Il Tirreno

Versilia

VIAREGGIO

Prime perizie: urto in curva e l'asse si spezza

Donatella Francesconi
<strong>LO SCENARIO.</strong> Il luogo della tragedia visto dall’alto con le cisterne rovesciate
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LO SCENARIO. Il luogo della tragedia visto dall’alto con le cisterne rovesciate

Cosa è successo nella manciata di minuti in cui il treno deragliato il 29 giugno scorso si è affacciato in stazione per poi andarsi a rovesciare sui binari tra le case di via Ponchielli e dintorni? Schiere di periti stanno lavorano, per conto della Procura così come degli avvocati che difendono le parti offese.

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VIAREGGIO. Cosa è successo nella manciata di minuti in cui il treno deragliato il 29 giugno scorso si è affacciato in stazione per poi andarsi a rovesciare sui binari tra le case di via Ponchielli e dintorni? Schiere di periti stanno lavorano, per conto della Procura così come degli avvocati che difendono le parti offese. Ciascuno geloso della propria ricostruzione, anche per non scoprire le "carte" prima del tempo. L'attesa di una decisione da parte della Procura di Lucca impone, però, di continuare a scavare nelle indagini.
Ed ecco, dunque, una prima ricostruzione. Che non forniamo con tutti i dettagli del caso, per il rispetto dovuto al perito che l'ha illustrata ai propri referenti, ma che molto dice su quanto accaduto.

L'ingresso. 29 giugno, pochi minuti alla mezzanotte. Il treno 50325, partito da Trecate (Novara) e diretto a Gricignano (Caserta) viaggia portando 14 cisterne piene di Gpl. All'ingresso nella stazione di Viareggio affronta la curva che caratterizza quel tratto, prima dell'inizio della banchina del quarto binario. Questo è il punto in cui il primo asse del primo carro si spezza. Non è escluso che possa anche aver subito un urto in corrispondenza di uno scambio. Secondo il perito «da un periodo di tempo compreso tra due e quattro anni esisteva un qualcosa che ne stava diminuendo la sezione».

Perché - la domanda è d'obbligo - il carro non svia in stazione? Il carro - è la tesi del perito - resta in sede tenuto dalla banchina. Che fa, per così dire, da argine. Nel frattempo, l'asse spezzato cade sulla sede ferroviaria e comincia ad "arare" la massicciata lanciando i sassi sulla banchina del quarto binario. Nella corsa che prosegue il bordo del marciapiede viene parzialmente rotto ad intervalli distanziati.

Lo svio. Appena la banchina termina, il primo carro svia. L'asse spezzato e la boccola vengono proiettati in avanti e a destra nel senso di marcia. Il carro numero 1 si adagia sulla sede del binario, "ara" le traversine, poi si ribalta, sganciandosi dal locomotore. L'asse rotto si incastra tra la banchina, il secondo asse e la sede del binario. Mentre anche i carri 2 e 3 iniziano a ribaltarsi, il carro 1 completa una rotazione di circa 90 gradi sull'asse longitudinale, striscia lungo la sede della ferrovia ed intercetta un paletto di servizio rete fissa per tracciatura linea. Qui la cisterna, secondo la perizia, si fora. Lasciando uscire il Gpl.

Anche i carri 2 e 3 strisciano lungo tutta la sede ferroviaria. Ma non si forano. E, secondo il perito, almeno il secondo carro potrebbe aver intercettato a sua volta paletti di linea.
Perché la cisterna non si sia forata, però, lo spiega bene l'amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, l'8 luglio scorso di fronte alla commissione speciale del Senato dedicata agli omicidi bianchi: «Il carro certificato in Polonia non aveva un'ulteriore lamiera di tetto sul bombolone di gas, che invece gli altri avevano».
Con buona pace dei 31 morti, dei 5 feriti ancora gravi, delle decine di famiglie senza casa, del denaro che lo Stato dovrà impegnare nella ricostruzione.

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