Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
La storia

I feriti debbono pagarsi la pomata elasticizzante prescritta per le cicatrici

Donatella Francesconi
“31 innocenti gridano giustizia” Da tre mesi senza risposta
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“31 innocenti gridano giustizia” Da tre mesi senza risposta

Straziati fuori e dentro, nella carne e nell'animo. Ma la pomata elasticizzante per le cicatrici, almeno quelle sulla pelle, se la devono pagare. A botte di 400 euro al mese. Storie di ordinaria follia, a tre mesi dalla strage di via Ponchielli. Trascorsi a piangere i morti, cercare di sopravvivere al dolore fisico e morale

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VIAREGGIO. Straziati fuori e dentro, nella carne e nell'animo. Ma la pomata elasticizzante per le cicatrici, almeno quelle sulla pelle, se la devono pagare. A botte di 400 euro al mese. Storie di ordinaria follia, a tre mesi dalla strage di via Ponchielli. Trascorsi a piangere i morti, cercare di sopravvivere al dolore fisico e morale, lottare con la burocrazia. Che ha dato il peggio di sé nella vicenda del disastro ferroviario che il 29 giugno ha sconvolto Viareggio.

Sembrava che la tassa di successione dentro la ricostruzione prevista fosse il peggio che toccava di ascoltare. Invece no. La storia della pomata ci arriva via posta elettronica da Marco Germani. Nella sua famiglia sono tutti miracolosamente vivi. Ma la madre - Laura Galli - è ancora in ospedale (al Versilia) e «ancora non si parla di dimissioni perché dovrà fare tanta riabilitazione» e lui stesso porta addosso i segni delle ustioni «cui fortunatamente ho reagito bene». Gli ospedali milanesi che li hanno accolti subito dopo quella notte di gas e fiamme, hanno prescritto loto la pomata cicatrizzante, molto costosa ma molto efficace. Solo che - sottolinea Marco Germani - «non è considerata un farmaco. Ma una crema di bellezza. A totale carico di chi ne fa uso».

Un costo insostenibile, al quale hanno cercato di fare fronti i colleghi di Marco, che lavorano alla farmacia dell'ospedale Versilia. E ieri, racconta Germani, «la signora Maria Cristina Giannini per conto dell'Istituto Ganassini di Milano mi ha consegnato un cartone della crema per un totale di circa 1000 ml e promesso una fornitura di due cartoni ogni mese per le cure di entrambi». La famiglia Germani ha deciso di rendere pubblico il gesto, «per ringraziare l'Istituto Ganassini per la solidarietà dimostrata».

Abbiamo girato la questione della pomata (ci sono ancora cinque feriti nella strage ricoverati in vari ospedali) al sindaco Lunardini che ci ha informato di aver girato il quesito al direttore generale della Asl, Sassoli, e al presidente della Regione, Martini (che è anche commissario governativo per la ricostruzione».

Le nostre case. Marco e la fidanzata erano in procinto di sposarsi. Le nozze erano già fissate per il 19 settembre. Sono state rinviate al giugno 2010. Ma la casa della famiglia Germani è una di quelle lato ferrovia che andranno delocalizzate per forza: «Secondo i calcoli delle tabelle messe a punto dal commissario - sottolinea il giovane - «il valore dell'immobile viene dimezzato rispetto alle stime di parte. Anche perché nel conto del contributo non sono considerati i terreni. Che dovremmo di fatto regalare al Comune!».

La voce di Marco è affaticata: «Le speranze che avevamo all'inizio si stanno esaurendo. E ci resta dentro una grande amarezza».

Comitati riuniti. Per esaminare il Piano del commissario e le "griglie" dei contributi, questa sera alle 21, alla circoscrizione "Viareggio nuova", si riuniscono i due comitati: Avif e quello di via Ponchielli.

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di Redazione web