Il Tirreno

Versilia

Il personaggio

Venne dall'Albaniacol cuore malatoOra è dottoressa

Matteo Tuccini
Nel dicembre 1997, pochi mesi dopo l’operazione Manjola è pronta per andare a scuola
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Nel dicembre 1997, pochi mesi dopo l’operazione Manjola è pronta per andare a scuola

Ha un sorriso grande e pieno di energia, tipico di chi non si arrende mai di fronte alle difficoltà. Un sorriso che dice: «Avete visto, ce l'ho fatta». Già perché Manjola Hasa, 27 anni, originaria di Kapinove, uno sperduto villaggio della campagna albanese, ce l'ha fatta davvero

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PIETRASANTA. Ha un sorriso grande e pieno di energia, tipico di chi non si arrende mai di fronte alle difficoltà. Un sorriso che dice: «Avete visto, ce l'ho fatta». Già perché Manjola Hasa, 27 anni, originaria di Kapinove, uno sperduto villaggio della campagna albanese, ce l'ha fatta davvero.
Ha domato il suo cuore matto, che 12 anni fa mise a rischio il suo futuro, grazie all'affetto di una famiglia di Strettoia e alla generosità di associazioni e medici toscani. E alla fine di un lungo percorso di studi, iniziato con un italiano balbettante e tanta paura, si è laureata all'università di Pisa: biologia molecolare, hai detto niente, con una tesi sulle acque trattate dal depuratore di San Jacopo.
Dall'Albania alla Toscana. La storia di Manjola parte da lontano. Metà degli anni Novanta: nel cuore profondo dell'Albania c'è una bambina che tutti i giorni o quasi si fa otto ore a piedi o in sella a un mulo, per andare e tornare dalla scuola. Il suo villaggio è isolato, non ci sono strade né mezzi per arrivare al capoluogo Corovode, dove c'è la sua classe. La capitale Tirana, lontanissima, sembra una metropoli.
A casa, con i suoi, Manjola guarda la tv italiana: adora Solletico, la trasmissione per ragazzi di Raiuno condotta da Elisabetta Ferracini.
Le lunghissime camminate, però, sfiancano il suo piccolo cuore. Manjola si scopre malata. Ha bisogno di un intervento chirurgico molto complicato. E costoso: dai 15 ai 20 milioni di lire di allora. Per fortuna, il suo caso arriva - assieme a molti altri segnalati in tutto il mondo - all'associazione di volontariato I care.
Si apre una catena di solidarietà straordinaria, che coinvolge decine di persone, enti, associazioni. Si muove il Rotary, si muovono le Usl. E una famiglia di Strettoia, i Bazzichi, si prende in carico di ospitarla. Per loro, che cercano di tenersi in contatto con i genitori della bimba in Albania - al di là delle difficoltà logistiche, il Paese è piombato in una crisi politica - è come acquistare una figlia.
Nel marzo del 1997 Manjola si sottopone a un intervento a cuore aperto, per la precisione alla valvola mitralica, all'ospedale pediatrico di Massa. Sono arrivati degli specialisti dalla Francia per salvarle la vita. E ci riescono.
Il "Tirreno" racconta questa storia straordinaria il 17 aprile del '97, un mese dopo l'operazione. Mentre sulle coste italiane si susseguono gli sbarchi degli albanesi in fuga da un Paese piombato nella guerra civile.
Italiana, ma non per la burocrazia. Manjola si sente ormai italiana. I Bazzichi, papà Roberto e mamma Elena, diventano come genitori. Le figlie Ilaria e Laura sono nuove sorelle. Gente semplice, ma che quando ti si dona lo fa con l'anima. C'è una foto struggente, pubblicata ai tempi dal nostro giornale, in cui Elena Bazzichi abbraccia Manjola. Elena non c'è più, è scomparsa nel 2000.
Manjola resta a Strettoia, finisce le scuole medie, si diploma al liceo linguistico Chini a Lido e poi si iscrive all'Università. È appassionata di natura, sceglie biologia. Nel frattempo, ogni anno rinnova il permesso di soggiorno per motivi di studio. La burocrazia non tiene conto delle speranze ridate, né del legame indissolubile creatosi in 12 anni tra le persone. La burocrazia vuole solo le carte bollate. «Abbiamo girato questure e commissariati - dice Roberto Bazzichi - per capire come potevamo fare. Ci è stato detto che a pochi mesi dalla laurea avremmo dovuto chiedere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Poi, quando abbiamo deciso di avviare le pratiche, ecco il marasma. Ci hanno avvertito che avremmo dovuto aspettare anni, che c'erano delle retribuzioni minime da rispettare. Manjola, tra l'altro, aveva deciso di proseguire gli studi: dopo la laurea triennale si sarebbe iscritta alla specialistica. A quel punto ho pensato di fare da solo». Bazzichi, che finora ha "ospitato" la ragazza in una sorta di regime di affidamento su consenso dei genitori naturali, inizierà le pratiche per l'adozione. «Così non ci saranno più dubbi sul suo futuro», borbotta in maniera decisamente simpatica.
La festa. Dopo la discussione della tesi a Pisa, c'è stata una grande festa a Strettoia. «Una bella soddisfazione per tutti noi - dicono Ilaria e Laura, le sue sorelle acquisite - c'erano i fiori, le bomboniere, tutto quello che serve in un'occasione di questo tipo».
I Bazzichi conservano ancora come una reliquia la copia del "Tirreno" che documentava la loro avventura. Una storia a lieto fine, memorandum perenne per chi vorrebbe piazzare alte mura sui confini nazionali. E che non ha mai capito cosa voglia dire sentirsi a casa.

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