Il dolore
Marina
Bagni all'asta, i balneari in rivolta
Luca Basile
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Bagni, fa paura la direttiva europea per l’asta delle concessioniLa priorità è una moratoria, di 3 anni, alla già programmata messa all'asta, da parte del Governo, delle concessioni demaniali marittime, ma l'obiettivo di fondo è quello di ottenere la vendita delle superfici degli stabilimenti balneari
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MARINA. La priorità è una moratoria, di 3 anni, alla già programmata messa all'asta, da parte del Governo, delle concessioni demaniali marittime, ma l'obiettivo di fondo è quello di ottenere la vendita delle superfici degli stabilimenti balneari. Insomma diventare proprietari a tutti gli effetti dei bagni «mettendo definitivamente in archivio canoni, scadenze e trepidazioni annesse».
«Già il valore dei nostri stabilimenti, in virtù di quanto sta accadendo, è a rischio svalutazione, quindi è opportuno lavorare per evitare, anche in futuro, di ritrovarsi di nuovo con il rischio di aste. Vogliamo tutelare i nostri investimenti e tutelando noi stessi garantiamo il futuro del nostro turismo», rilancia il presidente dei balneari Francesco Belli. Nell'attesa della manifestazione in agenda il prossimo primo dicembre a Roma, la categoria dei balneari dunque non lascia, ma raddoppia. Tutto questo in un momento economico che, dalle parti di Marina, non è dei più favorevoli.
«Gli investimenti negli stabilimenti si sono bloccati, di fatto, il 14 maggio scorso, quando l'ipotesi dell'asta delle concessioni è diventata realtà. E chi è lo sprovveduto che spende denaro per rimettere a nuovo una struttura destinata, con il 31 dicembre 2010, alla scadenza del contratto, ad essere messa in vendita al migliore offerente?», chiede Belli.
Pratiche demaniali numericamente piuttosto corpose quelle certificate negli uffici comunali: 85 nel 2003, 48 nel 2004, 75 nel 2005. E a seguire 87, anno 2006, 67, 2007, 104, 2008 e 64 al mese di maggio 2009.
«Il nostro, a Marina, è un movimento molto importante: 108 stabilimenti balneari, un migliaio di addetti, un fronte medio di concessione di 37 metri per oltre 600 mila mq di arenile solo a Marina e circa 2 milioni e mezzo di mq nell'intera Versilia. Tutto questo per dire che l'azione del Governo è inaccettabile ed è mina vagante contro il turismo nazionale. Il danno è stato fatto, adesso proviamo ad evitare la beffa: l'amministrazione comunale sta predisponendo una mozione contro la messa all'asta, mentre la Regione ha pensato ad un testo di legge di proroga delle stesse concessioni fino a dicembre 2015. Supporti trasversali, dal punto di vista politico, alla nostra azione e ai nostri diritti che vedono impegnata anche la sezione locale della Lega Nord. Alla manifestazione romana, dove sono attesi 3000 concessionari - continua Belli - parteciperanno anche i sindaci Mallegni, Lunardini, Buratti e credo Bertola. Il Governo deve capire che dove non ci sono stabilimenti balneari non esiste turismo e che se ci hanno dato rena, noi rena restituiremo».
Un muro contro muro articolato, come detto, in una proposta a firma della Regione Toscana dove «su richiesta del concessionario la durata della proroga può essere estesa fino ad un massimo di 20 anni, in ragione degli investimenti fatti e che sempre su delibera della Giunta regionale - aggiunge Belli - entro 6 mesi dell'entrata in vigore della presente legge, vengono stabiliti criteri e modalità della proroga». Ma l'ultima parola, su asta-si, asta-no, resta al Governo
«Già il valore dei nostri stabilimenti, in virtù di quanto sta accadendo, è a rischio svalutazione, quindi è opportuno lavorare per evitare, anche in futuro, di ritrovarsi di nuovo con il rischio di aste. Vogliamo tutelare i nostri investimenti e tutelando noi stessi garantiamo il futuro del nostro turismo», rilancia il presidente dei balneari Francesco Belli. Nell'attesa della manifestazione in agenda il prossimo primo dicembre a Roma, la categoria dei balneari dunque non lascia, ma raddoppia. Tutto questo in un momento economico che, dalle parti di Marina, non è dei più favorevoli.
«Gli investimenti negli stabilimenti si sono bloccati, di fatto, il 14 maggio scorso, quando l'ipotesi dell'asta delle concessioni è diventata realtà. E chi è lo sprovveduto che spende denaro per rimettere a nuovo una struttura destinata, con il 31 dicembre 2010, alla scadenza del contratto, ad essere messa in vendita al migliore offerente?», chiede Belli.
Pratiche demaniali numericamente piuttosto corpose quelle certificate negli uffici comunali: 85 nel 2003, 48 nel 2004, 75 nel 2005. E a seguire 87, anno 2006, 67, 2007, 104, 2008 e 64 al mese di maggio 2009.
«Il nostro, a Marina, è un movimento molto importante: 108 stabilimenti balneari, un migliaio di addetti, un fronte medio di concessione di 37 metri per oltre 600 mila mq di arenile solo a Marina e circa 2 milioni e mezzo di mq nell'intera Versilia. Tutto questo per dire che l'azione del Governo è inaccettabile ed è mina vagante contro il turismo nazionale. Il danno è stato fatto, adesso proviamo ad evitare la beffa: l'amministrazione comunale sta predisponendo una mozione contro la messa all'asta, mentre la Regione ha pensato ad un testo di legge di proroga delle stesse concessioni fino a dicembre 2015. Supporti trasversali, dal punto di vista politico, alla nostra azione e ai nostri diritti che vedono impegnata anche la sezione locale della Lega Nord. Alla manifestazione romana, dove sono attesi 3000 concessionari - continua Belli - parteciperanno anche i sindaci Mallegni, Lunardini, Buratti e credo Bertola. Il Governo deve capire che dove non ci sono stabilimenti balneari non esiste turismo e che se ci hanno dato rena, noi rena restituiremo».
Un muro contro muro articolato, come detto, in una proposta a firma della Regione Toscana dove «su richiesta del concessionario la durata della proroga può essere estesa fino ad un massimo di 20 anni, in ragione degli investimenti fatti e che sempre su delibera della Giunta regionale - aggiunge Belli - entro 6 mesi dell'entrata in vigore della presente legge, vengono stabiliti criteri e modalità della proroga». Ma l'ultima parola, su asta-si, asta-no, resta al Governo
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