Finanza
La salute e gli affari
S. Camillo, come ti ripiano il buco
Luca Cinotti
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DENTRO E FUORI. Sopra, una delle nuove sale operatorie del San Camillo. A destra, la facciata della clinica di Vittoria ApuanaUn milione e mezzo, in sei assegni da 250mila euro l'uno. E poi il laboratorio di diagnostica Fortis. E - ancora - lo stabilimento balneare. Questo (e altro ancora) è stato il prezzo da pagare per salvare il San Camillo affogato in un passivo milionario
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FORTE. Un milione e mezzo, in sei assegni da 250mila euro l'uno. E poi il laboratorio di diagnostica Fortis. E - ancora - lo stabilimento balneare. Questo (e altro ancora) è stato il prezzo da pagare per salvare il San Camillo affogato in un passivo milionario.
In totale - come risulta da documenti ufficiali - i padri Camilliani hanno messo in gioco valori per 14.651.741,56 euro per rilevare tutte le quote della Versilia Righi (la società che gestisce la clinica) e aumentare il capitale in modo da evitare la procedura di liquidazione.
Il buco. Le cifre del bilancio a fine 2008, recentemente depositato, parlano chiaro. La perdita di esercizio è stata di 6.698.317 euro. Alla quale vanno sommati i 2.582.685 euro dei primi sei mesi del 2009. Le ragioni di questo buco, secondo la relazione sulla gestione, stanno da una parte in un netto calo del fatturato (soprattutto per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali) ma - soprattutto - nell'aumento delle spese: per beni e servizi, ad esempio, la Versilia-Righi ha speso 600.000 euro in più rispetto al 2007.
Una perdita che ha causato frizioni fortissime, all'interno della compagine societaria, fra i camilliani (al 49%) e Kinetika (al 51%): un duello che si è poi risolto con l'uscita di scena dei secondi, dopo che i religiosi si erano "tirati indietro" rispetto a un progetto di aumento di capitale concordato nel mese di giugno.
Il salvagente. Al di là dei mutamenti nel possesso delle quote, comunque, l'urgenza dei camilliani (di nuovo proprietari unici) era di evitare una procedura di messa in liquidazione. Per questo hanno messo a punto il maxiaumento di capitale.
Nel dettaglio, prima è stato azzerato il capitale sociale originario (di 750mila euro), che è andato a coprire parte della perdita di esercizio. In seguito, è stato ricostituito un capitale di un milione, con un sovrapprezzo di 13.651.741,56 euro. Per trovare questa cifra, sono state tre le vie seguite.
La prima, quella del contante: i camilliani hanno versato un milione e mezzo in assegni. La seconda è stata la "girata" di 2.294.531,56 euro vantati come credito dai Camilliani nei confronti di Versilia Righi (soprattutto per la locazione degli immobili e come rivalsa per il periodo a fine 2007). Infine - e questo è il grosso della manovra - i camilliani hanno conferito l'intera quota della Fortis Srl. Un pacchetto che in base alla relazione di stima del professor Giovanni Fiori (ordinario di economia aziendale alla Luiss di Roma) è stato valutato in 10.857.210 euro. All'interno di questa cifra, infatti, è compresa la gestione del laboratorio della Fortis (4.248.425 euro), il valore dell'immobile (5.197.720 euro) e anche quello del bagno "San Camillo", pari a 1.114.750 euro. Ultimo fattore della somma, la posizione finanziaria della società, in attivo per 296.354. Insomma, il gioiello-Fortis, una clinica che sta andando a gonfie vele (come spiega anche il professor Fiori nella sua valutazione), è il perno attorno al quale ruota la salvezza del San Camillo.
Ora che il buco è ripianato tutti a Forte, a partire dai lavoratori e dai sindacati che li rappresentano, si aspettano che la clinica possa ricominciare a camminare con le proprie gambe.
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