Toscana
la condanna
Da impresario a rapinatoreCondannato a 10 anni e 8 mesiper il colpo alla filiale Crl
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Bottino e attrezzature della rapina del marzo scorso in via CerviPietro Accardi, 53 anni, originario di Palermo e residente a Monsummano Terme, è stato riconosciuto colpevole della rapina avvenuta il 24 marzo scorso alla Cassa di Risparmio di Lucca in via Fratelli Cervi a Viareggio
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VIAREGGIO. Da impresario edile a rapinatore di banche. Pietro Accardi, 53 anni, originario di Palermo e residente a Monsummano Terme, è stato riconosciuto colpevole della rapina avvenuta il 24 marzo scorso alla Cassa di Risparmio di Lucca in via Fratelli Cervi a Viareggio. E i giudici del tribunale di Lucca (presidente Letizia Di Grazia, a latere Silvia Mugnaini e Giuseppe Pezzuti) hanno deciso per la condanna.
L'imputato è stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione e 2500 euro di multa. Una pena addirittura superiore alle richieste del pubblico ministero Sergio Garofalo che si era fermato a 10 anni di carcere.
Accardi, che resterà in carcere, era stato catturato dai carabinieri nella sua abitazione 10 ore dopo il colpo. Con lui c'erano i suoi complici: Domenico Ficarotta, 25 anni e Eugenio D'Alleo di 20, entrambi residenti a Palermo ed arrivati dalla capoluogo siciliano in treno di primo mattino. I due pendolari del crimine furono arrestati mentre rientravano nel loro covo a Monsummano, nel cuore della Valdinievole, dopo aver festeggiato il colpo in banca - che fruttò 40mila euro - in compagnia di due avvenenti «escort» rumene. Sono ancora detenuti e nella prossima settimana la loro posizione, stralciata dal processo, verrà definita attraverso il rito abbreviato.
A tradire la gang fu il furgoncino amaranto utilizzato per il colpo. Un mezzo che il terzetto aveva usato già al mattino per un sopralluogo all'interno della banca. I tre erano entrati una prima volta come clienti per chiedere informazioni agli impiegati. In realtà studiavano l'istituto di credito.
Il loro strano modo di comportarsi aveva però insospettito uno dei dipendenti che - quando i tre uscirono - aveva deciso di appuntarsi il numero di targa del furgoncino. Alla riapertura pomeridiana della Cassa di Risparmio di via Fratelli Cervi lo scrupoloso impiegato (chissà se la banca l'ha promosso o perlomeno premiato) ha riconosciuto il furgoncino amaranto fornendo ai carabinieri i dati essenziali per poter rintracciare il mezzo ed arrestare i banditi. Il furgone, tra l'altro, era intestato ad una ditta di leasing e, tramite rapide ricerche, i carabinieri individuarono subito l'impresa edile di Monsummano Terme che faceva riferimento ad Accardi e che stava usufruendo del mezzo.
L'imputato è stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione e 2500 euro di multa. Una pena addirittura superiore alle richieste del pubblico ministero Sergio Garofalo che si era fermato a 10 anni di carcere.
Accardi, che resterà in carcere, era stato catturato dai carabinieri nella sua abitazione 10 ore dopo il colpo. Con lui c'erano i suoi complici: Domenico Ficarotta, 25 anni e Eugenio D'Alleo di 20, entrambi residenti a Palermo ed arrivati dalla capoluogo siciliano in treno di primo mattino. I due pendolari del crimine furono arrestati mentre rientravano nel loro covo a Monsummano, nel cuore della Valdinievole, dopo aver festeggiato il colpo in banca - che fruttò 40mila euro - in compagnia di due avvenenti «escort» rumene. Sono ancora detenuti e nella prossima settimana la loro posizione, stralciata dal processo, verrà definita attraverso il rito abbreviato.
A tradire la gang fu il furgoncino amaranto utilizzato per il colpo. Un mezzo che il terzetto aveva usato già al mattino per un sopralluogo all'interno della banca. I tre erano entrati una prima volta come clienti per chiedere informazioni agli impiegati. In realtà studiavano l'istituto di credito.
Il loro strano modo di comportarsi aveva però insospettito uno dei dipendenti che - quando i tre uscirono - aveva deciso di appuntarsi il numero di targa del furgoncino. Alla riapertura pomeridiana della Cassa di Risparmio di via Fratelli Cervi lo scrupoloso impiegato (chissà se la banca l'ha promosso o perlomeno premiato) ha riconosciuto il furgoncino amaranto fornendo ai carabinieri i dati essenziali per poter rintracciare il mezzo ed arrestare i banditi. Il furgone, tra l'altro, era intestato ad una ditta di leasing e, tramite rapide ricerche, i carabinieri individuarono subito l'impresa edile di Monsummano Terme che faceva riferimento ad Accardi e che stava usufruendo del mezzo.
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