Sicurezza
LA CITTÀ IN LUTTO
Addio al volto della Darsena
Luca Cinotti
È scivolato via, in silenzio, come uno degli scafi a vela ai quali ha dedicato tanto tempo ed energia. Federigo Landucci, creatore dell'omonima azienda e - soprattutto - fondatore e presidente del Club nautico, è morto nella notte fra domenica e lunedì all'età di 80 anni. Un addio improvviso
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VIAREGGIO. È scivolato via, in silenzio, come uno degli scafi a vela ai quali ha dedicato tanto tempo ed energia. Federigo Landucci, creatore dell'omonima azienda e - soprattutto - fondatore e presidente del Club nautico, è morto nella notte fra domenica e lunedì all'età di 80 anni. Un addio improvviso: Landucci aveva da tempo qualche serio problema di salute, ma niente faceva prevedere che la situazione precipitasse a breve. Nelle ultime ore prima della morte era peggiorato, ma comunque non era stato necessario un ricovero. E così l'imprenditore appassionato di vela, che con i suoi equipaggi di classe Star ingaggiava epici duelli con le imbarcazioni di Benetti, è spirato nell'abitazione del Marco Polo, accanto alla moglie Carla. Lascia un figlio, Stefano, che da qualche anno aveva preso in mano le redini dell'attività di famiglia.
E proprio la sede dell'azienda di via dei Pescatori è stata uno dei due fuochi dai quali, nelle prime ore di ieri mattina, il lutto si è irradiato in tutta Viareggio. L'altro, ovviamente, è stato il Club nautico: «Era la sua seconda vita, la sua seconda casa. Era l'anima, era lui che aveva le idee, era lui dal quale passava tutta l'attività» racconta, commosso, l'avvocato Roberto Righi, consigliere del Club e amico da una vita di Landucci. Il mare era nel suo Dna: era nato nel vecchio faro, dove il padre (e prima il nonno) era responsabile del segnalamento. Ricordi che si susseguono, si incrociano, vengono rinforzati da quelli che affiorano nella mente di chi ha incrociato il cammino di Landucci. Marco Pulga, anche lui consigliere del club, ricorda che «Federigo era sempre attivo, sempre presente». D'altra parte Landucci il club l'aveva fondato, insieme ad altre 37 persone, nel 1957: nella lista nomi della Viareggio "che conta", da Ugo Codecasa a Franz Furrer. Negli anni Sessanta, poi, era stato (con l'avvocato Migliorini) uno dei propulsori della grande avventura della Viareggio-Bastia-Viareggio. Landucci era presidente del Club dal 1997: l'ultimo riconferma l'aveva avuta nel febbraio di quest'anno.
Nell'azienda di famiglia, che ha fornito elettroimpianti e motori anche a Perini, Fipa, Benetti, la notizia si è sparsa velocemente. La prevista assemblea dei lavoratori è stata annullata e più d'uno dei dipendenti se n'è andato con le lacrime agli occhi. Il perché lo spiega Lamberto Pocai, della Fiom-Cgil: «È un'azienda nella quale spesso rimani tutta la vita. E con Landucci, ognuno nel proprio ruolo, avevamo rapporti più che corretti. Anche quando c'era un conflitto non era mai pregiudiziale. Lo ricordo dietro la scrivania, nei nostri lunghi incontri dopo le assemblee. Mancherà alla città, perché rappresentava un modo di fare nautica rispettoso e che ha avuto successo, riuscendo a tutelare, anche nella crisi, i posti dei lavoratori».
La camera ardente è stata aperta nel pomeriggio di ieri nella sede del Club. Andrà avanti anche oggi fino alle 15,30. Poi, alle 16, l'ultimo addio in Sant'Antonio.
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