Sicurezza
Il caso
Porto, il privato va liquidato
Donatella Francesconi
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L’approdo della Madonnina«La normativa di gara lasciava alla commissione giudicatrice un'amplissima libertà di compiere i propri apprezzamenti, senza necessità di doversi attenere ad alcun criterio predefinito». È un giudizio pesante, quello del Consiglio di Stato, sulla vicenda Viareggio porto
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VIAREGGIO. «La normativa di gara lasciava alla commissione giudicatrice un'amplissima libertà di compiere i propri apprezzamenti, senza necessità di doversi attenere ad alcun criterio predefinito». È un giudizio pesante, quello del Consiglio di Stato, sulla vicenda Viareggio porto.
La commissione che doveva portare a termine la procedura di gara per la parziale privatizzazione della Viareggio porto (10 milioni di euro finirono nelle casse pubbliche) era formata dall'avvocato del Comune, Corrado Buccheri, dall'allora direttore generale dell'ente, Mauro Lucchesi, e da tre professori dell'università di Pisa, facoltà di economia e commercio: Luca Anselmi, Francesco Poddighe e Dianora Poletti.
La gara fu aggiudicata all'associazione di imprese che fa capo al gruppo Ferragamo insieme al Consorzio ravennate costruttori, con una partecipazione del Consorzio Etruria. Contro l'esito fece ricorso al Tar (che respinse) la società Teseco Spa, in cordata con Finedil. La sentenza, preceduta da sospensiva, ha di fatto paralizzato qualsiasi progetto relativo ai nuovi approdi turistici che la Viareggio porto del presidente Alessandro Volpe avrebbe dovuto iniziare a realizzare.
Il Consiglio di Stato, nell'esprimersi, non ha dubbi: «Si contesta all'amministrazione civica di aver violato i principi di parità di trattamento e trasparenza» e la gara «era illegittima fin dal momento dell'apertura delle buste».
Insomma, tutto da rifare. Mentre il porto segna il passo della crisi mondiale e di quella legata all'inattività forzata. «Lo scenario più credibile - commenta Simone Anichini, amministratore delegato della Viareggio porto in rappresentanza del Gruppo Ferragamo - è che si vada a nuova gara». Un passaggio, questo, che implica la liquidazione del dovuto al socio privato costretto a fare un passo indietro suo malgrado: «Non c'è dubbio. D'altra parte, venendo meno un contratto, mi pare scontato». Senza contare che non sarebbe una gara alla pari quella che vedesse concorrere nuovamente l'ex socio privato al quale il Comune dovesse ancora la liquidazione delle azioni e delle spettanze della gestione fin al momento della sentenza. Se il Comune abbia o non abbia un margine interpretativo della sentenza per non liquidare il socio privato, ammette Anichini, «non s'è ancora capito».
Nel conto finale, inoltre, va valutato il danno che i socio privati hanno subito. «Purtroppo anche ingente», ricorda Anichini che poi aggiunge: «Ma il danno più grosso, in tutta questa vicenda, lo subisce la città di Viareggio. Ed i suoi giovani che vanno a perdere posti di lavoro».
A questo ragionamento va aggiunta la riflessione sul valore attuale delle azioni della Viareggio porto: «Non c'è dubbio - spiega Simone Anichini - che oggi tutto costi meno, nel mondo: dall'accendisigari alla bomba atomica. Quella relativa al futuro del porto di Viareggio è una partita da 30 milioni di investimenti. Che oggi come oggi hanno un valore che non immaginate...Quella che nel 2007 era una complessità - per avere un parametro di paragone - oggi è un Everest».
Il sindaco Lunardini non commenta: «Ho affidato le carte ai legali e al direttore generale. Vedremo...». Mentre il presidente Alessandro Volpe, pagato con denaro pubblico, non ha ritenuto di spiegare alla città cosa è accaduto e quali potranno essere gli scenari futuri.
La commissione che doveva portare a termine la procedura di gara per la parziale privatizzazione della Viareggio porto (10 milioni di euro finirono nelle casse pubbliche) era formata dall'avvocato del Comune, Corrado Buccheri, dall'allora direttore generale dell'ente, Mauro Lucchesi, e da tre professori dell'università di Pisa, facoltà di economia e commercio: Luca Anselmi, Francesco Poddighe e Dianora Poletti.
La gara fu aggiudicata all'associazione di imprese che fa capo al gruppo Ferragamo insieme al Consorzio ravennate costruttori, con una partecipazione del Consorzio Etruria. Contro l'esito fece ricorso al Tar (che respinse) la società Teseco Spa, in cordata con Finedil. La sentenza, preceduta da sospensiva, ha di fatto paralizzato qualsiasi progetto relativo ai nuovi approdi turistici che la Viareggio porto del presidente Alessandro Volpe avrebbe dovuto iniziare a realizzare.
Il Consiglio di Stato, nell'esprimersi, non ha dubbi: «Si contesta all'amministrazione civica di aver violato i principi di parità di trattamento e trasparenza» e la gara «era illegittima fin dal momento dell'apertura delle buste».
Insomma, tutto da rifare. Mentre il porto segna il passo della crisi mondiale e di quella legata all'inattività forzata. «Lo scenario più credibile - commenta Simone Anichini, amministratore delegato della Viareggio porto in rappresentanza del Gruppo Ferragamo - è che si vada a nuova gara». Un passaggio, questo, che implica la liquidazione del dovuto al socio privato costretto a fare un passo indietro suo malgrado: «Non c'è dubbio. D'altra parte, venendo meno un contratto, mi pare scontato». Senza contare che non sarebbe una gara alla pari quella che vedesse concorrere nuovamente l'ex socio privato al quale il Comune dovesse ancora la liquidazione delle azioni e delle spettanze della gestione fin al momento della sentenza. Se il Comune abbia o non abbia un margine interpretativo della sentenza per non liquidare il socio privato, ammette Anichini, «non s'è ancora capito».
Nel conto finale, inoltre, va valutato il danno che i socio privati hanno subito. «Purtroppo anche ingente», ricorda Anichini che poi aggiunge: «Ma il danno più grosso, in tutta questa vicenda, lo subisce la città di Viareggio. Ed i suoi giovani che vanno a perdere posti di lavoro».
A questo ragionamento va aggiunta la riflessione sul valore attuale delle azioni della Viareggio porto: «Non c'è dubbio - spiega Simone Anichini - che oggi tutto costi meno, nel mondo: dall'accendisigari alla bomba atomica. Quella relativa al futuro del porto di Viareggio è una partita da 30 milioni di investimenti. Che oggi come oggi hanno un valore che non immaginate...Quella che nel 2007 era una complessità - per avere un parametro di paragone - oggi è un Everest».
Il sindaco Lunardini non commenta: «Ho affidato le carte ai legali e al direttore generale. Vedremo...». Mentre il presidente Alessandro Volpe, pagato con denaro pubblico, non ha ritenuto di spiegare alla città cosa è accaduto e quali potranno essere gli scenari futuri.
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