Il fanale di una Panda può costare fino a 200 euro. E un semplice paraurti va sopra i 300 euro. Tra le soluzioni proposte, una omologazione legislativa dei pezzi originali (quelli col marchio, più onerosi) con quelli non ufficiali. Che vada a vantaggio del consumatore.

Per capire la radice del problema, lo stesso Nelli fa un esempio. «Un banale tamponamento - afferma l'esponente di Cna - può causare la rottura dei fanali, del paraurti e magari pure del radiatore. E siamo già a 1.800 euro di spesa, solamente per i ricambi. Poi aggiungiamoci la manodopera e la verniciatura. Insomma: meno di 2.500-3mila euro non si spende. Se l'auto ha più di 2 anni, e se non è un bolide, è andata». Nel senso che il costo della riparazione rischia di superare il valore del mezzo. E a quel punto il proprietario si fa due conti e opta spesso per l'acquisto di un nuovo veicolo, agevolato da numerosi incentivi statali e delle stesse case automobilistiche.

«Svalutazione e incentivi, così moriamo».
Proprio il meccanismo degli incentivi fa venire l'orticaria agli autoriparatori. «La riduzione dei carichi di lavoro non si spiega solo col caroricambi - dice Nelli - bisogna considerare anche il fenomeno, senz'altro positivo, di un calo di incidenti che risulta dalle nostre indagini». E fin qui, tutto bene. «Il vero nodo - continua l'esponente di Cna - sono le agevolazioni per l'acquisto di auto nuove e la svalutazione delle vecchie. Un meccanismo che, se da un lato ha risvolti buoni perché favorisce l'uscita di scena di veicoli vecchi e potenzialmente pericolosi, dall'altro invita a un consumo continuo, perché l'auto dopo poco non vale quasi niente».

Gommisti e officine.
Le associazioni di categoria, inoltre, se la prendono con altri due fenomeni in ascesa: l'acquisto delle gomme su Internet, che sta mettendo in crisi i gommisti, e la concorrenza dei concessionari alle officine.
«Le grandi case automobilistiche - conclude Nelli - puntano a sfruttare l'auto venduta come una continua fonte di reddito. In questo senso, l'elettronica imperante obbliga il proprietario dell'auto a servirsi dell'officina della casa, perché i suoi meccanici sono gli unici in grado di capirne il funzionamento. Per quanto riguarda invece l'acquisto di gomme on line, invito sempre a controllare la qualità. I gommisti sanno cosa montano sulle vostre auto. Gli altri, chissà».

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