Il dolore
Dopo la strage
«Quei binari vanno smantellati»
«Quei binari non li vogliamo più». Sono irremovibili gli abitanti di via Ponchielli. E poco importa se questa loro presa di posizione li mette in aperto contrasto con i ferrovieri del Comitato 29 giugno che lanciano l'allarme di un possibile declassamento della stazione ferroviaria
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VIAREGGIO. «Quei binari non li vogliamo più». Sono irremovibili gli abitanti di via Ponchielli. E poco importa se questa loro presa di posizione li mette in aperto contrasto con i ferrovieri del Comitato 29 giugno che lanciano l'allarme di un possibile declassamento della stazione ferroviaria legato proprio alla riduzione dei binari. «Noi vogliamo la sicurezza, loro la sicurezza del posto di lavoro», replicano.
Ieri pomeriggio una parte degli abitanti della strada simbolo della strage si è ritrovata di nuovo di fronte a quel che resta delle loro case. Motivo: ricordare le trentuno vittime della tragedia nel giorno in cui ovunque si commemorano i defunti. E con loro c'è anche don Dante Martinelli, vicario diocesano, che sotto gli ombrelli che riparano da una pioggia fastidiosa guida un momento di preghiera comune fra le macerie. «Oggi è il giorno della riflessione e del ricordo - spiega Gianfranco Lucatelli, portavoce degli abitanti di via Ponchielli - ma da domani siamo pronti a schierarci in prima linea affinché i lavori di smantellamento dei binari 9 e 10 vadano avanti senza ripensamenti».
La sensazione che si respira è che si sia aperta una frattura difficilmente sanabile fra due giocatori della stessa squadra. Entrambi mobilitati per un medesimo fine, il Comitato 29 giugno e il Comitato di via Ponchielli sono adesso ai ferri corti. E il pomo della discordia è proprio la soppressione di quei due binari. «A noi è stato chiesto se volevamo tornare a vivere in via Ponchielli. E fra le garanzie che ci erano state fornite c'era proprio lo smantellamento dei due binari più vicini alle nostre case. Noi abbiamo scelto di ripartire da via Ponchielli, di ricostruire il nostro futuro partendo da dove il 29 giugno si è drammaticamente interrotto. Adesso, però, non si possono cambiare le carte in tavola. Su questo non ammettiamo discussioni».
Ripiegato in un sacchetto di plastica, c'è pronto anche uno striscione che chiede la soppressione dei due binari. I rappresentanti di via Ponchielli non lo espongono proprio per rispetto della giornata dedicata ai defunti. «Ci siamo chiesti se esporlo già da oggi, ma abbiamo deciso di rinviare di un giorno: la nostra posizione resta comunque blindata», ribadisce Lucatelli. Che aggiunge: «Noi queste cose le abbiamo dette da subito. Perché i ferrovieri se ne escono fuori dopo quattro mesi?»
Marcella Comelli è fra le più agguerrite nel difendere la scelta. «Su quei due binari ho visto decine e decine di volte delle cisterne parcheggiate con stampigliato il disegno di un teschio. Avevamo delle bombe sotto le finestre ed eravamo costretti a conviverci. Ora che un treno cisterna ci ha distrutto la vita, non vogliamo più saperne. Altrimenti ad abitare in via Ponchielli ci vengano quelli che ora vorrebbero fermare lo smantellamento dei binari».
Alla fine si rischia anche che la polemica fra i due comitati esploda fragorosa quando dalla stazione ferroviaria arriva in via Ponchielli una delegazione di ferrovieri e, con loro, il presidente dell'Avif, l'associazione dei familiari delle vittime. «Sono arrivati i nemici», dicono facendosi scappare un termine forse eccessivo ma che fotografa il clima di tensione che si respira. Poi un provvidenziale «sciogliete le righe» evita che i due gruppi vengano in contatto e la polemica vada oltre. Proprio nel giorno in cui si ricordano i defunti.
Ieri pomeriggio una parte degli abitanti della strada simbolo della strage si è ritrovata di nuovo di fronte a quel che resta delle loro case. Motivo: ricordare le trentuno vittime della tragedia nel giorno in cui ovunque si commemorano i defunti. E con loro c'è anche don Dante Martinelli, vicario diocesano, che sotto gli ombrelli che riparano da una pioggia fastidiosa guida un momento di preghiera comune fra le macerie. «Oggi è il giorno della riflessione e del ricordo - spiega Gianfranco Lucatelli, portavoce degli abitanti di via Ponchielli - ma da domani siamo pronti a schierarci in prima linea affinché i lavori di smantellamento dei binari 9 e 10 vadano avanti senza ripensamenti».
La sensazione che si respira è che si sia aperta una frattura difficilmente sanabile fra due giocatori della stessa squadra. Entrambi mobilitati per un medesimo fine, il Comitato 29 giugno e il Comitato di via Ponchielli sono adesso ai ferri corti. E il pomo della discordia è proprio la soppressione di quei due binari. «A noi è stato chiesto se volevamo tornare a vivere in via Ponchielli. E fra le garanzie che ci erano state fornite c'era proprio lo smantellamento dei due binari più vicini alle nostre case. Noi abbiamo scelto di ripartire da via Ponchielli, di ricostruire il nostro futuro partendo da dove il 29 giugno si è drammaticamente interrotto. Adesso, però, non si possono cambiare le carte in tavola. Su questo non ammettiamo discussioni».
Ripiegato in un sacchetto di plastica, c'è pronto anche uno striscione che chiede la soppressione dei due binari. I rappresentanti di via Ponchielli non lo espongono proprio per rispetto della giornata dedicata ai defunti. «Ci siamo chiesti se esporlo già da oggi, ma abbiamo deciso di rinviare di un giorno: la nostra posizione resta comunque blindata», ribadisce Lucatelli. Che aggiunge: «Noi queste cose le abbiamo dette da subito. Perché i ferrovieri se ne escono fuori dopo quattro mesi?»
Marcella Comelli è fra le più agguerrite nel difendere la scelta. «Su quei due binari ho visto decine e decine di volte delle cisterne parcheggiate con stampigliato il disegno di un teschio. Avevamo delle bombe sotto le finestre ed eravamo costretti a conviverci. Ora che un treno cisterna ci ha distrutto la vita, non vogliamo più saperne. Altrimenti ad abitare in via Ponchielli ci vengano quelli che ora vorrebbero fermare lo smantellamento dei binari».
Alla fine si rischia anche che la polemica fra i due comitati esploda fragorosa quando dalla stazione ferroviaria arriva in via Ponchielli una delegazione di ferrovieri e, con loro, il presidente dell'Avif, l'associazione dei familiari delle vittime. «Sono arrivati i nemici», dicono facendosi scappare un termine forse eccessivo ma che fotografa il clima di tensione che si respira. Poi un provvidenziale «sciogliete le righe» evita che i due gruppi vengano in contatto e la polemica vada oltre. Proprio nel giorno in cui si ricordano i defunti.
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