Sicurezza
contro la sentenza europea
Mettete i crocifissi nei negozi
Luca Basile
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DISCUSSO. La sentenza della corte europea sulla croce in classe è al centro del dibattito«Colleghi commercianti, esponiamo il crocifisso nei nostri negozi». Un'esortazione, quella di Carlo Bartoli, assessore alla polizia municipale, ma che nel contesto conseguente alla recente sentenza dell'Unione Europea che bandisce il crocifisso dalle aule scolastiche e da altri luoghi pubblici
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PIETRASANTA. «Colleghi commercianti, esponiamo il crocifisso nei nostri negozi». Un'esortazione, quella di Carlo Bartoli, assessore alla polizia municipale, ma che nel contesto conseguente alla recente sentenza dell'Unione Europea che bandisce il crocifisso dalle aule scolastiche e da altri luoghi pubblici, parla come titolare di un'attività commerciale nel centro storico cittadino. Che, da ieri, sta contattando i suoi colleghi per organizzare questa forma di protesta.
«Come possiamo non reagire di fronte alla miopia e all'intromissione, a mio avviso intollerabile, di persone che offendono le nostre radici, le nostre convinzioni, la nostra tradizione? È impossibile condividere una scelta che va contro un simbolo che non è solo religioso, ma che fa parte della nostra vita. Ecco perché invito i commercianti di Pietrasanta a reagire, a farsi sentire, con i fatti, esponendo nei propri negozi il crocifisso. Per quanto mi riguarda è lì, al suo posto e non credo di offendere la sensibilità di nessuno, perché non è un'imposizione, ma semplicemente un segno di rispetto nei confronti di qualcosa che ci appartiene, che fa parte della nostra cultura. Non vedo come un crocifisso, che è simbolo di tolleranza ed è universalmente inteso come un qualcosa che unisce e non vuole dividere, possa turbare, solo perché esposto, altre persone. Ma per favore. Non dobbiamo per forza mortificare le nostre tradizioni: il sottoscritto non ci sta, si ribella. E spero, per quello che potrà servire, che questa protesta sia condivisa da tanti commercianti».
Bartoli, già in passato, aveva condotto, in sede istituzionale, una campagna per il ripristino del crocifisso nella sede del consiglio comunale. Campagna che, però, non portò alcun esito concreto. «Andò in un certo modo, c'erano, se ben ricordo, troppi ostacoli. Premesso questo oggi il discorso è ancora più importante e questa presa di posizione della Ue sta veramente turbando molte persone che forse, per la prima volta, prendono atto di un vero e proprio attacco alle nostre tradizioni. Non è una prepotenza esporre il crocifisso, ma farlo togliere».
«Come possiamo non reagire di fronte alla miopia e all'intromissione, a mio avviso intollerabile, di persone che offendono le nostre radici, le nostre convinzioni, la nostra tradizione? È impossibile condividere una scelta che va contro un simbolo che non è solo religioso, ma che fa parte della nostra vita. Ecco perché invito i commercianti di Pietrasanta a reagire, a farsi sentire, con i fatti, esponendo nei propri negozi il crocifisso. Per quanto mi riguarda è lì, al suo posto e non credo di offendere la sensibilità di nessuno, perché non è un'imposizione, ma semplicemente un segno di rispetto nei confronti di qualcosa che ci appartiene, che fa parte della nostra cultura. Non vedo come un crocifisso, che è simbolo di tolleranza ed è universalmente inteso come un qualcosa che unisce e non vuole dividere, possa turbare, solo perché esposto, altre persone. Ma per favore. Non dobbiamo per forza mortificare le nostre tradizioni: il sottoscritto non ci sta, si ribella. E spero, per quello che potrà servire, che questa protesta sia condivisa da tanti commercianti».
Bartoli, già in passato, aveva condotto, in sede istituzionale, una campagna per il ripristino del crocifisso nella sede del consiglio comunale. Campagna che, però, non portò alcun esito concreto. «Andò in un certo modo, c'erano, se ben ricordo, troppi ostacoli. Premesso questo oggi il discorso è ancora più importante e questa presa di posizione della Ue sta veramente turbando molte persone che forse, per la prima volta, prendono atto di un vero e proprio attacco alle nostre tradizioni. Non è una prepotenza esporre il crocifisso, ma farlo togliere».
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