Attenzione
truffa
I "nonnini" con mille auto
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CONTROLLI. È stata l’attività dei vigili urbani a stroncare la truffa delle aute intestate ai pensionatiIn tre avevano quasi 600 auto intestate. Due pensionati di Altopascio e uno di Lucca risultano intestatari di 585 auto. A queste vanno aggiunte quelle intestate ad altre tre persone che vivono in Versilia: in totale si arriva a 1.015 auto. Sulla carta, ci sono i nomi e i cognomi di queste persone
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VIAREGGIO. In tre avevano quasi 600 auto intestate. Due pensionati di Altopascio e uno di Lucca risultano intestatari di 585 auto. A queste vanno aggiunte quelle intestate ad altre tre persone che vivono in Versilia: in totale si arriva a 1.015 auto.
Sulla carta, ci sono i nomi e i cognomi di queste persone. Che potrebbero essere prestanome, o che invece potrebbero essere persone alle quali è stata rubata l'identità. Per intestare auto che poi venivano utilizzate da truffatori, migranti clandestini, pregiudicati. I nomi sono finiti nell'indagine sulla maxitruffa delle auto fantasma condotta dalla polizia municipale di Roma sulla quale è stata aperta anche un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Dei tre lucchesi, un uomo che abita in città ha 149 auto intestate, mentre gli altri due, che invece vivono ad Altopascio, di auto ne hanno rispettivamente 147 e 289. La polizia municipale di Roma è arrivata a questi nomi grazie all'incrocio dei dati raccolti su alcuni incidenti stradali che avevano attirato l'attenzione degli agenti. Dati che confermavano un sospetto: troppe volte le auto coinvolte negli incidenti, risultavano essere intestate alle stesse persone.
L'identikit. I vigili urbani di Roma hanno dovuto lavorare a lungo per risalire ai prestanome, che spesso sembrano essere totalmente estranei, e che sarebbero finiti in questo raggiro proprio perché qualcuno ha rubato loro l'identità. Tra i prestanome poi, sono state trovate anche alcune persone decedute. Tutti gli indagati di questa maxitruffa sono italiani, molti sono pensionati o comunque nullatenenti, quasi tutti irreperibili nelle residenze dichiarate. Gli agenti della municipale, che hanno inviato alla procura il risultato della loro indagine sono risaliti ai prestanome attraverso i rilievi di tanti incidenti avvenuti nella Capitale. Incidenti nei quali spesso, le auto che li avevano provocati, si erano dati alla fuga subito dopo. Pirati della strada, insomma, anche se le auto coinvolte si erano procurate soltanto qualche piccolo danno. Il motivo è semplice: i tagliandi delle assicurazioni esposti sul cruscotto sono risultati falsi e il bollo di quelle auto non era mai stato pagato.
La truffa. Un sistema che ha permesso di mettere in evidenza un meccanismo collaudato da tempo. Chi tra i prestanome era consapevole di esserlo, riscuoteva tra 150 e 200 euro al mese per "l'affitto" dell'auto, o della propria identità. L'inchiesta capitolina, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha dimostrato che il sistema era tutto basato su passaggi di proprietà e fornitura di certificati falsi. Fasulli anche i tagliandi dell'assicurazione, i bolli auto e, quando serviva, anche i permessi di soggiorno per gli immigrati clandestini.
Sulla carta, ci sono i nomi e i cognomi di queste persone. Che potrebbero essere prestanome, o che invece potrebbero essere persone alle quali è stata rubata l'identità. Per intestare auto che poi venivano utilizzate da truffatori, migranti clandestini, pregiudicati. I nomi sono finiti nell'indagine sulla maxitruffa delle auto fantasma condotta dalla polizia municipale di Roma sulla quale è stata aperta anche un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Dei tre lucchesi, un uomo che abita in città ha 149 auto intestate, mentre gli altri due, che invece vivono ad Altopascio, di auto ne hanno rispettivamente 147 e 289. La polizia municipale di Roma è arrivata a questi nomi grazie all'incrocio dei dati raccolti su alcuni incidenti stradali che avevano attirato l'attenzione degli agenti. Dati che confermavano un sospetto: troppe volte le auto coinvolte negli incidenti, risultavano essere intestate alle stesse persone.
L'identikit. I vigili urbani di Roma hanno dovuto lavorare a lungo per risalire ai prestanome, che spesso sembrano essere totalmente estranei, e che sarebbero finiti in questo raggiro proprio perché qualcuno ha rubato loro l'identità. Tra i prestanome poi, sono state trovate anche alcune persone decedute. Tutti gli indagati di questa maxitruffa sono italiani, molti sono pensionati o comunque nullatenenti, quasi tutti irreperibili nelle residenze dichiarate. Gli agenti della municipale, che hanno inviato alla procura il risultato della loro indagine sono risaliti ai prestanome attraverso i rilievi di tanti incidenti avvenuti nella Capitale. Incidenti nei quali spesso, le auto che li avevano provocati, si erano dati alla fuga subito dopo. Pirati della strada, insomma, anche se le auto coinvolte si erano procurate soltanto qualche piccolo danno. Il motivo è semplice: i tagliandi delle assicurazioni esposti sul cruscotto sono risultati falsi e il bollo di quelle auto non era mai stato pagato.
La truffa. Un sistema che ha permesso di mettere in evidenza un meccanismo collaudato da tempo. Chi tra i prestanome era consapevole di esserlo, riscuoteva tra 150 e 200 euro al mese per "l'affitto" dell'auto, o della propria identità. L'inchiesta capitolina, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha dimostrato che il sistema era tutto basato su passaggi di proprietà e fornitura di certificati falsi. Fasulli anche i tagliandi dell'assicurazione, i bolli auto e, quando serviva, anche i permessi di soggiorno per gli immigrati clandestini.
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