Il Tirreno

Versilia

Dopo la strage

«Create un pool di magistrati»

Donatella Francesconi
<strong>DISASTRO. </strong>Due immagini di via Ponchielli distrutta
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DISASTRO. Due immagini di via Ponchielli distrutta

Sei pagine di memoria, cinque avvocati che le firmano, più un sindaco che di proprio pugno aggiunge di sperare giustizia penale non finisca per diventare il trentaduesimo morto della strage del 29 giugno. Il plico è da ieri in Procura a Lucca, ma per conoscenza è stato inviato anche al Procuratore generale della Toscana

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VIAREGGIO. Sei pagine di memoria, cinque avvocati che le firmano, più un sindaco che di proprio pugno aggiunge di sperare giustizia penale non finisca per diventare il trentaduesimo morto della strage del 29 giugno. Il plico è da ieri in Procura a Lucca, ma per conoscenza è stato inviato anche al Procuratore generale della Toscana.
Quel Beniamino Deidda il quale, dalle rotaie fumanti ad un passo da via Ponchielli dichiarò - ricordano gli avvocati Enrico Carboni, Maurizio Dalla Casa, Massimo Domenici, Graziano Maffei e Tiziana Pedonese - che in quanto accaduto erano da ravvisarsi «precise azioni ed omissioni».
Alla Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala, la memoria presenta una richiesta precisa: «La preghiamo di prendere in seria considerazione l'ipotesi di costituire al più presto un gruppo di lavoro, un pool di magistrati che, avendo maturata un'esperienza specifica in siffatte problematiche, possano dedicarvi tutta la loro attenzione e le energie migliori».
I cinque legali ricordano un passaggio delicato dei rapporti con la Procura di Lucca, in questi cinque mesi dalla strage: la richiesta di poter disporre «dei contratti tra gestore della infrastruttura, l'impresa ferroviaria ed enti o agenzie anche di nazionalità straniera, proprietari dei carri, nonché tra questi soggetti e chi provvide (o avrebbe dovuto provvedere) alle revisioni e alla manutenzione del materiale rotabile». Disponibilità negata più volte: «L'indisponibilità di questi contratti - scrivono i cinque avvocati - di fatto ci impedisce di agire per la tutela dei nostri più elementari diritti. Ed il segreto che il Procuratore oppone è meritevole di tutela solo se è tale». Invece, continua la memoria, «il contenuto dei contratti non è per nulla segreto. Esso è conosciuto da una pluralità cospicua di soggetti (molti certamente interessati in maniera diretta all'indagine)». Senza parlare «dei giornalisti che ancora la sera del 31 ottobre scorso li sventolavano in televisione». Questo - domandano - Carboni, Dalla Casa, Domenici, Maffei e Pedonese - «sarebbe il segreto cui, signor Procuratore, vuol montare la guardia?».
Alla Procura e a chi la guida la memoria indica quattro passaggi «opportuni». A partire dal «sentire tutti coloro che, abitando lungo la ferrovia, godevano di ampia prospettiva sul luogo dell'incidente. Individuando chi vi avesse assistito». E continuando con le «consulenze medico legali e psichiatrico forensi sulle persone coinvolte», fino alla «campionatura e accantonamento del gas delle altre cisterne» e al «procedere con gli altri accertamenti irripetibili, previa spedizione dei relativi avvisi agli indagati».

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