Sicurezza
Il giardino del pianto
Pregare dopo la catastrofe
Simone Pierotti
◗
In chiesa, dopo la strageTra i messaggi che molti viareggini hanno lasciato al Giardino del pianto di via Porta Pietrasanta, e che spesso trovano dimora sulle pagine del nostro giornale, ve ne sono alcuni che hanno fatto riflettere
4 MINUTI DI LETTURA
Tra i messaggi che molti viareggini hanno lasciato al Giardino del pianto di via Porta Pietrasanta, e che spesso trovano dimora sulle pagine del nostro giornale, ve ne sono alcuni che hanno fatto riflettere. Al punto da aprire un confronto importante e serio, sul rapporto tra la fede e il lutto, tra le convinzioni religiose e la morte di persone innocenti.
Per Viareggio la commozione per il disastro ferroviario del 29 giugno rivive in immagini che potrano mai essere dimenticate, a partire da quelle dei funerali solenni sul manto erboso dello stadio; il sentimento di dolore in quei giorni si espresse anche coinvolgendo altre confessioni religiose, assieme a quella cattolica.
Nelle righe di quelle frasi lasciate al Giardino del pianto emerge un forte richiamo alla fede («Per le persone in vita, un Dio c'è»). Ma, nella schiera degli atei così come in quella dei credenti, c'è chi manifesta le proprie perplessità. Questo è un pensiero che abbiamo pubblicato lo scorso 18 ottobre, uno dei tanti che pongono domande forti. «Tutti credono in un Dio e in qualsiasi cosa, ma ne vale la pena? Non lo so, io non ci capisco più niente. La vita mi sembra solo una grande menzogna. Siamo solo dei burattini in questo mondo ingiusto. Beato chi riesce a vivere nell'utopia. Vi invidio».
I dubbi e il dolore. Ma è stato un altro messaggio ad aprire il dibattito su un terreno, quello religioso, che le tematiche relative alla strage non avevano ancora percorso: è stato pubblicato dal nostro giornale due giorni fa.
«Dove erano Dio, gli angeli, suo figlio Gesù e tutta la fede quando tante anime morivano? Forse i cattolici daranno la colpa al Diavolo. Date una risposta, grazie».
Le risposte. Ieri, in poche ore, abbiamo ricevuto due lettere che replicano proprio a quel grido di dolore.
«Dio - scrive Eric Matteucci - ha lasciato la libertà agli uomini lasciando alcune regole di vita: sono dieci. Gli uomini invece hanno migliaia di leggi e leggine che servono a poco o nulla. Dio non ha mai detto di fare guerre o di mettere il denaro al centro della nostra vita. Non ha mai detto di costruire case a due passi dalla ferrovia. Anche un padre di famiglia dà delle regole e dei buoni consigli ai propri figli, lasciando loro la libertà di vivere la loro vita. Ma se i figli non ascoltano e fanno cose sbagliate è forse colpa del padre?
Questa invece è la lettera che ci ha spedito Maria Rosa Bonuccelli:
«Dio è un Padre. E come tutti i padri non può evitare che i figli sbaglino. Quella terribile notte, in cui ero nella "zona rossa", io Dio l'ho visto nella gente che sfidando il pericolo ha aiutato le persone in difficoltà cercando di mettere al sicuro più vite possibili; era nelle mani dei soccoritori che senza tregua hanno scavato tra le macerie per cercare la vita anche dove questa sembrava non esserci, armati solo di quella speranza che ancora oggi vive in chi lotta all'ospedale. L'ho visto nella forza della Croce Verde e dei suoi volontari che, colpita la cuore, non ha perso la sua identità e ha continuato a curare e aiutare, cercando di salvare le sue ambulanze. Perché il nostro tesoro più grande è il bene che riusciamo a dare agli altri, tutto il resto in un attimo si può perdere. Dio lo vedo nel coraggio di quelle persone che hanno perso tutto, compresi i loro affetti e non cercano vendetta, nemmeno contro Dio, ma solo giustizia perché tutto questo non accada più. Se daremo la colpa a Dio di quanto è successo allora la nostra ricerca dei colpevoli sia inutile e tutto il dolore non impedirà che succeda di nuovo da qualche parte, nel mondo. Se permetteremo a quelle fiamme di toglierci anche Dio, allora la rabbia ci travolgerà, immobilizzandoci, chiudendoci alla speranza».
Parla il sacerdote. Una volta aperto il dibattito, peraltro molto rispettoso delle diverse posizioni, abbiamo scelto di interpellare un uomo di fede. «La sofferenza non è eliminabile - dichiara don Lenzo Lenzi, parroco della Chiesa dei sette Santi in Darsena, situata proprio di fronte al luogo dei funerali solenni - perché siamo persone che hanno dei limiti. Non è che Dio ha deciso di mandare la malattia o, al contrario, la buona salute a una persona piuttosto che a un'altra. Né poteva creare un universo perfetto, solo lui può esserlo. E se si crede nell'esistenza di Dio, non si può pensare che non ci sia sofferenza in questo mondo. Perché prendersela con Dio se si è perso l'affetto di qualcuno?». L'autore del messaggio che abbiamo pubblicato venerdì ha ipotizzato che alcuni cattolici daranno a Satana la responsabilità del disastro ferroviario. «Ma quale diavolo - replica, perentorio, don Lenzi - non si può eliminare la sofferenza dal mondo, anche se dobbiamo avere la forza di lottare per migliorarlo. Tra i valori promossi dal Vangelo c'è il rispetto per la libertà: anche in ambito politico e civile un cristiano dovrebbe battersi per dare a tutti la libertà».
Per Viareggio la commozione per il disastro ferroviario del 29 giugno rivive in immagini che potrano mai essere dimenticate, a partire da quelle dei funerali solenni sul manto erboso dello stadio; il sentimento di dolore in quei giorni si espresse anche coinvolgendo altre confessioni religiose, assieme a quella cattolica.
Nelle righe di quelle frasi lasciate al Giardino del pianto emerge un forte richiamo alla fede («Per le persone in vita, un Dio c'è»). Ma, nella schiera degli atei così come in quella dei credenti, c'è chi manifesta le proprie perplessità. Questo è un pensiero che abbiamo pubblicato lo scorso 18 ottobre, uno dei tanti che pongono domande forti. «Tutti credono in un Dio e in qualsiasi cosa, ma ne vale la pena? Non lo so, io non ci capisco più niente. La vita mi sembra solo una grande menzogna. Siamo solo dei burattini in questo mondo ingiusto. Beato chi riesce a vivere nell'utopia. Vi invidio».
I dubbi e il dolore. Ma è stato un altro messaggio ad aprire il dibattito su un terreno, quello religioso, che le tematiche relative alla strage non avevano ancora percorso: è stato pubblicato dal nostro giornale due giorni fa.
«Dove erano Dio, gli angeli, suo figlio Gesù e tutta la fede quando tante anime morivano? Forse i cattolici daranno la colpa al Diavolo. Date una risposta, grazie».
Le risposte. Ieri, in poche ore, abbiamo ricevuto due lettere che replicano proprio a quel grido di dolore.
«Dio - scrive Eric Matteucci - ha lasciato la libertà agli uomini lasciando alcune regole di vita: sono dieci. Gli uomini invece hanno migliaia di leggi e leggine che servono a poco o nulla. Dio non ha mai detto di fare guerre o di mettere il denaro al centro della nostra vita. Non ha mai detto di costruire case a due passi dalla ferrovia. Anche un padre di famiglia dà delle regole e dei buoni consigli ai propri figli, lasciando loro la libertà di vivere la loro vita. Ma se i figli non ascoltano e fanno cose sbagliate è forse colpa del padre?
Questa invece è la lettera che ci ha spedito Maria Rosa Bonuccelli:
«Dio è un Padre. E come tutti i padri non può evitare che i figli sbaglino. Quella terribile notte, in cui ero nella "zona rossa", io Dio l'ho visto nella gente che sfidando il pericolo ha aiutato le persone in difficoltà cercando di mettere al sicuro più vite possibili; era nelle mani dei soccoritori che senza tregua hanno scavato tra le macerie per cercare la vita anche dove questa sembrava non esserci, armati solo di quella speranza che ancora oggi vive in chi lotta all'ospedale. L'ho visto nella forza della Croce Verde e dei suoi volontari che, colpita la cuore, non ha perso la sua identità e ha continuato a curare e aiutare, cercando di salvare le sue ambulanze. Perché il nostro tesoro più grande è il bene che riusciamo a dare agli altri, tutto il resto in un attimo si può perdere. Dio lo vedo nel coraggio di quelle persone che hanno perso tutto, compresi i loro affetti e non cercano vendetta, nemmeno contro Dio, ma solo giustizia perché tutto questo non accada più. Se daremo la colpa a Dio di quanto è successo allora la nostra ricerca dei colpevoli sia inutile e tutto il dolore non impedirà che succeda di nuovo da qualche parte, nel mondo. Se permetteremo a quelle fiamme di toglierci anche Dio, allora la rabbia ci travolgerà, immobilizzandoci, chiudendoci alla speranza».
Parla il sacerdote. Una volta aperto il dibattito, peraltro molto rispettoso delle diverse posizioni, abbiamo scelto di interpellare un uomo di fede. «La sofferenza non è eliminabile - dichiara don Lenzo Lenzi, parroco della Chiesa dei sette Santi in Darsena, situata proprio di fronte al luogo dei funerali solenni - perché siamo persone che hanno dei limiti. Non è che Dio ha deciso di mandare la malattia o, al contrario, la buona salute a una persona piuttosto che a un'altra. Né poteva creare un universo perfetto, solo lui può esserlo. E se si crede nell'esistenza di Dio, non si può pensare che non ci sia sofferenza in questo mondo. Perché prendersela con Dio se si è perso l'affetto di qualcuno?». L'autore del messaggio che abbiamo pubblicato venerdì ha ipotizzato che alcuni cattolici daranno a Satana la responsabilità del disastro ferroviario. «Ma quale diavolo - replica, perentorio, don Lenzi - non si può eliminare la sofferenza dal mondo, anche se dobbiamo avere la forza di lottare per migliorarlo. Tra i valori promossi dal Vangelo c'è il rispetto per la libertà: anche in ambito politico e civile un cristiano dovrebbe battersi per dare a tutti la libertà».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
