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Versilia

«Ponteggio senza progetto»Nel vivo il processo per Joubert

Luca Cinotti
<strong>TRAGEDIA.</strong> Da sinistra: il ponteggio incriminato, Joubert Thomson e il tribunale di Viareggio
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TRAGEDIA. Da sinistra: il ponteggio incriminato, Joubert Thomson e il tribunale di Viareggio

Il ponteggio, il maledetto ponteggio sul quale trovò la morte Joubert Thomson sarebbe stato costruito senza un progetto: l'elaborazione di quest'ultimo, infatti, sarebbe arrivata solo a lavori già iniziati. È uno degli elementi più significativi che rimangono dal setaccio della lunga udienza di ieri pomeriggio per la morte del marinaio sudafricano

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VIAREGGIO. Il ponteggio, il maledetto ponteggio sul quale trovò la morte Joubert Thomson sarebbe stato costruito senza un progetto: l'elaborazione di quest'ultimo, infatti, sarebbe arrivata solo a lavori già iniziati. È uno degli elementi più significativi che rimangono dal setaccio della lunga udienza di ieri pomeriggio per la morte del marinaio sudafricano che, il 22 febbraio di due anni fa, precipitò mentre stava lavorando sul "Romanza", un 40 metri tirato in secca nel piazzale di Polo Nautico.

Per quell'infortunio sono a processo con l'accusa di omicidio colposo e mancata applicazione di misure di sicurezza il capitano del Romanza, James Verity, Attilio Fornile (legale rappresentante della Euroservizi 2001, che fornì i ponteggi), Mohamed Sai (addetto al montaggio dei ponteggi) e il dipendente di Azimut-Benetti Bartolomeo Giangrasso, coordinatore dei lavori di allestimento dei ponteggi. La Azimut-Benetti è, invece, responsabile civile mentre parti civili si sono costituite la Fiom-Cgil e la famiglia di Thomson.

Il primo testimone ascoltato è stato l'ex dipendente Asl che seguì la pratica, Luciano Del Corto. Il quale ha ricostruito l'infortunio (anche se lui intervenne sul posto solo il giorno successivo) attribuendolo alla mancanza di alcune tavole nella struttura del ponteggio: un buco, insomma, dal quale sarebbe caduto Thomson. Una situazione aggravata dal fatto che questo buco sarebbe stato coperto da un telo di nylon per proteggere la barca. Ma - e questo è stato un punto al centro di dibattiti fra gli avvocati - Del Carlo ha ricordato anche le perquisizioni che vennero effettuate nei giorni successivi. In particolare quella nello studio Sgrò, incaricato di redigere il progetto del ponteggio. Con l'aiuto di un consulente informatico, infatti, si scoprì che sul documento si era cominciato a lavorare solo dopo che i ponteggi erano stati allestiti. Non è chiara, peraltro, nemmeno a capo in chi dovessero cadere le varie responsabilità: il piano di utilizzo del ponteggio, infatti, risulta "commissionato" da Polo Nautico. E - a proposito di quest'ultimo - l'insistenza dell'avvocato di Azimut-Benetti, Carlo Di Bugno ha fatto emergere un altro particolare che potrebbe rivestire un certo interesse: il teste Del Corto, dopo essere uscito dall'Asl, dal primo gennaio di quest'anno è dipendente proprio di Polo Nautico.

La deposizione è stata confermata, nella sostanza, da un altro dipendente Asl, Francesco Saccardi. Il quale, però, incalzato da uno dei difensori di Giangrasso, Enrico Marzaduri (l'altro è Riccrdo Carloni) ha riconosciuto che la parte di ponteggio "fatale" non serviva, per come era costruita, ai lavori da fare sull'imbarcazione. Punti che saranno sviscerati a partire dalla prossima udienza, fissata dal giudice monocratico GErardo Boragine per il 20 gennaio del prossimo anno.

Un processo che si annuncia lungo (come d'altra parte le liste testi presentate dalle parti) e complesso, anche - e soprattutto - nell'identificazione dei responsabili in quell'intreccio di appalti e subappalti che per anni ha caratterizzato la nostra nautica.

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